Cosa ha (davvero) causato il crollo del mercato?

Tommaso Scarpellini

10 Novembre 2025 - 17:52

Un mercato cieco, travolto da dati mancanti e tagli inattesi. Quando la razionalità diventa paura, la liquidità si trasforma in caos.

Cosa ha (davvero) causato il crollo del mercato?

Senza giri di parole: sono stati i licenziamenti e la prosecuzione dello shutdown negli Stati Uniti. Il mercato, questa volta, non ha reagito con euforia, né con panico: ha semplicemente spento la luce. È diventato cieco, privo di riferimenti macroeconomici affidabili, e ha fatto ciò che un organismo razionale fa di fronte all’incertezza: si è difeso. Ha liquidato posizioni, ha ridotto il rischio, ha fatto “cash”. Ed è proprio qui che nasce la contraddizione più grande: nel tentativo di proteggersi, ha innescato il sell-off che voleva evitare.

La causa apparente? Dati negativi sull’occupazione. La causa reale? Il blackout informativo generato dal blocco federale, unito a un’ondata di tagli nel settore più promettente del decennio: l’intelligenza artificiale.

L’onda lunga dei licenziamenti nell’AI

Meta ha annunciato circa 600 licenziamenti nella divisione AI, confermando un trend che si sta allargando a tutto il comparto Big Tech. Negli ultimi mesi, la convergenza fra investimenti miliardari e tagli strutturali è diventata la nuova normalità.
Accenture, dopo aver siglato un’importante partnership con Snorkel AI, ha licenziato il 13% del personale. Meta, a sua volta, ha partecipato attivamente a Scale AI, e subito dopo ha ridotto il proprio organico del 14%.

Un paradosso apparente: il settore che promette di rivoluzionare il mondo del lavoro in realtà sta già tagliando posti.
Secondo alcune stime, l’AI potrebbe eliminare tra 80 e 85 milioni di posti di lavoro entro tre anni, ma crearne fino a 170 milioni di nuovi.

Nel breve termine, tuttavia, ciò che il mercato vede è solo la prima parte dell’equazione, la distruzione, non la creazione.
Questa asimmetria percettiva è ciò che alimenta la paura. E in finanza, la paura ha un effetto immediato: la liquidità diventa rifugio.

Il blackout dei dati: lo shutdown federale

La situazione si è aggravata quando, nel pieno di ottobre, il governo federale statunitense è entrato in shutdown.
Un evento non raro, ma questa volta anche lungo. Circa 750.000 lavoratori federali sono stati sospesi (“furloughed”), equivalenti a quasi lo 0,4% della forza lavoro civile americana.

Ma il problema non è solo economico: è informativo. Con il Bureau of Labor Statistics chiuso, non vengono pubblicati i dati ufficiali sull’occupazione. La Federal Reserve Bank of Chicago ha stimato un tasso di disoccupazione intorno al 4,36%, arrotondato poi al 4,4% per le proiezioni di mercato. Ma si tratta di una stima, non di un dato verificato. E nel mondo finanziario, la differenza fra una stima e un dato reale può valere trilioni.

Senza riferimenti affidabili, gli algoritmi di analisi tecnica e i modelli di analisi di sentiment perdono efficacia.
Il risultato è un mercato che naviga alla cieca, dove ogni segnale negativo viene amplificato e interpretato come conferma di un trend ribassista.

Effetto domino sulla fiducia

Lo shutdown non è solo un blocco amministrativo: è un evento psicologico collettivo.
Mentre i lavoratori pubblici restano senza stipendio, cresce l’ansia tra chi dipende dai sussidi federali, come il programma SNAP.

Questa tensione si riflette nei dati, quando ci sono, sulla fiducia dei consumatori, che inizia a deteriorarsi. E quando cala la fiducia, cala anche la propensione alla spesa.

L’aumento delle aspettative di disoccupazione ha alimentato un temporaneo rally delle obbligazioni, ma la mancanza di chiarezza sulle politiche fiscali e monetarie ha rapidamente invertito il flusso.
Il risultato è un mercato schizofrenico, in cui ogni buona notizia viene vista come “troppo buona per durare” e ogni cattiva notizia diventa “la prova che avevamo ragione a vendere”.

Quando la logica del mercato diventa autodistruttiva

Il mercato finanziario tende a comportarsi come un organismo collettivo, razionale ma ipersensibile. Quando i dati mancano, reagisce a ciò che percepisce, non a ciò che sa. E in questo caso, ciò che percepisce è un mix tossico di incertezza economica, instabilità politica e timori per l’occupazione.

Ogni fondo, ogni desk di trading, ogni algoritmo basato sul momentum agisce come parte di una catena di reazioni interconnesse.

Un piccolo segnale, ad esempio un aggiornamento del tasso di disoccupazione “stimato”, può diventare la miccia di un’esplosione di volatilità. La liquidità evapora, gli spread si allargano, e le correlazioni si impennano.

Il risultato è un fenomeno auto-rinforzante: più il mercato liquida, più i prezzi scendono, più la volatilità aumenta.
E più la volatilità aumenta, più il mercato liquida. Una dinamica perfettamente razionale nel breve termine, ma devastante nel lungo.

Il paradosso dell’intelligenza

C’è un’ironia sottile in tutto questo.
L’economia più avanzata del mondo sta attraversando una crisi di fiducia alimentata dall’intelligenza, quella artificiale e quella collettiva. La prima riduce i posti di lavoro per aumentare l’efficienza, la seconda reagisce in modo irrazionale a dati incompleti.

Il vero rischio, oggi, non è una recessione improvvisa. È una recessione percettiva, un collasso della fiducia che nasce prima nei grafici e solo dopo nell’economia reale. Finché lo shutdown proseguirà, e finché le notizie dai giganti tech continueranno a oscillare tra euforia e tagli, il mercato resterà sospeso in questo limbo cognitivo.

Non serve farsi prendere dal panico, ma neppure fingere che nulla stia accadendo. Perché l’incertezza è già un dato. E in un mondo dove i dati mancano, è l’unico che conta davvero.