Crollano le banche regionali USA. Torna lo spettro di una nuova crisi finanziaria

Claudia Cervi

19 Ottobre 2025 - 07:51

Torna la paura di una crisi finanziaria. Ecco cosa sta succedendo negli Stati Uniti e perché ora anche l’Europa deve stare attenta.

Crollano le banche regionali USA. Torna lo spettro di una nuova crisi finanziaria

Crollano le banche regionali USA e a Wall Street tornano i fantasmi del 2008. Nel giro di poche ore, i titoli del comparto sono precipitati e il panico si è diffuso tra gli investitori, improvvisamente tornati a chiedersi se la storia stia per ripetersi.

Zions Bancorp ha annunciato una svalutazione da 50 milioni di dollari su due prestiti irrecuperabili, mentre Western Alliance ha denunciato un maxi prestito fraudolento. Due notizie bastate a scatenare una reazione a catena: vendite in massa, volatilità alle stelle e un sospetto sempre più insistente, che il problema possa estendersi ben oltre questi casi isolati.

Nel pomeriggio, Zions e Western Alliance perdevano oltre il 10%, Jefferies cedeva il 9% e anche il Dow Jones chiudeva in rosso. Tutto questo solo per due prestiti sbagliati? Difficile crederlo.

Forse c’è qualcosa di più profondo. Perché le banche regionali, motore del credito per migliaia di piccole imprese americane, stanno mostrando crepe che mettono in discussione la solidità di un sistema che fino a poco tempo fa sembrava invincibile.

Ecco cosa sta succedendo e perché questo nuovo scossone fa tremare non solo gli Stati Uniti, ma anche l’Europa.

Le crepe nel sistema bancario americano

Negli Stati Uniti, il problema delle banche regionali non è recente. Dopo il ciclo di rialzi più aggressivo della Federal Reserve in quarant’anni, il credito ha iniziato a irrigidirsi. Le imprese, specie quelle più piccole, faticano a rimborsare i prestiti. Le banche regionali, che vivono proprio di quel credito, si trovano oggi schiacciate tra margini d’interesse in calo e insolvenze crescenti.

Banche sulla lista «nera» Banche sulla lista «nera» Fonte FDIC.gov

Il caso di First Brands, produttore di componenti per auto, è diventato il simbolo di questa fragilità: un fallimento con passività fino a 50 miliardi di dollari e 2,3 miliardi di asset “spariti” nel nulla. A essere esposti non erano solo piccoli istituti, ma anche nomi come Jefferies, UBS e JPMorgan. Una storia di “shadow banking” (finanza ombra) che riporta alla mente le dinamiche dei mutui subprime.

Quando vedi uno scarafaggio, probabilmente ce ne sono altri”, ha detto Jamie Dimon, CEO di JPMorgan, durante una call con gli analisti. Una metafora inquietante che fotografa molto bene la situazione attuale. Se due banche ammettono prestiti fraudolenti, quanti altri casi potrebbero emergere nei prossimi mesi?

Intanto gli investitori, dopo mesi di euforia, approfittano dei massimi per incassare i profitti, ma alimentano la volatilità in un mercato già nervoso per le scadenze tecniche trimestrali.

Cosa può succedere ora (anche in Europa)

Le scosse partite dagli Stati Uniti non si sono fermate a Wall Street. In Europa, l’indice bancario ha perso terreno e anche i titoli italiani hanno risentito del nervosismo: UniCredit e BPER hanno avviato la seduta di venerdì in calo di oltre il 3%, Intesa Sanpaolo del 2,20%. Per ora si parla di riflessi di mercato, non di contagio reale. Ma i segnali di tensione iniziano a comparire anche da questa parte dell’Atlantico.

La Banca Centrale Europea ha infatti segnalato crescenti rischi nel settore del real estate commerciale, dove l’aumento dei tassi e la contrazione dei rendimenti mettono sotto pressione mutui e leasing immobiliari. E anche se gli stress test condotti dall’EBA mostrano un sistema complessivamente solido, in uno scenario severo la patrimonializzazione media (CET1) scenderebbe comunque intorno al 12%, erodendo parte dei margini di sicurezza.

A differenza degli Stati Uniti, però, l’Europa può contare su una vigilanza più centralizzata e regole più stringenti. Le direttive CRD6 e Basilea III impongono requisiti patrimoniali elevati e controlli costanti sui rischi di credito e liquidità, mentre MiFID II (e MiFID III) garantiscono maggiore trasparenza nei mercati e una tracciabilità più severa delle operazioni. Il risultato è un sistema bancario meno esposto agli eccessi del credito facile, ma non per questo immune da scosse.

Forse non siamo davanti a un nuovo 2008, ma i segnali di tensione vanno ascoltati. Perché la fiducia è la vera moneta del sistema finanziario, e quando inizia a vacillare, anche il castello più solido può scricchiolare.

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