Il caso Lega-Russia spiegato: personaggi e fatti della vicenda che imbarazza Salvini

La vicenda del presunto finanziamento alla Lega da parte della Russia: chi sono i personaggi coinvolti, cosa è successo nei vari incontri e perché Matteo Salvini finora si è rifiutato di riferire in Parlamento.

Il caso Lega-Russia spiegato: personaggi e fatti della vicenda che imbarazza Salvini

La vicenda dei presunti finanziamenti alla Lega da parte della Russia sta diventando ormai sempre più un intricato thriller, scatenando anche una dura polemica politica con il segretario Matteo Salvini chiamato a fronteggiare gli attacchi del Partito Democratico ma anche le richieste di chiarimento da parte degli alleati di governo del Movimento 5 Stelle: alla fine però a riferire in Parlamento sarà Giuseppe Conte, con il vicepremier che invece non sarà neanche presente.

Al centro c’è il famoso audio pubblicato dal giornale online americano BuzzFeed , anticipato mesi prima da L’Espresso, di un incontro all’hotel Metropol di Mosca tra sei uomini di cui si ha la certezza dell’identità solo dei tre italiani: il presidente dell’Associazione Culturale Lombardia-Russia Gianluca Savoini, l’avvocato Gianluca Meranda e il suo collaboratore Francesco Vannucci.

Per BuzzFeed l’argomento principale di quell’incontro in un albergo di Mosca sarebbe più che scottante, ovvero circa 65 milioni di dollari da far entrare nelle casse della Lega attraverso una compravendita di petrolio tra una compagnia russa e l’Eni.

Con tutti i diretti interessati che hanno smentito categoricamente questa ipotesi, per corruzione internazionale sta comunque indagando la Procura di Milano, ogni giorno che passa questa vicenda si arricchisce di colpi di scena e di nuove rivelazioni tanto da apparire come un intricato caso internazionale che vede al suo centro la Lega di Matteo Salvini.

Soldi Lega-Russia, cosa è successo?

Il 17 ottobre 2018 Matteo Salvini si è recato a Mosca ospite della conferenza annuale di Confindustria Russia, il cui fondatore è il manager Fabrizio Condoni, per incontrare imprenditori e aziende italiane che operano in Russia.

In quei giorni nella capitale russa c’è anche Gianluca Savoini, presidente dell’Associazione Culturale Lombardia-Russia ed ex portavoce di Matteo Salvini, che prende parte alla conferenza.


Salvini e Savoini a Mosca

Nonostante che negli ultimi quattro anni il vicepremier si sia recato per ben nove volte a Mosca e sempre alla presenza di Savoini, come ricostruito dal Il Fatto Quotidiano, per il leader della Lega il suo ex portavoce non era stato invitato alla conferenza dal Ministero dell’Interno.

Il 21 febbraio 2019 il settimanale L’Espresso pubblica un’inchiesta a firma di Stefano Vergine e Giovanni Tizian, dove si parla di una trattativa segreta per finanziare con soldi russi la campagna elettorale della Lega in vista delle elezioni europee.

Almeno tre milioni di tonnellate di diesel, da cedere a un’azienda italiana da parte di una compagnia russa - si legge nell’articolo del settimanale - Una compravendita grazie alla quale il Cremlino dovrebbe riuscire a rifocillare le casse del partito di Salvini alla vigilia delle europee del prossimo maggio. Il condizionale è d’obbligo, perché non sappiamo se l’affare è stato concluso”.

L’Espresso quindi parla di un incontro che ci sarebbe stato all’hotel Metropol di Mosca il 18 ottobre 2018, il giorno dopo la conferenza in cui era presente anche Matteo Salvini, alla presenza di tre italiani (si fa il nome solo di Gianluca Savoini) e tre russi.

Il 22 febbraio 2019 il sito Sputnik News, autentico megafono del Cremlino in Occidente, pubblicava una secca smentita di Gianluca Savoini in merito alla inchiesta pubblicata da L’Espresso.

Non ho nulla da dire riguardo alle accuse e alla ricostruzione inventata degli eventi, di cui mi sento libero di parlare con i miei avvocati - ha dichiarato Savoini - Posso solo dire che non ho partecipato a nessuna trattativa e non ho mai ricevuto un singolo rublo né da Mosca né da nessun altro”.

Sempre a riguardo dell’articolo pubblicato, il portavoce del vicepremier invece ha subito sottolineato come “Matteo Salvini non perderà tempo a confutare assurde e infondate supposizioni dei giornalisti”, aggiungendo anche in questo caso di essere pronti ad adire alle vie legali.

Il 4 luglio 2019 Vladimir Putin arriva a Roma per una visita ufficiale. Dopo una serie di incontri ufficiali, la giornata del leader russo si conclude con una cena a Villa Madama organizzata dal premier Giuseppe Conte alla presenza anche dei suoi due vice Matteo Salvini e Luigi Di Maio.


Savoini presente alla cena a Villa Madama

Presente alla cena è anche Gianluca Savoini, con una nota di Palazzo Chigi di questi giorni che spiega come “l’invito di Savoini al Forum Italia-Russia è stato sollecitato dal signor Claudio D’Amico, consigliere per le attività strategiche di rilievo internazionale del vicepresidente Salvini, tramite l’Ufficio di vicepresidenza [...] l’invito alla cena di Savoini è poi stato una conseguenza automatica della sua partecipazione al Forum”.

Claudio D’Amico è un ex parlamentare della Lega, attualmente assessore sempre per il Carroccio a Sesto San Giovanni e anche lui presente stando a Il Fatto Quotidiano lo scorso 17 ottobre a Mosca, anche se i viaggi in Russia insieme a Matteo Salvini e Gianluca Savoini per il giornale sarebbero almeno quattro.


D’Amico, Salvini e Savoini in Russia

Il 10 luglio 2019 il giornalista Alberto Nardelli di BuzzFeed pubblica un audio dell’incontro del 18 ottobre al Metropol, dove si sente Gianluca Savoini (che quindi ha preso parte all’incontro) spiegare come alle prossime elezioni europee Salvini voglia “voglia cambiare l’Europa, con la nuova Europa che deve essere vicina alla Russia”.

Subito dopo il giornale online americano pubblica la trascrizione completa dell’incontro, durato circa un’ora, dove si parla di una compravendita di 3 milioni di tonnellate di carburante da una società russa all’Eni e di uno “sconto” del 6% che per il 4% doveva servire a finanziare la Lega per un totale di 65 milioni.

Tutte le parti in causa negato l’accaduto, a partire da Eni che ha annunciato di essere pronta alle vie legali, mentre la Procura di Milano fin da febbraio sta indagando Savoini per corruzione internazionale con il presidente dell’Associazione Lombardia Russia che è stato adesso ascoltato dagli inquirenti preferendo però non rispondere alle domande.

Per Matteo Salvini non ci sono mai stati mai soldi russi per la Lega, con il suo partito che non avrebbe mai “preso un rublo”. Inizialmente si era sempre rifiutato di riferire in Parlamento “non vado in Aula a parlare di fantasie”, ma alla fine si è detto pronto a rispondere durante il prossimo question time.

Il 13 luglio l’avvocato Gianluca Meranda dichiara quindi di essere lui il “Luca” della trascrizione, mentre rimane ancora ignoto chi sia il terzo italiano come chi fossero i russi presenti all’incontro.

Specifico di aver partecipato alla riunione del 18 ottobre 2018 a Mosca - ha dichiarato Meranda - in qualità di General Counsel di una banca d’affari anglo-tedesca debitamente autorizzata al c.d. commodity trading ed interessata all’acquisto di prodotti petroliferi di origine russa. Confermo di aver conosciuto il dottor Gianluca Savoini [...] I restanti interlocutori all’incontro del 18 ottobre sono professionisti che a vario titolo si occupano di questa materia [...] Come spesso accade in questo settore, e nonostante gli sforzi delle parti, la compravendita non si perfezionò”.

Il 16 luglio alla fine si fa avanti anche il terzo italiano presente all’incontro del Metropol. Sarebbe Francesco Vannucci, collaboratore di Gianluca Meranda, che si è dichiarato con una mail all’Adnkronos ma per il Tribunale di Milano ci sarebbero dei dubbi.

In un proseguo della propria inchiesta, domenica 21 luglio L’Esrpesso sempre a firma di Vergine e Tizian ha pubblicato nuovi documenti che proverebbero delle successive offerte commerciali ad aziende russe, sostenendo che effettivamente ci furono delle trattative che seguirono all’incontro del Metropol.

Gli imbarazzi di Matteo Salvini

Fin da quando è scoppiata questa vicenda, Matteo Salvini ha sempre dichiarato come il suo partito non abbia mai ricevuto finanziamenti russi e che Gianluca Savoini non abbia mai fatto parte della delegazione del suo staff nelle varie conferenze.

Non si può negare comunque, viste le innumerevoli foto e dichiarazioni precedenti l’inchiesta, come i rapporti tra Salvini e Savoini siano stretti da anni tanto che il giornalista è stato anche il portavoce del vicepremier.

Dall’altra parte comunque appare abbastanza inverosimile che veramente ci sarebbe stata l’opportunità di fare la “cresta” a una compravendita di petrolio da parte dell’Eni, con il tutto vista anche la registrazione fatta che assomiglia molto a un “trappolone” ai danni della Lega e di Salvini.

Del resto l’audio e la trascrizione sono stati passati da una “manina” a BuzzFeed poche settimane dopo la visita di Salvini negli Usa (dove il vicepremier ha ribadito la sua vicinanza a Washington) e quella di Putin a Roma.

Con ogni probabilità mai nessun rublo da questa vicenda è finito nelle casse del Carroccio, ma la corruzione è reato anche soltanto in presenza di un accordo e senza un passaggio materiale di denaro.

Non è un caso che Salvini abbia subito preso le distanze dal suo ex portavoce, che ora dovrà spiegare agli inquirenti milanesi chi fossero le altre persone presenti all’incontro e a che titolo parlassero lui e gli altri italiani presenti.

Nonostante la complessità della vicenda, specie se si dovesse trattare di una sorta di ricatto di qualcuno verso la Lega, Matteo Salvini ancora non ha accettato di chiarire il tutto in Parlamento, annunciando la sua assenza anche durante l’informativa che sarà fatta dal premier Conte su questa vicenda che ancora può riservare diversi colpi di scena.

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