Evasione fiscale: i 6 metodi che gli italiani usano per non pagare le tasse

L’ Unità di Informazione Finanziaria ha stilato un rapporto riguardante gli «schemi di evasione» più utilizzati in Italia. Eccoli

L’evasione fiscale è una delle maggiori piaghe che affligge l’Italia. Paese di furbi il nostro, si sà e molto spesso questa furbizia viene messa a servizio di meccanismi illeciti che danneggiano in primis la stragrande maggioranza di cittadini onesti che popola la nostra Nazione.

Il Rapporto 2013 diramato dall’Unità di Informazione Finanziaria, ci spiega quali sono i meccanismi più diffusi che gli evasori usano per evitare di pagare le tasse o, a volte, per pagare meno di quanto dovuto.

Sono 6 “gli schemi di evasione” più gettonati, dalle fatture false ai prestanome, ecco l’elenco dei metodi più utilizzati.

1. Conti correnti personali per aziende

Uno degli schemi che ha ricevuto più segnalazioni (oltre 5mila nel 2012) è quello che prevede l’utilizzo di conti correnti privati per operazioni svolte da una società.

Il meccanismo è il seguente: un’azienda versa su conti correnti intestati ad amici e parenti parte dei propri ricavi, evitando così di fatturarli all’interno del bilancio. La mancata inclusione nel bilancio determina quindi che le tasse a carico della società si frazionino tra più soggetti, diminuendo quindi l’ammontare delle tasse da pagare al Fisco. La parte deviata sui conti correnti dei privati diventa quindi la somma che l’azienda elude.

2. Carte elettroniche

Negli ultimi anni c’è stato un vero e proprio boom. Secondo il Rapporto dell’Unità di Informazione Finanziaria, queste carte vengono utilizzate spesso in modo illecito, grazie ad una loro caratteristica di base e cioè la scarsa tracciabilità.

Questa specificità permette infatti di mettere in atto scambi meno controllati, soprattutto quando esse vengono collocate per via telematica. Internet rende molto più difficile l’identificazione degli intestatari, il che permette ai soggetti che intendono eseguire operazioni illecite di utilizzare più facilmente prestanome ignoti al Fisco.

3. Fondi

Altro tipo di schema volto ad evadere le tasse, implica l’utilizzo di fondi che, soggetti allo scudo fiscale, vengono poi re-investiti mediate operazioni in conto corrente.

Anche in questo caso, la somma viene frazionata tra più intermediari, rendendo difficile il controllo da parte del Fisco.

4. Denaro contante

Le care vecchie banconote non tramontano mai. Secondo la UIF, l’utilizzo di contante, soprattutto per operazioni riguardanti grosse somme di denaro, è uno dei maggiori indicatori di evasione. Quando circola troppo denaro cash, spesso dietro si nasconde il “sommerso”.

Nel rapporto si sottolinea inoltre la pericolosità di:

«contesti di operatività bancaria presumibilmente riconducibili al settore degli appalti»

5. Fatture

Altro classico intramontabile sono le fatture false emesse per operazioni inesistenti. In altre parole, io faccio una fattura per certificare una prestazione che non ho mai eseguito. Caso limite, ma parecchio diffuso.

Ma per evadere il Fisco, non c’è bisogno di inventarsi niente. Molto spesso infatti viene utilizzata una via di mezzo che consiste nella sovrafatturazione o nella sottofatturazione.
Un esempio su tutti può essere l’aumento della cifra indicata (da 50 a 100 euro e così via). Questo aumento permette infatti non solo di dedurre maggiormente i costi, ma anche di accedere a detrazioni più cospicue.

6. Paradisi fiscali

Ultimo schema di evasione segnalato dalla UIF è l’utilizzo da parte di molti imprenditori dei cosiddetti paradisi fiscali, di quei luoghi che garantiscono un prelievo di tasse quasi nullo e che proteggono i loro “clienti” mediante il segreto bancario.

È la stessa UIF a spiegare come funziona: i ricavi vengono cumulati nel Paese d’origini e poi trasferiti in società di comodo situate alle isole Cayman, Bermuda, Barbados, ecc.

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