Europa: ancora segnali di debolezza, la ripresa si allontana?

L’Europa viaggia ancora nell’incertezza e la ripresa economica post-pandemia non decolla: gli ultimi dati mostrano segnali di debolezza nel continente.

Europa: ancora segnali di debolezza, la ripresa si allontana?

L’Europa ancora in preda alla crisi economica e all’incertezza sulla pandemia.

Il rally azionario che ha riacceso i riflettori sull’ottimismo finanziario ieri, anche nei listini europei, sta già scemando, riportando gli investitori con i piedi per terra.

Le Borse nel vecchio continente restano oscillanti e mostrano tutta la debolezza generata dai tanti dubbi che ancora aleggiano sull’evoluzione Covid in Europa. Il vaccino sarà di certo una svolta fondamentale per accelerare la ripresa, lo ha anticipato anche il bollettino economico BCE.

Al momento, però, risultati concreti non ce ne sono e i dati macro della giornata di martedì 10 novembre su alcuni Paesi europei hanno lanciato segnali poco confortanti.

Europa: dati (ancora) negativi sulla ripresa

Alcuni risultati macroeconomici di oggi, martedì 10 novembre, hanno riacceso l’allerta sulla lunga e difficile strada verso la ripresa dell’Europa.

La potenza Germania sembra ormai senza fiducia. Gli investitori non credono nella ripresa economica tedesca, colpita dalle nuove restrizioni alle attività imposte con la seconda ondata Covid in atto.

L’indice ZEW delle aspettative è sceso per un secondo mese a novembre. Il risultato di 39,0 è il più debole da aprile, quando la prima ondata di pandemia ha devastato la maggiore economia europea.

Il calo potrebbe ancora rivelarsi temporaneo. Il sondaggio, infatti, è stato condotto lunedì prima della notizia che Pfizer Inc. e la società tedesca BioNTech SE potrebbero essere vicine al lancio di un vaccino.

I mercati azionari globali hanno registrato un rally su quell’annuncio, con l’indice DAX benchmark tedesco in rialzo da maggio. Tuttavia, il vaccino non è una soluzione rapida. La produzione e la distribuzione richiederanno tempo, i limiti sociali e aziendali per ora restano in vigore e il danno creato dall’epidemia sarà probabilmente duraturo.

Il presidente della ZEW, Achim Wambach, ha allertato sul peggioramento del dato a novembre, evidenza di un rallentamento della ripresa economica. In questa cupa atmosfera, non si esclude una recessione per la Germania.

Da notare che anche il sentiment di fiducia dell’Eurozona ha segnato un ribasso.

Allarme disoccupazione

Il dato sulla sfiducia tedesco indica che la disoccupazione è in aumento e le aziende, in particolare nei servizi, stanno lottando per sopravvivere.

Sul fronte occupazionale occorre registrare anche i dati di Francia e Regno Unito, resi noti oggi e indicatori di una crisi peggiore del previsto.

Un record di 314.000 lavoratori britannici sono stati licenziati nei tre mesi fino a settembre, 181.000 in più rispetto al secondo trimestre. Il tasso di disoccupazione è salito al 4,8%, il più alto dai tre mesi di novembre 2016 e dal 4,5% nei tre mesi ad agosto.

La scorsa settimana, il ministro Sunak è stato costretto a estendere il suo costoso programma per l’occupazione, che fornisce l’80% della paga dei lavoratori licenziati temporaneamente, fino alla fine di marzo 2021, e ha delineato miliardi di sterline in altre forme di aiuto.

La BoE prevede che circa 5,5 milioni di dipendenti avranno bisogno di supporto per il licenziamento durante l’ultimo lockdown imposto in Regno Unito.

Brutte notizie anche dalla Francia, dove il tasso di disoccupazione è salito al livello più alto degli ultimi due anni nel terzo trimestre. INSEE, l’istituto di statistica nazionale, ha affermato che l’indice dei disoccupati è balzato al 9,0% dal 7,1% nel secondo trimestre, il livello più alto dal terzo trimestre del 2018.

A coronare uno scenario ancora incerto e negativo, anche i dati sulla produzione industriale italiana, crollata a settembre 2020.

Non è un caso, quindi, se la Commissione UE ha abbassato le sue previsioni per il 2021 per l’economia dell’area dell’euro, i governi stanno intensificando il sostegno e la BCE ha promesso maggiori stimoli monetari a dicembre.

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