Il mercato del lavoro è un “lagging indicator” perché reagisce in ritardo rispetto all’inizio di una recessione, un po’ come il taglio dei tassi di interesse da parte della banca centrale. Può però il mercato degli occupati diventare un “leading indicator” in grado di anticipare le recessioni? Basandosi sui dati storici si ottiene una duplice informazione importante:
1. Quando alla fine dell’anno i nuovi posti di lavoro scendono sotto la soglia dei 2 mln, partendo da valori maggiori degli anni precedenti, c’è da preoccuparsi;
2. Quando la media mensile dei nuovi occupati scende sotto i 150 k, venendo da valori superiori, c’è da preoccuparsi.
Mercato del lavoro USA
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Tenendo conto che la media dei nuovi posti lavoro annui nel periodo 1939-2025 è stata di circa 1,5 mln (1.489 k per la precisione), mediamente si è sotto il livello trigger di 2 mln; ad agosto 2025 siamo a 598 k in attesa dei dati dell’ultimo quadrimestre. Per avere una fotografia più completa è bene misurare la media delle medie mensili sempre del periodo 1939-2025, che è di 125 k, sempre al di sotto dei 150 k indicati al punto 2); ad agosto 2025 siamo a soli 75 k un dato allarmante che implica un quadrimestre con una creazione di nuovi posti di lavoro importante per poter ritornare alla media storica di 125 k.
Ovviamente si tratta di un campanello di allarme, la recessione potrebbe affacciarsi a fine 2025 oppure più probabilmente nel 2026, con l’impatto pieno dei dazi e l’evoluzione dei conflitti geopolitici in corso. Attenzione quindi nei prossimi mesi all’evoluzione del dato annuo che se dovesse tendere a zero dai 598 k attuali, vorrà dire allora che la recessione sarà già in casa.