Deficit INPS: risanamento indilazionabile. Ecco il parere della Corte dei Conti

Sul deficit dell’INPS interviene anche la Corte dei Conti, che parla di un risanamento indilazionabile dell’Ente, il cui bilancio, intanto, viene «salvato» dai precari.

Negli ultimi tempi vi abbiamo parlato spesso dell’allarme INPS, su cui grava un deficit di 9 miliardi. Il Presidente Mastrapasqua aveva lanciato l’allarme a metà novembre: il disavanzo patrimoniale ed economico dell’INPS è

«una cosa che, vista dall’esterno, nel mondo della previdenza, può dare segnali di non totale tranquillità»,

Qualche ora dopo, consapevole di aver innescato qualcosa di pericoloso, Mastrapasqua dichiarava invece:

«Le pensioni dell’INPS sono pagate oggi e lo saranno per sempre. Non c’è un problema nel rischio finanziario, nessun allarmismo da fare sui pensionati che lavorano tutta la vita ed hanno diritto ad avere le loro pensioni».

Ad oggi ci chiediamo ancora: Qual è la verità sui conti dell’INPS e sulle pensioni? In quell’articolo vi avevamo mostrato il servizio di Filippo Barone de «La Gabbia» del 13/11/2013 in cui era stato messo in evidenza l’allarme di Mastrapasqua, che in una lettera segreta esprimeva i propri dubbi circa la situazione patrimoniale dell’Istituto. Ancora oggi non è data sapere la verità.

Tuttavia, un disavanzo del genere non può essere lasciato in sospeso, nè tantomeno può passare inosservato alla Corte dei Conti, che, analizzando il bilancio 2012 dell’INPS, invita ad un risanamento indilazionabile.

L’intervento della Corte dei Conti

Il parere espresso dalla Corte dei Conti evidenzia due aspetti fondamentali nel deficit INPS:

  • fusione con ex Inpdap;
  • ciclo recessivo.

La magistratura contabile lancia un chiaro monito: attenzione all’adeguatezza delle prestazioni collegate al metodo contributivo.

«È necessario monitorare costantemente gli effetti delle riforme del lavoro e della previdenza sulla spesa pensionistica, ma anche avere una crescente attenzione al profilo dell’adeguatezza delle prestazioni collegate al metodo contributivo e degli eccessivi divari nei trattamenti connessi a quello retributivo, unitamente all’urgenza di rilanciare la previdenza complementare».

Ma forse un aspetto davvero importante da considerare è il seguente:

«Nel contesto del marcato aumento delle prestazioni la ripresa del flusso contributivo, alimentata dalla gestione privata e in particolare dal lavoro autonomo e ancor più dai ’parasubordinati’, non riesce a ripianare lo squilibrio tra le ambedue essenziali componenti di quasi tutte le gestioni, non sufficientemente bilanciato da apporti statali quantitativamente e qualitativamente adeguati, con conseguente dilatazione dei saldi negativi e dell’indebitamento, aggravati dal fondo di nuova acquisizione dei dipendenti pubblici, in progressivo e crescente dissesto».

Questa crisi, che non accenna ad arrestarsi, è costata tanto anche all’INPS a livello di prestazioni. Infatti, come ha reso noto Mastrapasqua:

«In questi quattro anni di crisi lo Stato ha erogato, tramite l’INPS, 80 miliardi di euro di sussidi per cassa integrazione e disoccupazione, che sono stati distribuiti ad una platea di circa 3 milioni di lavoratori in media per ogni anno».

Le prestazioni sono necessarie per combattere quella povertà e quella disoccupazione che la crisi non fa altro che incrementare, ma, allo stesso tempo, senza ripresa saranno sempre più difficili da sostenere economicamente.

Il disequilibrio tra entrate e uscite è ormai strutturale. Come si può intervenire? Il Presidente Mastrapasqua tra i suoi innumerevoli incarichi (guarda il video della trasmissione Report del 21/10/2012) ha il tempo di soffermarsi un attimo a capire come dirigere il più grande ente previdenziale europeo?

Precari salvatori?

Sembra un paradosso, ma, da quanto emerge dalla relazione della Corte dei Conti, è così: i precari «salvano» il bilancio.

«Al contenimento della gravosa perdita economica totale concorre tuttavia il massiccio saldo positivo di esercizio dei ’parasubordinati’ e quello delle prestazioni temporanee, i cui netti patrimoniali consentono ancora la copertura di quelli negativi delle altre principali gestioni e il mantenimento di un attivo nel bilancio generale, esposto peraltro a rapido azzeramento».

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