Cina, torna la peste bubbonica: scatta l’allarme, quarantena in Mongolia

La peste bubbonica è tornata: in Cina scatta l’allarme dopo la scoperta di un caso. La vicina Mongolia aveva già messo in quarantena una regione in seguito alla segnalazione di due contagiati.

Cina, torna la peste bubbonica: scatta l'allarme, quarantena in Mongolia

Allarme peste bubbonica scattato anche in Cina dopo la scoperta di un nuovo caso sospetto in Mongolia Interna, regione autonoma situata nella Repubblica popolare cinese.

Stando a quanto riportato dai media locali, il caso è stato individuato nella città di Bayannur, a nord-ovest di Pechino. Le autorità municipali hanno emesso un avviso di livello 3 in tutta la città per la prevenzione della peste, che rimarrà in vigore fino alla fine dell’anno.

Ai residenti è stato chiesto di prendere tutte le dovute precauzioni per ridurre al minimo il rischio di trasmissione da uomo a uomo, evitando la caccia o il consumo di animali che potrebbero causare infezioni. “Al momento esiste il rischio che un’epidemia di peste si diffonda in città. Le persone dovrebbero avere più consapevolezza e capacità di autoprotezione, e segnalare prontamente sintomi anomali”, hanno detto le autorità sanitarie alla stampa cinese.

Già alcuni giorni fa la Mongolia, Stato che si trova tra la Cina e la Russia, ha messo in quarantena la regione a ovest del confine russo dopo due casi di peste legati al consumo di carne di marmotta.

Incubo peste nera in Mongolia: regione in quarantena

Gli ultimi due casi di peste bubbonica scoperti in Mongolia erano due fratelli, un uomo e una donna, ricoverati in condizioni critiche.

La diagnosi è stata confermata da test di laboratorio. Sono stati raccolti e analizzati 146 campioni di individui di primo contatto, ma sarebbero almeno 500 le persone che potrebbero essere entrate in contatto con i due infetti, anche per vie traverse. Nel timore di uno scoppio di un’epidemia, il Centro nazionale per le malattie zoonotiche della Mongolia si è attivato per mettere in quarantena il capoluogo di provincia e uno dei distretti della regione. Ai veicoli è temporaneamente vietato l’ingresso.

A maggio 2019 la Mongolia aveva chiuso un varco chiave al confine con la Russia a causa del sospetto che la pestilenza provenisse da lì, e bloccato l’ingresso di diversi turisti russi.

Il ritorno della peste non deve sorprendere: già a fine 2019 in Cina sono stati diagnosticati dei casi, uno di peste bubbonica e due di peste polmonare (più grave). L’infezione in quel caso era legata al consumo di carne di coniglio selvatico.

La peste è un’infezione di origine batterica che si trasmette attraverso le pulci che vivono su roditori selvatici e, se non trattata in tempo, può uccidere nel giro di 24 ore, secondo l’OMS.

Ad oggi non esiste un vaccino per la peste, e la malattia si cura nei primi stadi con farmaci e antibiotici. Gli esperti ritengono che i discendenti della peste nera che nel 14° secolo ha ucciso 50 milioni di persone nel mondo esistano ancora oggi e causano la morte di 2.000 persone l’anno.

Dove esiste ancora la peste bubbonica

Uno dei principali responsabili dei casi di peste è la marmotta, che viene consumata in alcune parti della Cina e in Mongolia. Si ritiene che la marmotta abbia causato l’epidemia di peste polmonare nel 1911 che ha ucciso circa 63mila persone nel nord-est della Cina. Cacciata per la sua pelliccia, è diventata sempre più popolare, ma gli animali malati venivano trasportati in tutto il Paese infettandone migliaia lungo il tragitto.

Anche dopo aver fermato quell’epidemia, la peste è persistita per decenni. Lo scorso maggio una coppia in Mongolia è morta per peste bubbonica dopo aver mangiato il rene crudo di marmotta (ritenuto un rimedio popolare per mantenersi in buona salute); alcuni mesi dopo sono stati scoperti due casi di peste polmonare - forma molto più grave della bubbonica - oltre il confine della Mongolia Interna.

Secondo i dati OMS ogni anno 1000-2000 persone contraggono la peste, senza tener conto dei casi non segnalati. I tre maggiori paesi in cui la peste è endemica sono la Repubblica Democratica del Congo, il Madagascar e il Perù. Anche negli Stati Uniti ogni anno emerge qualche caso di peste, secondo i Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie.

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