La Via della Seta cinese? Non è mai stata meglio. Record di accordi e investimenti

Federico Giuliani

6 Agosto 2025 - 07:13

Nei primi sei mesi del 2025 i contratti di costruzione e gli investimenti di Pechino nei Paesi membri della BRI hanno raggiunto un totale di 124 miliardi di dollari: un record assoluto.

La Via della Seta cinese? Non è mai stata meglio. Record di accordi e investimenti

Mentre l’Europa è convinta che la Belt and Road Initiative (BRI) sia un affare morto e sepolto, in altre regioni del mondo il maxi progetto cinese dimostra di essere più vivo che mai. Lo dimostra uno studio congiunto realizzato dalla Griffith University in Australia e dal Green Finance & Development Center di Pechino, secondo il quale nei primi sei mesi dell’anno i contratti di costruzione e gli investimenti di Pechino nei Paesi membri della BRI hanno raggiunto un totale di 124 miliardi di dollari, suddivisi in 176 accordi, una cifra superiore ai 122 miliardi di dollari totali dell’intero 2024.

Cosa significa? Semplice: l’Italia è pure uscita dalla Nuova Via della Seta, così come le principali economie dell’Ue hanno preso le distanze - dietro la pressione di Bruxelles e Washington - dal piano varato da Xi Jinping, ma questo non è bastato per affossare la BRI che continua invece a riscuotere un enorme successo in giro per il mondo.

La Cina, dopo aver registrato le ostilità geopolitiche occidentali, ha ricalibrato la sua rete commerciale per adattarla a nuove aree, nuovi attori, nuove realtà: non più all’Europa che guarda a Bruxelles bensì al Global South, e cioè al Sud Globale, ai Paesi in via di sviluppo di Sud Est Asiatico, Africa e America Latina, oltre che ad alcuni governi balcanici (Serbia e Ungheria).

La nuova BRI cinese spicca il volo

“L’aumento dell’impegno cinese quest’anno è sorprendente, anche sullo sfondo della costante crescita dell’attività della BRI dopo il Covid”, ha spiegato Christoph Nedopil Wang, autore dello studio.“ Ciò che distingue il 2025 è la portata: molteplici mega-accordi, ciascuno superiore ai 10 miliardi di dollari,” ha aggiunto l’esperto.

Cosa è successo? La lenta crescita interna di Pechino, nonché la sua necessità di diversificare le catene di approvvigionamento e i mercati a causa della guerra commerciale innescata dai dazi di Trump, ha spinto alcune aziende cinesi a guardare all’estero. Dall’altro lato i Paesi BRI hanno visto nella Via della Seta un’opportunità per approfondire i legami con la Cina nel contesto di dinamiche geoeconomiche globali in evoluzione.

Lanciata nel 2013, la Belt and Road Initiative è stata utilizzata da Xi per rafforzare l’influenza economica e i legami commerciali della Cina con decine e decine di Paesi. Adesso, quasi contro ogni aspettativa occidentale, la BRI registra impennate senza precedenti. Nella prima metà dell’anno corrente, per esempio, il valore totale dei contratti e degli investimenti nell’ambito del progetto è arrivato complessivamente a quota 1,3 trilioni di dollari, di cui circa 775 miliardi di dollari in contratti di costruzione e 533 miliardi di dollari in investimenti non finanziari.

“L’impegno della Cina in ambito energetico nel 2025 è stato il più alto in assoluto dall’inizio della BRI”, si legge nello studio. Il motivo? Uno coincide senza dubbio con la Trade War scatenata da Donald Trump. Le crescenti tensioni commerciali e le barriere tra Stati Uniti, Europa e Paesi del «Sud del mondo» significano che gli scambi commerciali tra la Cina e i suoi partner della BRI sono destinati ad aumentare. Non è un caso che Pechino abbia eliminato i dazi sulle nazioni africane nonostante molte di loro si trovino ad affrontare, in futuro, tariffe sulle esportazioni verso l’Europa correlati alla tassazione del carbonio e nuovi dazi sulle esportazioni verso gli Stati Uniti.

Dove guarda la Cina

La Cina, insomma, non guarda più all’Europa e agli Stati Uniti. Il nuovo El Dorado cinese corrisponde, come anticipato, con il Global South. Nei primi sei mesi del 2025 le entità cinesi hanno firmato contratti di costruzione per un valore di 66,2 miliardi di dollari e investimenti per 57,1 miliardi superando il totale per tutto il 2024.

Quali sono i settori più caldi? Quello energetico ha guidato la classifica, con 44 miliardi di dollari di accordi, metà dei quali nel settore petrolifero e del gas. Il progetto più grande: un parco di trattamento del gas da 20 miliardi di dollari in Nigeria. Tuttavia, anche l’energia verde ha guadagnato terreno, con 9,7 miliardi di dollari in progetti eolici, solari e di termovalorizzazione e quasi 12 GW di nuova capacità installata a livello globale.

Bene anche il settore metallurgico e minerario cinese che ha battuto i record precedenti, raggiungendo 24,9 miliardi di dollari di investimenti, in particolare nell’estrazione e lavorazione di alluminio e rame in Asia centrale. Quello tecnologico-manifatturiero ha invece registrato 23,2 miliardi di dollari di nuovi investimenti, tra cui importanti iniziative nel settore delle batterie per veicoli elettrici, del solare fotovoltaico e della produzione di idrogeno verde.

A livello regionale, l’Africa e l’Asia centrale si sono rivelate le principali destinazioni per gli investimenti cinesi. L’Africa ha ricevuto 30,5 miliardi di dollari, quasi cinque volte di più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. L’Asia centrale segue con 25 miliardi di dollari, inclusi importanti progetti in Kazakistan.