Lula abbraccia la Cina: il Brasile è pronto ad aderire alla Belt and Road Initiative

Federico Giuliani

25 Agosto 2024 - 11:24

Prosegue l’abbraccio tra Brasile e Cina, due giganti diversi e geograficamente lontani ma accomunati da non poche convergenze. In primis: economiche.

Lula abbraccia la Cina: il Brasile è pronto ad aderire alla Belt and Road Initiative

I Brcis, il Global South e adesso pure la Belt and Road Initiative (BRI), ovvero la Nuova Via della Seta. Prosegue l’abbraccio tra Brasile e Cina, due giganti diversi e geograficamente lontani ma accomunati da non poche convergenze.
Una su tutte: la volontà di rendere l’ordine globale più inclusivo, specchio non solo delle grandi potenze occidentali ma anche dei Paesi del Sud del mondo e di quelli in via di sviluppo, limitando, ad esempio, il peso specifico del dollaro nell’economia internazionale.

Il presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva ha rivelato che la sua amministrazione sta elaborando “una proposta per unirsi” alla BRI, il progetto di punta della Cina in materia di infrastrutture e investimenti. Descrivendo una sinergia tra gli interessi cinesi e il divario infrastrutturale del suo Paese, Lula si è detto aperto all’adesione alla Via della Seta, a patto che porti risultati tangibili.

“Dato che la Cina vuole discutere di questa Via della Seta, dovremo preparare una proposta per valutare ’Cosa guadagniamo? Cosa ci guadagna il Brasile se partecipiamo a questa cosa?’”, ha spiegato. Musica per le orecchie di Pechino, ben felice di approfondire il dialogo con il gigante latinoamericano, partner strategico per quanto concerne, ad esempio, il settore agroalimentare.

Il cambio di passo del Brasile

È la prima volta che il governo brasiliano ha discusso apertamente in merito alla possibilità di aderire alla BRI. E questo nonostante la Cina, in passato, abbia più volte esteso il suo invito a Brasilia. Come ha scritto il South China Morning Post, anche se rappresenta uno dei maggiori destinatari degli investimenti provenienti dalla Cina continentale, il Brasile è sempre stato fin qui riluttante ad unirsi alla rete commerciale e infrastrutturale proposta da Xi Jinping.

Ad oggi, il Brasile è uno dei soli tre Paesi sudamericani a non prendere parte al progetto, insieme a Colombia e Paraguay (quest’ultimo non intrattiene relazioni diplomatiche formali con la Cina continentale a causa dei suoi legami con Taiwan). Il motivo di una simile presa di posizione è sempre stata mossa dal timore che un’eventuale adesione potesse compromettere i rapporti tra Brasilia e i partner occidentali, segnalando un allineamento automatico con il Dragone.

Le parti, Brasile e Cina, hanno comunque più volte discusso della BRI. Liu Jianchao, ministro del Dipartimento Internazionale del Partito Comunista Cinese, ha affermato che Pechino “vuole davvero” che il Brasile aderisca alla strategia commerciale e infrastrutturale, ma non ha intenzione di “fissare una scadenza”. “Spetta al governo brasiliano decidere”, ha detto Liu ai giornalisti.

La convergenza tra Brasilia e Pechino

Il 2024 potrebbe essere l’anno giusto per assistere alla fumata bianca, e dunque all’ingresso brasiliano nella BRI. Brasile e Cina, infatti, celebrano 50 anni di relazioni bilaterali, e poi Xi Jinping dovrebbe partecipare al vertice del G20 a Rio de Janeiro in programma a novembre.

Lula ha dichiarato a sua volta che sarà ospite al vertice della Cooperazione economica Asia-Pacifico, che si terrà in Perù a novembre; la Cina è un membro dell’Apec e si prevede che anche Xi partecipi all’incontro, durante il quale è prevista l’inaugurazione del porto d’altura di Chancay. Finanziato dai fondi della Belt and Road, il porto dovrebbe espandere il volume commerciale della Cina con il Sud America.

Riferendosi al vertice dell’Apec, Lula ha spiegato che si trattava “della prima volta che il Brasile veniva invitato e, anche se non ho molto tempo libero, ho già deciso che ci andrò perché il Brasile vuole entrare in questo mondo cinese”. “Nessuno può impedire al Brasile di continuare a sviluppare le sue relazioni con la Cina”, tuonava invece nel 2023, durante una visita a Pechino.

La Cina acquista circa un terzo di tutte le esportazioni brasiliane, compresa la maggior parte della soia e della carne bovina. Questa relazione commerciale agricola ha reso Pechino sempre più dipendente dai prodotti brasiliani, ma ha anche creato una potente lobby pro-Cina in Brasile.

Il caucus dell’agroalimentare brasiliano, in particolare, ha interesse a garantire che le relazioni con il suo principale cliente rimangano amichevoli, come è emerso chiaramente quando l’ex presidente Jair Bolsonaro è stato costretto a moderare la sua posizione dura contro la Cina di fronte alla loro opposizione. Chissà che un ipotetico ingresso di Brasilia nella BRI non possa far felice tutti questi gruppi di pressione...