Ultime notizie pensioni, Fornero cancellata? Rischio assegni più bassi

Ultime notizie pensioni: con la cancellazione della riforma Fornero il rischio è quello di meno lavoratori e più pensionati, con l’importo degli assegni che potrebbero crollare.

Le ultime notizie pensioni insistono sul tema della cancellazione della riforma Fornero, che ormai è diventato uno degli argomenti principali di questa campagna elettorale che ci porterà alle elezioni politiche del 4 marzo.

La Lega Nord sembrerebbe aver convinto i propri alleati nel proporre nel programma elettorale del centrodestra l’abolizione totale della legge Fornero, anche in virtù del piano di finanziamento che è stato presentato. Il rischio concreto di questa eventualità, visto che aumenterebbero i pensionati e diminuirebbero i lavoratori, è quello di una corposa diminuzione delle cifre elargite ai pensionati.

Ultime notizie pensioni: centrodestra compatto contro la Fornero

Alla fine Silvio Berlusconi potrebbe aver ceduto al pressing del suo nemico-amico Matteo Salvini. Le ultime notizie pensioni infatti ci parlano di un programma elettorale del centrodestra dove si fa riferimento a un “azzeramento della legge Fornero”.

Il leader di Forza Italia nei giorni scorsi ribadiva come la riforma andasse modificata nelle sue parti ingiuste ma non cancellata in toto, tesi invece sostenuta dal carroccio. Alla fine, se questa indiscrezione che è trapelata da Palazzo Grazioli dovesse essere veritiera, sarebbe la posizione della Lega ad aver avuto la meglio.

Anche il Movimento 5 Stelle ha annunciato nel suo programma elettorale la volontà di eliminare la legge Fornero ma gradualmente, entro un arco di tempo di cinque anni ovvero nella durata, eventuali crisi di governo a parte, della prossima legislatura.

Sia i pentastellati che il centrodestra propongono come alternativa all’attuale legge l’estensione per tutti della Quota 41, con la Lega che però negli ultimi giorni a questa misura ha affiancato anche l’introduzione della Quota 100.

Così facendo tutti potrebbero andare in pensione dopo 41 anni di contributi a prescindere dall’età anagrafica, mentre con la Quota 100 ci sarebbe la possibilità di smettere di lavorare quando la somma dell’età anagrafica e degli anni di contributi diano come totale la cifra 100.

I rischi però di un colpo di spugna alla Fornero sono tanti. Oltre al buco di bilancio che si verrebbe a creare, se dovessero mancare le adeguate coperture finanziarie, c’è la concreta possibilità di un taglio alle pensioni elargite vista la diminuzione della forza lavoro nel nostro paese che ne conseguirebbe.

Assegni ridotti

Quando si parla di pensioni in Italia bisogna partire da alcuni presupposti. Il primo è che nel nostro paese, fortunatamente, l’aspettativa di vita cresce tanto da essere dietro in questa classifica soltanto al Giappone.

Come nel paese del Sol Levante però questo dato è accompagnato da un crollo delle nascite: l’Italia quindi è destinata a diventare una nazione sempre più anziana con i pensionati, dagli attuali 16 milioni, che potrebbero salire fino a 17,8 milioni nel 2050.

Anche mettendo in campo una forte campagna per incentivare le nascite, non servirebbero soltanto bonus ma sopratutto progetti e servizi, rimarrebbe un problema di fondo dettato dalle minori nascite avvenute negli ultimi anni.

Meno figli vuol dire che tra qualche anno diminuiranno anche il numero delle donne in età di fertilità nel nostro paese, quindi anche incentivando le nascite sarebbero comunque meno le possibili madri.

Cancellando il meccanismo dell’adeguamento dell’età pensionabile all’aspettativa di vita introdotto prima dall’ultimo governo Berlusconi e poi strutturato da quello Monti, si favorirebbe l’uscita dal mondo del lavoro aumentando così il numero dei pensionati.

Le pensioni però in Italia, come tutti sappiamo, sono pagate dai contributi versati da parte dei lavoratori attivi. Meno forza lavoro per via della diminuzione delle nascite e per la maggiore facilità ad andare in pensione, comporterebbe di conseguenza un minore introito da parte dell’Inps.

Visto che di ipotesi concrete e realizzabili per coprire questo buco al momento non ce ne sono, impensabile pensare di reperire una somma del genere con un paventato aumento delle spese oppure tagliando i fondi per l’accoglienza ai migranti o sforbiciando le pensioni d’oro, le alternative potrebbero essere soltanto due.

La prima è che si vada ad aumentare la tassazione sul lavoro mentre la seconda è la diminuzione degli assegni elargiti. Visto che è impensabile gravare le aziende di questo fardello, sarebbe il colpo di grazia al nostro balbettante mercato del lavoro, non rimarrebbe altro da fare che tagliare le pensioni anche del 20%.

A questo punto l’unica soluzione potrebbe essere, non ce ne voglia Salvini, l’aumento della forza lavoro grazie a una massiccia immigrazione nel nostro paese. Soltanto così si potrebbe bilanciare la crescita del numero dei pensionati in Italia.

Qualsiasi azione su un tema delicato come quello delle pensioni deve essere sempre ben ponderato in tutte le sue possibili conseguenze. Per qualche voto in più e in mancanza di un credibile piano economico, non si può mettere a rischio le casse dello Stato con le conseguenze a lungo termine che potrebbero essere disastrose.

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