ESG e fondi pensione: solo pochi considerano davvero gli impatti negativi degli investimenti.
Il terzo Osservatorio Mefop sugli investimenti sostenibili dà conto delle scelte ESG dei fondi pensione italiani. La ricerca si basa sulle informative predisposte ai sensi della SFDR relativamente all’annualità 2024 (anno di pubblicazione 2025). La ricerca ha coinvolto 73 forme pensionistiche per un totale di 165 miliardi di euro considerati.
Le forme pensionistiche e le società istitutrici di fondi aperti integrano in modo generalizzato i rischi di sostenibilità nelle decisioni di investimento, seppure con accenti che riflettono la maturazione delle tematiche ESG. Tale variabilità emerge dalle analisi sui prodotti da cui risulta che il 27% dei fondi negoziali e il 55% dei fondi preesistenti integra i rischi di sostenibilità solo su alcuni comparti o in nessuno; tra le società istitutrici di fondi aperti affiora un quadro opposto.
Dinamiche non dissimili si registrano anche sui PAI; se da parte delle entità istitutrici di fondi aperti si registra una considerazione generalizzata, le forme pensionistiche collettive continuano ad avere un atteggiamento prudente; continuano infatti ad essere soltanto 3 i soggetti che considerano i principali effetti negativi degli investimenti sui fattori di sostenibilità (2 Fpp e un fondo negoziale). Per il futuro non c’è da attendersi avanzamenti alla luce della proposta della Commissione Europea di eliminare la rendicontazione dei PAI a livello di entità. La mancanza di dati e metodologie consistenti si conferma la principale ragione della mancata considerazione dei PAI (63% delle risposte per i Fp negoziali e 56% per i preesistenti). [...]
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