Pensione con 30 anni di contributi, ecco quando sono obbligatori

Simone Micocci

1 Marzo 2026 - 09:21

Avere 30 anni di contributi risulterà sempre più determinante per andare in pensione. Ecco perché.

Pensione con 30 anni di contributi, ecco quando sono obbligatori

Solitamente per andare in pensione bastano 20 anni di contributi, il requisito minimo previsto per la pensione di vecchiaia a 67 anni. Ma non è sempre così, perché in diverse situazioni - già oggi - la soglia si alza e diventa necessario aver versato almeno 30 anni di contributi per poter beneficiare di regole più favorevoli.

Il principio è ormai chiaro nel nostro ordinamento: chi vuole smettere prima deve aver lavorato più a lungo. L’esempio più evidente è la pensione anticipata ordinaria, che consente di lasciare il lavoro indipendentemente dall’età anagrafica al raggiungimento di 42 anni e 10 mesi di contributi (41 anni e 10 mesi per le donne).

Accanto a questa misura, però, esistono già oggi canali in cui non bastano i 20 anni ma ne servono almeno 30. Un requisito destinato a diventare ancora più centrale dal 2027, quando - con l’adeguamento alla speranza di vita - l’età pensionabile aumenterà fino a 3 mesi e solo chi avrà maturato almeno 30 anni di contributi potrà evitare l’incremento in determinati casi.

Pensioni, quando servono 30 anni nel 2026

Ma iniziamo dal presente. Nel 2026 i 20 anni di contributi restano sufficienti per la pensione di vecchiaia a 67 anni, ma non in tutti i casi. Ci sono situazioni in cui la soglia sale a 30 anni, rendendo il requisito contributivo determinante per poter uscire prima dal lavoro o per beneficiare di deroghe alla disciplina ordinaria.

Il primo caso è quello dell’Ape Sociale, confermata anche per il 2026 e di fatto unica vera alternativa alla legge Fornero dopo il superamento di Opzione Donna e Quota 103. Va detto che l’Ape sociale non è una pensione in senso tecnico, ma un’indennità “ponte” che accompagna il lavoratore fino al raggiungimento dei requisiti per la pensione di vecchiaia o anticipata.

Spetta a partire dai 63 anni e 5 mesi e riguarda categorie considerate meritevoli di tutela: disoccupati che hanno esaurito gli ammortizzatori sociali, invalidi civili almeno al 74%, caregiver che assistono un familiare con disabilità grave e lavoratori impegnati in attività gravose.

Proprio qui emerge il requisito dei 30 anni, visto che per disoccupati, invalidi e caregiver è questo il minimo richiesto Per chi svolge lavori gravosi l’asticella sale a 36 anni, con una riduzione a 32 anni per gli operai edili. Le lavoratrici madri possono beneficiare di uno sconto fino a 2 anni, ma il principio resta chiaro: per accedere all’anticipo gratuito rispetto ai 67 anni occorre aver maturato una carriera contributiva più lunga rispetto ai 20 anni ordinari.

C’è poi un secondo ambito in cui nel 2026 i 30 anni diventano obbligatori: lo sconto sull’età per i lavoratori gravosi e per gli addetti a mansioni particolarmente faticose e pesanti. Per queste categorie continua a non applicarsi l’aumento legato all’adeguamento alla speranza di vita introdotto negli anni scorsi, con la possibilità di andare in pensione di vecchiaia a 66 anni e 7 mesi anziché a 67. Tuttavia, anche in questo caso la deroga è subordinata al possesso di almeno 30 anni di contributi e allo svolgimento dell’attività gravosa per un determinato periodo negli ultimi anni di lavoro.

Pensione con 30 anni di contributi nel 2027 e 2028

Se nel 2026 i 30 anni di contributi rappresentano già una soglia importante per accedere ad alcune misure, nel 2027 e nel 2028 diventeranno ancora più decisivi per effetto del nuovo adeguamento alla speranza di vita.

Come già previsto dalla legge di Bilancio, tra il 2027 e il 2028 l’età per la pensione di vecchiaia subirà un incremento complessivo di 3 mesi (di 1 mese prima, di 2 mesi poi). Questo significa che il requisito anagrafico, oggi fissato a 67 anni, salirà progressivamente fino a 67 anni e 3 mesi nel biennio successivo.

Non tutti però saranno coinvolti allo stesso modo. Per alcune categorie - in particolare lavoratori impegnati in attività gravose o usuranti - l’aumento non si applicherà, ma a una condizione precisa: aver maturato almeno 30 anni di contributi.

È proprio qui che il requisito contributivo diventa centrale. Chi non raggiunge i 30 anni sarà soggetto all’incremento dell’età pensionabile, mentre chi supera questa soglia potrà mantenere il requisito anagrafico attuale, evitando i mesi aggiuntivi previsti dall’adeguamento.

Nel 2027 e nel 2028, quindi, i 30 anni di contributi rappresenteranno lo spartiacque tra chi subirà l’aumento dell’età pensionabile e chi potrà restare agganciato alle regole precedenti. Un cambiamento che rende la carriera contributiva ancora più determinante nelle scelte di uscita dal lavoro.

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