Pensioni, prepariamoci al contributivo per tutti. Lo dice il presidente Inps

Simone Micocci

07/03/2026

Pensioni, bisogna prepararsi al contributivo per tutti. Lo dice il presidente dell’Inps, Gabriele Fava.

Pensioni, prepariamoci al contributivo per tutti. Lo dice il presidente Inps

Nelle scorse settimane il presidente dell’Inps, Gabriele Fava, è stato ospite del podcast di Money.it, Money Talks. Nel corso della conversazione sono stati affrontati diversi temi legati al futuro del welfare e del lavoro, ma uno dei passaggi più significativi ha riguardato proprio le pensioni e ciò che attende le nuove generazioni.

Fava ha innanzitutto voluto rassicurare i giovani sul fatto che la pensione non scomparirà: “ci andrai, come tutti”, ha spiegato rispondendo alla domanda di un giovane lavoratore preoccupato per il proprio futuro previdenziale. Allo stesso tempo, però, ha lanciato un messaggio molto chiaro: il sistema pensionistico italiano si sta avviando verso il contributivo pieno per tutti, ed è quindi fondamentale esserne consapevoli fin da subito.

Non si tratta di una scelta recente né di una decisione attribuibile all’attuale governo o all’Inps. Il percorso è stato tracciato ormai da decenni: prima con la riforma Dini del 1995, che ha introdotto il sistema contributivo, e poi con la riforma Fornero del 2011, che ne ha esteso progressivamente l’applicazione.

Il sistema prevede due date chiave. La prima è il 31 dicembre 1995: per i periodi lavorati prima di questa data continua ad applicarsi il metodo retributivo, mentre per quelli successivi si utilizza il contributivo. La seconda è il 31 dicembre 2011: da quel momento il contributivo è stato esteso anche ai lavoratori che al 31 dicembre 1995 avevano già maturato almeno 18 anni di contributi, inizialmente esclusi dal nuovo sistema.

Con il passare degli anni, quindi, la quota di pensione calcolata con il metodo contributivo è destinata a diventare sempre più rilevante, fino a portare a un passaggio praticamente integrale intorno al 2040. Per chi ha iniziato a lavorare dopo il 1996, in particolare, la pensione sarà interamente calcolata con questo sistema.

È proprio per questo che, secondo Fava, diventa fondamentale iniziare a ragionare fin da subito sul proprio percorso contributivo: il metodo contributivo, infatti, calcola l’assegno esclusivamente sulla base dei contributi effettivamente versati durante la carriera e, proprio per questo motivo, risulta generalmente meno generoso rispetto al sistema retributivo che lo ha preceduto.

Il messaggio di Fava ai giovani: “La pensione non è un premio finale”

Nel corso dell’intervista a Money Talks, Fava ha voluto prima di tutto rassicurare le nuove generazioni. Secondo il presidente dell’Inps, infatti, non è corretto sostenere che i giovani di oggi non avranno una pensione.

Ci arriverai alla pensione, come tutti”, ha spiegato rispondendo alla domanda di un giovane lavoratore che si interrogava sul proprio futuro previdenziale.

Il vero punto, però, non è tanto l’esistenza della pensione quanto il modo in cui verrà costruita nel corso della vita lavorativa. Fava, infatti, ha ricordato che per le nuove generazioni il meccanismo sarà sempre più legato ai contributi effettivamente versati durante la carriera.

Per questo motivo il presidente dell’Inps ha lanciato un messaggio molto chiaro ai giovani: la pensione non va vista come un premio che arriva automaticamente alla fine della carriera, ma come il risultato delle scelte fatte nel corso della vita lavorativa.

La pensione non è un premio finale, ma la somma di scelte e di continuità contributiva”, ha spiegato Fava, sottolineando l’importanza di iniziare a lavorare e versare contributi il prima possibile e di evitare percorsi lavorativi troppo frammentati.

Le tre condizioni per garantire la sostenibilità delle pensioni

Nel corso dell’intervista Fava ha indicato anche quali sono, secondo lui, i fattori decisivi per garantire la sostenibilità del sistema pensionistico nel lungo periodo. Il presidente dell’Inps ha spiegato che il futuro della previdenza dipenderà soprattutto da tre elementi chiave.

Il primo è la partecipazione al lavoro. Più persone lavorano, maggiore è il numero di contribuenti che versano contributi nel sistema previdenziale, aumentando così le risorse disponibili per pagare le pensioni.

Il secondo elemento è la continuità contributiva. Fava ha sottolineato come carriere lavorative troppo frammentate o caratterizzate da lunghi periodi senza contributi possano incidere negativamente sulla pensione futura e, più in generale, sulla stabilità del sistema.

Il terzo fattore riguarda invece la capacità del Paese di sostenere le scelte di vita dei giovani, favorendo percorsi professionali stabili e prospettive di crescita economica e lavorativa.

Secondo Fava, se queste tre leve funzionano insieme il sistema previdenziale può reggere nel tempo. Al contrario, se partecipazione al lavoro, continuità contributiva e sostegno ai giovani dovessero venire meno, le difficoltà per il sistema pensionistico diventerebbero inevitabili.

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