Pensioni, cambia l’età pensionabile per chi ha iniziato a lavorare da minorenne

Simone Micocci

3 Marzo 2026 - 09:42

Cambia Quota 41: non basteranno più 41 anni di contributi per smettere di lavorare indipendentemente dall’età. Ma c’è un’eccezione.

Pensioni, cambia l’età pensionabile per chi ha iniziato a lavorare da minorenne

Le nuove regole per andare in pensione avranno ripercussioni anche sull’opzione anticipata riservata ai precoci, conosciuta come Quota 41.

Non ci sono quindi buone notizie per coloro che hanno iniziato a lavorare già prima del compimento dei 18 anni di età: per loro si avvicina il momento di dire “addio” alla Quota 41 così come l’abbiamo conosciuta, perché diventerà prima Quota 41,1 e poi Quota 41,3.

Anche su questa misura, infatti, si applica l’adeguamento alla speranza di vita che scatterà da gennaio 2027, e ufficializzato dall’Inps, con un ulteriore incremento nel biennio successivo. Di conseguenza non saranno più sufficienti 41 anni di contributi per smettere di lavorare: serviranno prima 1 mese in più e poi, dal 2028, 3 mesi complessivi in più rispetto al requisito attuale.

Un aumento che di fatto segna un ulteriore passo verso il ridimensionamento della misura, già oggi limitata a una platea ristretta. Tra i requisiti, infatti, resta fondamentale quello di aver maturato almeno un contributo settimanale entro il 31 dicembre 1995: una condizione che, con il passare degli anni, sarà sempre più difficile da soddisfare e che restringerà progressivamente l’accesso alla Quota 41.

Come funziona Quota 41 oggi

Oggi Quota 41 consente di andare in pensione con 41 anni di contributi, indipendentemente dall’età anagrafica, ma non è una misura aperta a tutti.

È riservata ai lavoratori precoci, ossia a chi ha maturato almeno 12 mesi di contributi effettivi prima del compimento dei 19 anni, e solo se rientra in una delle categorie tutelate: disoccupati che hanno terminato la Naspi da almeno 3 mesi, caregiver che assistono da almeno 6 mesi un familiare con handicap grave, invalidi civili con percentuale pari o superiore al 74%, oppure addetti a mansioni gravose o usuranti.

È inoltre necessario non essere contributivi puri: resta infatti il vincolo di aver versato almeno un contributo prima del 1° gennaio 1996. La domanda per il riconoscimento delle condizioni va presentata entro il 1° marzo di ogni anno e, una volta maturati i requisiti, la pensione decorre dopo una finestra mobile di 3 mesi. Non sono previste penalizzazioni nel calcolo dell’assegno, che viene determinato con le regole ordinarie, ma l’uscita anticipata comporta comunque meno contributi versati e quindi un importo potenzialmente più basso.

Come funziona Quota 41 nel 2027 e 2028

Dal 2027, però, anche Quota 41 sarà interessata dall’adeguamento alla speranza di vita, con un aumento del requisito contributivo che porterà progressivamente la soglia oltre i 41 anni. In sostanza, per la generalità dei profili ammessi - disoccupati, caregiver e invalidi - non basteranno più 41 anni “secchi” di contributi: il requisito salirà di alcuni mesi (prima 1 mese, poi 3 mesi) nel biennio 2027-2028, determinando uno slittamento dell’uscita.

C’è però un’eccezione importante. Restano esclusi dall’adeguamento i lavoratori addetti a mansioni gravose e usuranti che rispettano i requisiti temporali previsti dalla normativa: aver svolto l’attività gravosa o usurante per almeno 7 anni negli ultimi 10, oppure per almeno 6 anni negli ultimi 7. In questi casi continuerà ad applicarsi il requisito dei 41 anni di contributi senza incrementi legati alla speranza di vita.

Quando ci sarà l’addio a Quota 41?

Ma attenzione: per Quota 41 si prospetta un progressivo esaurimento naturale. Come visto sopra, infatti, la misura è oggi riservata ai lavoratori precoci che abbiano maturato almeno un contributo prima del 1° gennaio 1996: un requisito che, con il passare degli anni, riduce inevitabilmente la platea dei potenziali beneficiari.

Chi ha iniziato a lavorare dopo il 1996 - i cosiddetti contributivi puri - è già escluso, così come chi opta per il computo nella Gestione separata. Questo significa che le nuove generazioni di lavoratori, anche se precoci, non potranno accedere alla misura alle condizioni attuali, pertanto, intorno al 2040, Quota 41 (che nel frattempo potrebbe essere diventata Quota 42) finirà in disuso per impossibilità di maturare il suddetto requisito della settimana contributiva maturata entro il 31 dicembre 1995.

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