Pensioni molto prima dei 67 anni per chi ha problemi di salute. Ecco quali

Simone Micocci

26 Febbraio 2026 - 10:12

Pensione anticipata per invalidità: con l’80% si può uscire a 60 anni (55 le donne), con il 74% accesso a Quota 41 o Ape Sociale. Ecco tutti i requisiti da soddisfare.

Pensioni molto prima dei 67 anni per chi ha problemi di salute. Ecco quali

In Italia solitamente si va in pensione a 67 anni, o perlomeno questo è il limite legale per la pensione di vecchiaia fissato dalla legge Fornero che tuttavia prevede delle eccezioni.

Ad esempio, come abbiamo avuto modo di spiegare, vanno molto prima in pensione coloro che svolgono determinate professioni considerate particolarmente faticose, ma non è tutto: ci sono casi in cui anche dei problemi di salute consentono di smettere di lavorare molto prima rispetto al compimento dei 67 anni di età.

Ci sono condizioni di salute, infatti, che non portano all’applicazione della legge Fornero, e neppure della riforma Amato del 1992. Quando ci sono problemi - psico-fisici - che portano al riconoscimento dell’invalidità civile, sopra una certa percentuale, allora il diritto al pensionamento scatta molto prima rispetto ai 67 anni. Vediamo quando.

Pensione per invalidi con percentuale pari o superiore all’80%

Lo “sconto” in questione si applica per coloro che hanno problemi di salute tali da portare al riconoscimento di una percentuale d’invalidità piuttosto alta, pari all’80% (o superiore). Serve quindi rispettare tutto l’iter previsto dalla normativa, partendo dalla richiesta di invalidità all’Inps per poi proseguire con l’accertamento da parte della commissione medica.

E in caso di consegna dell’apposito verbale con raggiungimento di almeno l’80% di invalidità, ecco che è possibile andare in pensione molto prima rispetto ai 67 anni della pensione di vecchiaia descritta dalla Fornero: nel dettaglio, questi possono smettere di lavorare a 60 anni se uomini, 55 anni nel caso delle donne. Il requisito contributivo è lo stesso della pensione di vecchiaia, pari a 20 anni.

Attenzione però perché c’è una finestra mobile di 12 mesi di cui tener conto: la pensione decorre dopo un anno esatto, pertanto si può dire più correttamente che questi ci vanno a 61 anni se uomini, 56 anni se donne.

Pensione per invalidi con percentuale pari o superiore al 74%

Chi non raggiunge l’80% di invalidità ma supera almeno il 74%, può invece guardare ad altre forme di flessibilità.

Ad esempio, a questi è riservata la possibilità di smettere di lavorare al raggiungimento dei 41 anni di contributi (1 anno e 10 mesi di sconto rispetto alla pensione anticipata nel caso degli uomini, 10 mesi per le donne), ma solamente nel caso in cui allo stesso tempo siano anche lavoratori precoci: questo significa che devono aver maturato almeno 12 mesi di contributi prima del compimento dei 19 anni di età. Inoltre, almeno un contributo settimanale deve essere maturato entro il 31 dicembre 1996.

Altra possibilità di “anticipo” per gli invalidi con percentuale superiore al 74% è quella prevista dall’Ape Sociale, per la quale serve aver maturato almeno 30 anni di contributi. In questo caso si può smettere di lavorare a 63 anni e 5 mesi di età, ricorrendo a una misura di sostegno che va a sostituire la pensione per tutto il tempo che manca dal raggiungimento della soglia di vecchiaia, attraverso un’indennità sostitutiva di massimo 1.500 euro.

Ma quali sono i problemi di salute che ti mandano in pensione prima?

Ma attenzione, non basta avere dei piccoli problemi di salute per andare in pensione prima dei 67 anni. Come abbiamo visto nei paragrafi precedenti, la possibilità di anticipare l’uscita dal lavoro è riservata esclusivamente a chi ottiene un riconoscimento formale di invalidità elevata, al termine di uno specifico iter sanitario davanti alle commissioni medico-legali.

In altre parole, non è sufficiente soffrire di una patologia cronica o avere una diagnosi importante: ciò che conta è la riduzione della capacità lavorativa che quella malattia determina.

A tal proposito, l’Inps mette a disposizione linee guida dettagliate con l’elenco delle patologie considerate invalidanti - che spaziano da gravi malattie cardiache e respiratorie a patologie neurologiche come sclerosi multipla e Parkinson, fino a tumori, insufficienze d’organo e malattie genetiche - ma la presenza della malattia, da sola, non basta. Serve che la commissione attribuisca una percentuale di invalidità adeguata alla gravità del caso.

E anche quando l’invalidità è pari o superiore all’80%, requisito che consente l’accesso alla pensione di vecchiaia anticipata (61 anni per gli uomini e 56 per le donne, tenendo conto della finestra mobile di 12 mesi), non è sufficiente il solo verbale di invalidità civile. È necessario che venga accertata l’invalidità specifica, ossia che la patologia incida concretamente sulla professione svolta, rendendo impossibile o estremamente difficoltoso continuare a svolgere la maggior parte delle mansioni previste dal proprio impiego.

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