Chi svolge un lavoro faticoso va in pensione prima. Lo sconto previsto dalla normativa sta per aumentare fino a 8 mesi.
Non tutti i lavoratori devono attendere i 67 anni per andare in pensione. Esistono infatti alcune eccezioni che consentono di anticipare l’uscita dal lavoro grazie a uno sconto sull’età pensionabile, riconosciuto in presenza di specifici requisiti.
Oggi questa riduzione è pari a 5 mesi, ma è destinata ad aumentare nei prossimi anni: con il meccanismo di adeguamento alla speranza di vita, già previsto dalla normativa, lo sconto salirà progressivamente fino a 8 mesi entro il 2028. Un cambiamento che si inserisce nel più ampio quadro degli adeguamenti automatici, che porteranno invece un aumento di 3 mesi dell’età per la pensione di vecchiaia tra il 2027 e il 2028.
Non si tratta però di una possibilità aperta a tutti. L’anticipo è riconosciuto solo a chi svolge determinate attività o rientra in precise condizioni, spesso legate a lavori particolarmente gravosi o usuranti.
Capire chi può beneficiare di questo sconto sulla pensione, come funziona oggi e cosa cambierà nei prossimi anni è fondamentale per chi sta pianificando l’uscita dal lavoro. Vediamo quindi nel dettaglio quali sono i requisiti richiesti e quali novità bisogna aspettarsi.
Come funziona lo sconto di 5 mesi per la pensione di vecchiaia
Come anticipato, la legge Fornero prevede un aggiornamento periodico dei requisiti pensionistici in base all’andamento della speranza di vita. Si tratta di un meccanismo automatico che, ad esempio, nel 2019 ha portato l’età per la pensione di vecchiaia a 67 anni, a seguito di un incremento di 5 mesi.
Questo adeguamento, però, non si applica in modo uniforme a tutti i lavoratori. La normativa ha infatti previsto una tutela specifica per chi svolge attività particolarmente gravose o usuranti, escludendo queste categorie dagli aumenti legati alla longevità, a condizione che sia soddisfatto un requisito contributivo minimo di 30 anni.
È proprio su questo punto che si inserisce la disciplina dello sconto sull’età pensionabile: per questi lavoratori, oltre al blocco degli adeguamenti, è riconosciuta anche una riduzione rispetto ai requisiti ordinari, destinata a diventare ancora più rilevante nei prossimi anni.
Per queste categorie l’adeguamento di 5 mesi legato alla speranza di vita non si applica, con la conseguenza che il requisito per la pensione di vecchiaia resta fermo a 66 anni e 7 mesi, invece dei 67 anni previsti per la generalità dei lavoratori.
Si tratta di una deroga importante, pensata per tutelare chi svolge attività particolarmente impegnative dal punto di vista fisico o caratterizzate da condizioni di lavoro più usuranti rispetto alla media.
Ricordiamo che rientrano tra le attività gravose e usuranti diverse professioni: dagli operai dell’industria estrattiva e dell’edilizia a chi si occupa della manutenzione degli edifici, passando per i conduttori di gru e macchinari per la perforazione. Ci sono poi i conducenti di mezzi pesanti e camion, il personale viaggiante ferroviario, gli infermieri e le ostetriche che lavorano su turni, così come gli addetti all’assistenza di persone non autosufficienti.
Nell’elenco figurano anche gli insegnanti della scuola dell’infanzia e gli educatori degli asili nido, insieme a facchini, addetti alle pulizie e operatori ecologici. Non mancano gli operai agricoli, i pescatori, i lavoratori del settore siderurgico e del vetro ad alte temperature, oltre ai marittimi imbarcati e al personale viaggiante dei trasporti marittimi.
Un insieme ampio e articolato di professioni accomunate da un elemento chiave: condizioni di lavoro più gravose che giustificano un accesso anticipato alla pensione rispetto alle regole ordinarie.
L’esclusione dall’adeguamento vale però solo se l’attività gravosa è stata svolta per almeno 7 anni negli ultimi 10 di lavoro effettivo.
Sono poi compresi nello sconto anche gli addetti alle lavorazioni particolarmente faticose e pesanti: tra questi i lavoratori impegnati in mansioni usuranti, i lavoratori notturni con una determinata permanenza nel lavoro notturno, gli addetti alla cosiddetta linea catena e i conducenti di veicoli adibiti al trasporto pubblico collettivo con capienza non inferiore a nove posti.
Sconto di 6 e 8 mesi tra il 2027 e il 2028
Il quadro appena descritto non resterà immutato con il prossimo adeguamento, in programma l’1 gennaio 2027. Con la legge di Bilancio 2026 viene infatti previsto il blocco dei prossimi adeguamenti alla speranza di vita per le stesse categorie già oggi tutelate. In particolare, non si applicheranno né l’aumento di 1 mese dal 1° gennaio 2027 né quello ulteriore di 2 mesi dal 1° gennaio 2028.
Questo significa che, mentre per la generalità dei lavoratori l’età per la pensione di vecchiaia salirà progressivamente oltre i 67 anni, per usuranti, notturni e addetti alle mansioni gravose i requisiti resteranno fermi fino al 31 dicembre 2028. È proprio da qui che nasce l’ampliamento dello “sconto”: ai 5 mesi già non applicati dal 2019 si sommano i nuovi 3 mesi, portando la differenza a 6 mesi nel 2027 e fino a 8 mesi nel 2028 rispetto alla disciplina ordinaria.
Sempre a patto, però, di aver maturato almeno 30 anni di contributi (invece dei soliti 20 richiesti per la pensione di vecchiaia).
Attenzione poi, perché il prossimo adeguamento si applica anche a coloro che svolgono attività gravosa o usurante per almeno 6 anni negli ultimi 7, mentre lo sconto di 5 mesi richiede lo svolgimento per almeno 7 anni negli ultimi 10.
Ci troviamo, quindi, di fronte a una differenza di trattamento: lo sconto di 5 mesi continua a valere solo per quest’ultimi, i quali continuano a poter andare in pensione a 66 anni e 7 mesi fino al 31 dicembre 2028. Per coloro che invece hanno svolto una delle suddette professioni per 6 anni negli ultimi 7, possono godere di uno sconto di soli 1 o 2 mesi, potendo smettere di lavorare a 67 anni anche nel prossimo biennio.
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