Aumento delle pensioni per chi prende meno di 1.000 euro (e non solo): ecco come cambiano gli importi nel 2027.
4,6 milioni di persone: è questa la platea interessata dagli aumenti delle pensioni sotto i 1.000 euro in programma a inizio 2027. Come emerge dai dati Inps, infatti, il numero di pensionati che percepise un assegno molto basso resta particolarmente elevato, confermando come in Italia esista un problema strutturale sul fronte previdenziale, destinato peraltro a rischiare di aggravarsi nei prossimi anni con l’ampliamento della quota di pensione calcolata con il sistema contributivo.
La buona notizia è che, così come accade per gli importi di pensione più elevati, anche per chi prende meno di 1.000 euro sono previsti aumenti finalizzati almeno a garantire un assegno più adeguato. Anche perché, va detto, in molti casi siamo ancora molto lontani dalla soglia dei 1.000 euro mensili, ed è per questo che assumono particolare rilevanza strumenti come la rivalutazione straordinaria riconosciuta in questi anni a chi percepisce un assegno inferiore al trattamento minimo previsto dalla legge, così come altre maggiorazioni, dalla quattordicesima all’incremento al milione.
Si tratta di misure che servono a dare un po’ di sollievo a chi vive con una pensione molto bassa e che, anno dopo anno, beneficiano di un adeguamento per effetto del meccanismo di rivalutazione legato all’inflazione.
Resta il fatto che siamo ancora molto lontani dagli aumenti annunciati in passato in campagna elettorale, quando il compianto Silvio Berlusconi aveva promesso di portare tutte le pensioni a un minimo di 1.000 euro. Oggi quella soglia, salvo il caso particolare della Provincia autonoma di Bolzano, non viene neppure lontanamente raggiunta dalla generalità dei pensionati con assegni bassi.
Ma andiamo con ordine e facciamo il punto sugli aumenti delle pensioni previsti per il 2027 per coloro che prendono meno di 1.000 euro al mese. Anche perché c’è un aspetto importante da chiarire subito: la rivalutazione straordinaria applicata agli importi inferiori al trattamento minimo, almeno per il momento, non risulta confermata per il prossimo anno.
La rivalutazione ordinaria
Come abbiamo già avuto modo di anticipare, all’interno del Documento programmatico di bilancio c’è una prima stima rispetto a quello che dovrebbe essere il tasso di inflazione registrato per il 2026, utilizzato quindi per la rivalutazione delle pensioni in programma a gennaio 2027.
Complice quanto sta succedendo in Medio Oriente, con un netto incremento dei costi dell’energia, l’inflazione ha ripreso ad aumentare, tanto che per quest’anno si stima un tasso pari al 2,8%, esattamente il doppio rispetto a quanto registrato nel 2025.
Una percentuale che, se confermata, verrà applicata interamente sulle pensioni di importo inferiore a 1.000 euro, in quanto la rivalutazione è piena per gli assegni che non superano le 4 volte il valore del trattamento minimo, per una soglia quindi di circa 2.400 euro.
Questo significa che per una pensione di 300 euro è previsto un aumento di 8,40 euro al mese, mentre per chi ne prende 500 l’incremento sarebbe di 14 euro. Per una pensione di 800 euro, invece, l’aumento arriverebbe a 22,40 euro mensili.
L’aumento massimo, restando nella platea di chi percepisce meno di 1.000 euro, è di 28 euro per chi ha una pensione di 1.000 euro al mese. L’importo della pensione minima, oggi pari a 611,85 euro, salirebbe invece a circa 628,98 euro, con un incremento mensile di poco più di 17 euro.
La rivalutazione straordinaria
Oggi, per le pensioni di importo inferiore al trattamento minimo, pari a 611,85 euro, si applica anche una rivalutazione straordinaria dell’1,3%, che ha portato la soglia effettiva della pensione minima a raggiungere quota 619,80 euro.
Se confermata anche per il 2027, e applicata dopo la rivalutazione ordinaria stimata al 2,8%, la maggiorazione straordinaria porterebbe l’importo della pensione minima a circa 637,16 euro mensili.
Tuttavia, è bene utilizzare la formula ipotetica, perché per il momento questo strumento non risulta confermato. La legge di Bilancio 2025, infatti, lo ha previsto solamente per il 2026, senza stanziare le risorse necessarie per il prossimo anno. Servirà quindi un nuovo intervento in manovra per prorogarlo anche nel 2027: in caso contrario, per le pensioni inferiori al trattamento minimo ci sarebbero circa 8,18 euro al mese in meno rispetto all’importo potenzialmente raggiungibile con la rivalutazione straordinaria.
L’incremento al milione
È invece confermata anche nel 2027 la maggiorazione conosciuta come incremento al milione, spettante a chi percepisce una pensione inferiore al trattamento minimo - escludendo quindi buona parte di coloro che prendono meno di 1.000 euro - e ha un’età pari ad almeno 70 anni. Limite che può essere ridotto, per un massimo di 5 anni, di 1 anno ogni 5 anni di contribuzione.
Il valore dell’incremento al milione è pari a 136,44 euro, a cui l’ultima legge di Bilancio ha aggiunto ulteriori 20 euro. Pertanto, nel 2027 l’importo della maggiorazione dovrebbe essere pari ad almeno 156,44 euro mensili, salvo eventuali ulteriori adeguamenti legati alla rivalutazione annuale.
In questo caso, quindi, il beneficio può portare l’importo complessivo della pensione a una soglia sensibilmente più alta rispetto al trattamento minimo, pur restando comunque lontano dall’obiettivo dei 1.000 euro mensili.
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