Pensioni, prime anticipazioni sul prossimo aumento

Simone Micocci

13 Giugno 2026 - 09:29

Aumento delle pensioni a gennaio 2027: ecco le prime anticipazioni sui nuovi importi di trattamenti previdenziali e assistenziali.

Pensioni, prime anticipazioni sul prossimo aumento

Di quanto aumentano le pensioni nel 2027?

Le pensioni aumentano a inizio 2027 per effetto della rivalutazione, il meccanismo che adegua gli importi dei trattamenti previdenziali e assistenziali al costo della vita.

In un contesto in cui l’inflazione sta tornando a correre, tanto che la Bce è intervenuta nuovamente sui tassi di interesse per raffreddare la dinamica dei prezzi, cresce l’attenzione sulla prossima perequazione e sull’aumento che ne deriverà per gli assegni.

Il tema è particolarmente rilevante perché, quando i prezzi salgono, le pensioni perdono potere d’acquisto. L’inflazione registrata a maggio 2026 è stata pari al 3,2% su base annua, a conferma di quanto si stia spendendo di più rispetto allo scorso anno per beni e servizi essenziali, a partire dall’energia e dai prodotti di largo consumo.

Tradotto in termini pratici, una pensione che non viene rivalutata vale meno: con un’inflazione al 3,2%, un assegno da 1.000 euro conserva un potere d’acquisto reale di circa 969 euro rispetto all’anno precedente, con una perdita potenziale di poco più di 30 euro al mese.

Da qui la domanda: a quanto ammonterà l’inflazione a fine anno? La risposta è molto importante, perché proprio dall’andamento dei prezzi nel 2026 dipenderà l’incremento delle pensioni nel 2027.

Come noto, per la perequazione si utilizza l’indice Foi senza tabacchi, rilevato dall’Istat e calcolato in via definitiva solo a fine anno. Per avere un dato ufficiale bisognerà quindi attendere l’autunno, quando verranno definite anche le informazioni necessarie per il calcolo delle nuove pensioni, tra cui i coefficienti di trasformazione.

Al momento, dunque, non è possibile sapere con certezza di quanto aumenteranno le pensioni nel 2027. Tuttavia, un’indicazione utile arriva dal Documento di finanza pubblica, approvato dal governo lo scorso aprile, nel quale viene fornita una prima stima dell’inflazione attesa per il 2026. Si tratta, è bene precisarlo, di una previsione macroeconomica che non coincide automaticamente con l’indice Foi utilizzato per la rivalutazione, ma che consente comunque di stimare l’ordine di grandezza del possibile aumento.

Secondo queste previsioni, l’inflazione nel 2026 dovrebbe attestarsi al 2,8%. Se il dato venisse confermato anche dall’indice utilizzato per la perequazione, gli assegni pensionistici potrebbero beneficiare dal 1° gennaio 2027 di un aumento più consistente rispetto a quello riconosciuto nel 2026, quando la rivalutazione si è fermata all’1,4%.

Di quanto aumentano le pensioni?

Laddove la previsione del governo dovesse essere centrata e anche l’indice Foi dovesse essere pari al 2,8%, di quanto aumenterebbero le pensioni? Il meccanismo utilizzato - per quanto la Corte Costituzionale abbia legittimato i tagli - dovrebbe essere ancora quello tradizionale, secondo il quale gli importi fino a 4 volte il valore del trattamento minimo - oggi pari a 611,85 euro, vengono adeguati al 100% del tasso. Sopra le 4 volte ed entro le 5 volte, invece, la rivalutazione è pari al 90% del tasso ma solo per la parte che eccede le 4 volte. Sopra le 5 volte, invece, la rivalutazione è al 75%.

In base a questo sistema, per una pensione fino a 4 volte il minimo - quindi fino a circa 2.447 euro lordi mensili - la rivalutazione sarebbe piena. In questo caso, l’aumento sarebbe del 2,8% sull’intero importo: ad esempio, un assegno da 1.000 euro salirebbe di circa 28 euro (lordi) al mese, mentre uno da 1.500 euro aumenterebbe di circa 42 euro.

Per le pensioni comprese tra 4 e 5 volte il minimo (fino a circa 3.060 euro), invece, l’incremento si calcola in due parti: il 2,8% pieno fino alla soglia delle 4 volte il minimo e il 90% del tasso - quindi circa il 2,52% - sulla parte eccedente. Questo significa che, ad esempio, una pensione da 2.800 euro vedrebbe un aumento complessivo leggermente inferiore al 2,8%, attestandosi intorno ai 70 euro mensili.

Infine, per gli assegni oltre le 5 volte il minimo, la quota eccedente viene rivalutata al 75% del tasso, cioè circa al 2,1%. In questi casi l’aumento percentuale complessivo si riduce ulteriormente: una pensione da 3.500 euro, ad esempio, potrebbe crescere di poco più di 80 euro al mese.

A tal proposito, ecco una tabella che sintetizza gli aumenti previsti con un tasso al 2,8%.

Pensione Aumento Pensione rivalutata
1.000 +28 1.028
1.200 +33,6 1.233,6
1.400 +39,2 1.439,2
1.600 +44,8 1.644,8
1.800 +50,4 1.850,4
2.000 +56 2.056
2.200 +61,6 2.261,6
2.400 +67,2 2.467,2
2.600 +71,9 2.671,9
2.800 +76,9 2.876,9
3.000 +81,9 3.081,9
3.200 +86,1 3.286,1
3.400 +90,3 3.490,3
3.600 +94,5 3.694,5
3.800 +98,7 3.898,7
4.000 +102,9 4.102,9
4.200 +107,1 4.307,1
4.400 +111,3 4.511,3
4.600 +115,5 4.715,5
4.800 +119,7 4.919,7
5.000 +123,9 5.123,9

Pensioni 2027, aumentano anche minima, Assegno sociale e invalidità

La rivalutazione delle pensioni non riguarda solamente gli assegni previdenziali in senso stretto, ma anche alcune prestazioni assistenziali collegate alla pensione o riconosciute a chi si trova in particolari condizioni economiche o sanitarie.

Se il tasso di rivalutazione dovesse attestarsi intorno al 2,8%, come indicato dalle prime stime sull’inflazione attesa nel 2026, il trattamento minimo passerebbe dagli attuali 611,85 euro a circa 628,98 euro al mese, con un aumento di poco più di 17 euro. Diverso il caso di chi oggi beneficia della maggiorazione straordinaria sulle minime, che nel 2026 porta l’importo a 619,80 euro: questa misura, salvo proroghe in legge di Bilancio, non è al momento prevista anche per il 2027.

L’aumento riguarderebbe anche l’Assegno sociale, oggi pari a 546,24 euro mensili. Con una rivalutazione del 2,8%, l’importo salirebbe a circa 561,54 euro al mese, mentre il limite di reddito personale passerebbe da 7.101,12 euro annui a circa 7.300 euro. Per i coniugati, invece, la soglia salirebbe da 14.202,24 euro a circa 14.600 euro.

Quanto alle pensioni di invalidità civile, l’importo ordinario oggi pari a circa 338 euro mensili salirebbe a circa 347,46 euro, con un aumento di poco inferiore a 10 euro al mese. Per i ciechi assoluti non ricoverati si passerebbe invece da 365,53 euro a circa 375,77 euro, mentre per i ciechi parziali l’importo salirebbe da 224,30 euro a circa 230,58 euro.

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