Nuove regole per il calcolo delle pensioni. Gli importi saranno più bassi (per chi ci va dal 2027).
Alla fine di quest’anno, intorno al mese di novembre, il ministero del Lavoro andrà ad ufficializzare i nuovi criteri di calcolo delle pensioni per chi ci va con il sistema contributivo, intervenendo sul cosiddetto coefficiente di trasformazione.
Si tratta di quel parametro che una volta applicato sul montante contributivo - ossia sull’insieme dei contributi maturati dal lavoratore - restituisce l’importo annuo della pensione.
Più è basso, quindi, e meno gli anni di lavoro vengono valorizzati. A tal proposito, come sappiamo la legge Fornero ha previsto che i requisiti per andare in pensione vengono adeguati periodicamente, ogni due anni esattamente, una regola che ad esempio comporterà già nel 2027 un incremento dell’età pensionabile. È bene sapere, però, che se da una parte sappiamo già di quanto si andrà in pensione più tardi, dall’altra resta ancora da capire di quanto si abbassano le pensioni.
Perché appunto, quel che pochi sanno è che le speranze di vita incidono anche su un altro parametro, quale appunto il calcolo della pensione: questo perché se si vive di più si abbassano anche i coefficienti di trasformazione, riducendo così gli importi (a parità di montante contributivo).
Cosa sono i coefficienti di trasformazione
Per capire meglio cosa può succedere, ecco una breve “lezione” su cosa sono i coefficienti di trasformazione e su come si applicano alla pensione. Siamo nell’ambito della parte di pensione calcolata con il sistema contributivo, quindi per i periodi contributivi successivi all’1 gennaio 1996, oppure all’1 gennaio 2012 per coloro che al 31 dicembre 1995 avevano maturato 18 anni di contributi.
In questo caso la pensione è calcolata prendendo tutti i contributi versati in carriera dal lavoratore - pari ad esempio al 33% della retribuzione lorda nel caso dei lavoratori dipendenti - che vengono rivalutati periodicamente sulla base dell’inflazione.
Da questa operazione ne risulta quello che definiamo montante contributivo, sul quale al momento di andare in pensione si applica appunto il cosiddetto coefficiente di trasformazione. Nel dettaglio, si tratta di una percentuale tanto più alta quanto più si ritarda il collocamento in quiescenza: a parità di montante contributivo, quindi, rende di più andare in pensione in età avanzata rispetto a chi invece lo fa in anticipo.
Per capire meglio, ecco quali sono i coefficienti di trasformazione oggi, validi per chi va in pensione entro il 31 dicembre 2026:
| Età | Divisori | Valori |
|---|---|---|
| 57 | 23,789 | 4,204% |
| 58 | 23,213 | 4,308% |
| 59 | 22,631 | 4,419% |
| 60 | 22,044 | 4,536% |
| 61 | 21,453 | 4,661% |
| 62 | 20,857 | 4,795% |
| 63 | 20,258 | 4,936% |
| 64 | 19,656 | 5,088% |
| 65 | 19,049 | 5,250% |
| 66 | 18,441 | 5,423% |
| 67 | 17,831 | 5,608% |
| 68 | 17,218 | 5,808% |
| 69 | 16,600 | 6,024% |
| 70 | 15,980 | 6,258% |
| 71 | 15,360 | 6,510% |
Prendiamo come esempio due lavoratori, entrambi con un montante contributivo di 300.000 euro di cui uno va in pensione a 67 anni e l’altro a 62. Il primo avrà una pensione annua lorda pari a 16.824 euro, mentre chi ci è andato prima di 14.385 euro. Aver anticipato il collocamento in quiescenza, quindi, ha determinato una pensione più bassa di circa 2.450 euro, ecco perché - come consigliamo spesso - è sempre opportuno farsi qualche calcolo rispetto alla convenienza di andare prima in pensione.
I nuovi coefficienti di trasformazione
Come anticipato, bisognerà attendere intorno a novembre 2026 per conoscere i nuovi coefficienti di trasformazione. Quel che è certo, però, è che saranno meno convenienti rispetto a quelli attuali, in quanto nel frattempo sono cresciute le speranze di vita. Questo significa che, a parità di contributi e di età di pensionamento, la pensione per chi ci andrà nel biennio 2027-2028 sarà più bassa rispetto a chi invece ci è andato in questi anni.
Una regola voluta appunto dalla legge Fornero che va a penalizzare i lavoratori, ancora una volta a causa delle speranze di vita. Anche questo meccanismo, d’altronde, va a garantire sostenibilità al sistema pensionistico andando a ridurre gli importi delle pensioni (e di conseguenza anche i costi a carico dello Stato) e allo stesso tempo disincentiva al pensionamento anticipato.
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