Quali conseguenze, per te, ora che la BCE è tornata ad alzare i tassi di interesse? Ecco tutto quello che devi sapere.
Oggi la Banca Centrale Europea (BCE) ha alzato i tassi di interesse di 25 punti base, ovvero dello 0,25%, una novità che nella vita reale di milioni di italiani e del resto dei cittadini dell’Eurozona si traduce in rate più alte, prestiti più cari e qualche opportunità in più per chi risparmia.
Se non hai la minima idea di cosa sia la BCE o di come funzioni il meccanismo dei tassi, non preoccuparti. Questa analisi è per te.
Cos’è la BCE e cosa ha fatto?
La Banca Centrale Europea è la banca centrale dei Paesi che hanno aderito all’unione monetaria (Italia compresa) e che compongono, di conseguenza, la cosiddetta Eurozona. Il suo compito, tra i tanti, è decidere a che prezzo le banche commerciali (quelle dove hai il tuo conto) possono prendere soldi in prestito. Questo prezzo si chiama tasso di interesse.
Quando la BCE alza i tassi, le banche pagano di più per finanziarsi e, siccome le banche non lavorano in perdita, girano quel costo in più sui loro clienti, il che si traduce in mutui, prestiti e finanziamenti più cari.
Cosa devi sapere se hai un mutuo a tasso variabile
I mutui a tasso variabile sono agganciati all’Euribor, un indice che riflette il costo del denaro nel mercato interbancario europeo e che sale quando la BCE alza i tassi. Per un mutuo a tasso variabile da 200.000 euro con 20 anni residui, un rialzo di 25 punti base porta a un aumento stimato della rata mensile di circa 25-30 euro. Un aumento “sopportabile”, ma questo potrebbe non essere l’unico rialzo dell’anno e, se così fosse, l’impatto complessivo potrebbe superare i 70-100 euro mensili in più rispetto a qualche mese fa, per un aumento di 840-1.200 euro l’anno.
Potrebbe essere il momento giusto per valutare una surroga, cioè il trasferimento del mutuo a un’altra banca a condizioni migliori, gratuita per legge.
Se sei in fase di valutazione di un mutuo forse ti sarai già accorto che il quadro è cambiato rispetto a pochi mesi fa. I tassi fissi si basano sull’Eurirs, un indice diverso dall’Euribor ma anch’esso in salita nelle ultime settimane, perché il mercato ha già incorporato le aspettative di rialzo. Le offerte a tasso fisso che vedi oggi sono già più care di quelle di febbraio.
Cosa devi sapere se hai un prestito personale o un finanziamento in corso
Dipende dal contratto. Se il tasso è fisso, come spesso avviene sui prestiti personali, non cambia nulla fino alla scadenza, ma se è variabile, l’aggravio è simile a quello dei mutui, proporzionato all’importo residuo. La stabilità dei primi mesi potrebbe quindi lasciare spazio a un progressivo aumento del TAEG sui nuovi prestiti, limitando così la domanda di credito, specialmente tra le famiglie giovani. Se stai pensando di chiedere un prestito, farlo oggi potrebbe costare meno che farlo tra tre mesi.
Cosa succede ai tuoi risparmi dopo il rialzo dei tassi BCE?
Chi ha soldi fermi sul conto corrente, e in Italia sono tanti, potrebbe iniziare a trovare condizioni più interessanti sui conti deposito e sui titoli di Stato perché, quando il costo del denaro sale, tendenzialmente le banche devono offrire di più per raccogliere liquidità e lo Stato paga cedole più generose per finanziarsi.
Fino a pochi mesi fa, i conti deposito vincolati più competitivi si attestavano intorno al 2,5-2,8% lordo annuo su vincoli a 12 mesi ma, con il rialzo di oggi e le aspettative di un altro intervento entro fine anno, le offerte più aggressive potrebbero salire verso il 3,2-3,5% lordo, intorno al 2,4-2,6% netto dopo la tassazione al 26%. Su 10.000 euro vincolati per 12 mesi, un conto deposito al 3% lordo ti rende 220 euro netti circa, circa 259 euro con un tasso al 3,5%.
Fronte obbligazionario, i BTP rendono già sopra il 3% netto annuo nelle scadenze medie. E con i tassi in rialzo, quella finestra potrebbe tendere ad allargarsi ancora perché, quando i tassi salgono, i prezzi dei titoli già in circolazione scendono per renderli competitivi con le nuove emissioni a rendimento più alto. Chi compra oggi sul mercato secondario porta a casa rendimenti più generosi di qualche mese fa.
Se la BCE alzasse i tassi un’altra volta entro settembre, portando il tasso sui depositi circa il 2,50%, è ragionevole attendersi BTP a 5 anni con rendimento netto intorno al 3,2-3,4%. Su 10.000 euro investiti significherebbero circa 320-340 euro netti l’anno, esenti dall’imposta di successione e fuori dal calcolo ISEE fino a 50.000 euro complessivi. Se invece la BCE si fermasse qui e l’inflazione scendesse più rapidamente del previsto, i rendimenti potrebbero stabilizzarsi o scendere leggermente, il che renderebbe ancora più interessante comprare oggi, prima che il mercato si aggiusti al ribasso. C’è però un rischio per chi compra BTP oggi per poi rivenderli prima della scadenza. Se i tassi continuassero a salire, il prezzo del titolo sul mercato secondario scenderebbe.
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