Cos’è l’indice FOI ISTAT, come funziona, come si calcola e a cosa serve per affitti, assegni di mantenimento, TFR e BTP Italia? Ecco i dati aggiornati, la nuova base 2025 e il calcolo delle rivalutazioni.
Senza che ce ne accorgiamo, l’indice FOI incide sulla vita economica di milioni di italiani. Determina di quanto aumenta il canone di affitto a ogni adeguamento ISTAT, aggiorna gli assegni di mantenimento dovuti al coniuge separato, rivaluta il TFR e indicizza le cedole dei BTP Italia, anche nel caso del nuovo BTP Italia Sì in arrivo la prossima settimana. In questa guida vediamo cos’è esattamente, dove trovare i dati ufficiali e come usarlo per i calcoli di rivalutazione.
Cos’è l’indice FOI ISTAT
FOI è l’acronimo di «Famiglie di Operai e Impiegati». Si tratta dell’indice dei prezzi al consumo che l’ISTAT calcola ogni mese con riferimento ai consumi delle famiglie il cui principale percettore di reddito è un lavoratore dipendente, escluse quelle dei militari. Per le rivalutazioni monetarie si utilizza la versione «al netto dei tabacchi», che esclude cioè le sigarette e gli altri prodotti del fumo dal paniere.
L’indice viene pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale ai sensi dell’articolo 81 della legge 392 del 1978, la cosiddetta legge sull’equo canone, passaggio normativo che lo rende il riferimento legale per l’adeguamento periodico dei valori monetari nei contratti e negli atti giudiziari.
Attenzione a non confonderlo con gli altri due indici dei prezzi calcolati dall’ISTAT: il NIC, riferito all’intera collettività nazionale e usato come misura «ufficiale» dell’inflazione italiana, e l’IPCA, armonizzato a livello europeo e impiegato per i confronti tra Paesi e per i rinnovi contrattuali. I tre indici si muovono in modo simile ma non identico, perché si basano su panieri e ponderazioni leggermente diversi.
A cosa serve l’indice FOI
L’uso più noto del FOI riguarda l’aggiornamento ISTAT dei canoni di locazione. Nei contratti di affitto a canone libero, il locatore può richiedere ogni anno l’adeguamento pari, di norma, al 75% o al 100% della variazione dell’indice. Lo stesso meccanismo vale per gli assegni di mantenimento e divorzili, che il giudice indicizza quasi sempre al FOI.
L’indice viene considerato anche nella formula di rivalutazione del trattamento di fine rapporto e nella rivalutazione delle pensioni, anche se in quest’ultimo caso viene seguito un meccanismo di calcolo particolare.
Come anticipato, l’indice è anche il parametro di indicizzazione dei BTP Italia e del nuovo BTP Italia Sì, con le cedole che crescono in funzione della variazione del FOI nel semestre di riferimento. E avvocati, commercialisti e tribunali lo usano quotidianamente per rivalutare crediti, risarcimenti e somme dovute a distanza di anni.
I dati aggiornati e la nuova base 2025
Il dato più recente disponibile si riferisce ad aprile 2026, mese in cui l’indice generale FOI si attesta a 102,5, con una variazione del +1,0% sul mese precedente e del +2,6% rispetto ad aprile 2025 e una variazione su due anni del +4,3%. La prossima diffusione è in calendario per il 16 giugno 2026.
In pochi sanno che da gennaio 2026 è cambiata la base di riferimento, non più 2015=100 ma 2025=100 e per questo motivo, al fine di confrontare i nuovi indici con quelli della serie precedente, occorre usare il coefficiente di raccordo, pari a 1,214. In pratica, moltiplicando un indice in base 2025 per 1,214 si ottiene il valore equivalente nella vecchia base 2015.
Sempre dal 2026 l’ISTAT ha adottato la versione 2 della classificazione europea ECOICOP, in attuazione dei regolamenti UE 2024/3159 e 2025/1182,con la conseguente ricostruzione degli indici per il periodo 1996-2025 secondo la nuova classificazione.
Come si calcola una rivalutazione monetaria?
Il principio è semplice, occorre dividere l’indice del periodo finale per quello del periodo iniziale e si moltiplica il risultato per la somma da rivalutare. Supponiamo di dover aggiornare un canone di affitto di 800 euro con una variazione annua FOI del 2,6%, applicata al 75% come previsto da molti contratti. L’aumento sarà di 800 × 2,6% × 0,75 = 15,60 euro, per un nuovo canone di 815,60 euro.
Sul sito ISTAT sono disponibili il calcolatore delle rivalutazioni monetarie, come anche le tavole con le variazioni percentuali tra coppie di mesi e i coefficienti per tradurre valori monetari dal 1861 a oggi, scaricabili in formato Excel e PDF.
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