Spettano 770 euro al mese se non riesci ad andare in pensione a 67 anni. Lo stesso importo della minima.
Per i nati nel 1959 che non riescono a raggiungere il requisito contributivo minimo per andare in pensione nel 2026 scatta una sorta di “bonus”: si tratta dell’Assegno sociale, da molti conosciuto ancora come “pensione sociale” per quanto riferiscano a due prestazioni diverse, con il quale spettano fino a 770 euro al mese.
Ma va fatta una precisazione: inizialmente l’Assegno sociale, che spetta solamente a coloro che soddisfano determinati requisiti legati al reddito, ha un importo più basso rispetto ai 770 euro suddetti - esattamente sono 546,24 euro quest’anno - che invece scattano solo al compimento dei 70 anni di età.
Si tratta comunque di qualcosa di importante per coloro che al raggiungimento del limite legale per la pensione di vecchiaia, 67 anni appunto, non sono riusciti a maturare abbastanza contributi per andare in pensione.
Ecco quindi che interviene lo Stato che, preso atto che 67 anni è un’età in cui trovare un lavoro è quasi impossibile, riconosce un sostegno mensile il cui importo non è troppo distante da quello della pensione minima.
Cos’è l’Assegno sociale
Come anticipato, se sei nato nel 1959 e quindi compi 67 anni nel 2026, questo è il primo anno in cui puoi fare richiesta dell’Assegno sociale, la prestazione di sostegno al reddito che l’Inps riconosce a coloro che al raggiungimento della soglia legale di pensionamento hanno un reddito molto basso.
Condizione comune a molti di coloro che non riescono ad andare in pensione a 67 anni - ad esempio perché hanno lavorato pochi anni - ma non c’è alcuna preclusione a chi invece una pensione ce l’ha ma è molto bassa non raggiungendo neppure i 546,24 euro dell’Assegno sociale. Ecco perché questo rappresenta anche un’alternativa all’integrazione al minimo di pensione, la quale, ricordiamo, non spetta a coloro che rientrano interamente nel regime di calcolo contributivo.
Come si calcola e a chi spetta
I requisiti per averne diritto li abbiamo già anticipati, ma è bene spiegarli bene. Come prima cosa serve aver compiuto i 67 anni, ragion per cui questo sarà il primo anno in cui potranno farne domanda all’Inps i nati nel 1959. Il limite anagrafico per avere diritto all’assegno sociale è infatti legato a quello per la pensione di vecchiaia: ecco perché il prossimo anno il diritto al sostegno scatterà solo al compimento dei 67 anni e 1 mese, mentre nel 2028 bisognerà pazientare per ulteriori 2 mesi.
Serve poi che sussista una condizione economica sfavorevole, la quale si verifica nel caso in cui il reddito personale di chi richiede l’Assegno sociale sia inferiore all’importo annuo della prestazione stessa. Nel caso di chi è coniugato, però, si guarda anche al reddito di marito o moglie: pertanto, la soglia da non superare è pari a 2 volte il valore dell’Assegno sociale.
Considerando gli importi aggiornati nel 2026 possiamo quindi dire che spetta nel caso in cui il reddito personale sia inferiore a 7.101,12 euro, mentre quello coniugale non deve superare 14.202,24 euro.
Attenzione però, perché per avere diritto all’importo pieno - che inizialmente è pari a 546,24 euro - serve avere un reddito personale pari a zero, mentre quello coniugale non deve superare i 7.101,12 euro. L’assegno sociale, infatti, è una sorta di integrazione al reddito: l’importo, quindi, si calcola sottraendo dalla quota annua dello stesso (o due volte nel caso di chi è coniugato) il reddito personale o della coppia. Il risultato sarà quindi l’importo mensilmente spettante (per 13 mensilità).
Quando sale a 770 euro
Abbiamo però aperto questo articolo specificando che con l’assegno sociale possono spettare fino a 770 euro al mese (circa). Nessun errore: è così, ma solo al compimento dei 70 anni di età.
Vale quindi per i percettori di Assegno sociale nati nel, o prima, del 1956, per i quali spetta anche la maggiorazione sociale conosciuta come incremento al milione. Questa, grazie anche all’aumento straordinario di 20 euro riconosciuto dall’ultima legge di Bilancio, permette all’Assegno sociale di raggiungere quota 768,29 euro al mese, lo stesso importo della pensione minima maggiorata con lo stesso incremento.
Ecco quindi che non c’è alcuna differenza tra chi ha maturato sufficienti contributi per andarci ma non a tal punto da garantirsi una pensione più alta e chi invece i contributi minimi non li ha neppure raggiunti: un paradosso del nostro sistema previdenziale (e assistenziale).
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