Innovazione e sostenibilità Made in Sud: come creare valore tra industria e transizione energetica

Redazione Imprese

10 Aprile 2026 - 14:50

Dal ruolo del Sud come polo industriale alla sfida della transizione energetica: innovazione, sostenibilità e nuove tecnologie come leve di crescita. Intervista a Massimo Labruna, CEO di AS Labruna.

Per anni investire nel Sud Italia è stato considerato un limite per le imprese. Oggi però questo paradigma sta cambiando: territori come la Puglia stanno emergendo come nuovi poli industriali, capaci di attrarre talenti, generare occupazione e sostenere progetti innovativi.

Allo stesso tempo, la transizione energetica e l’evoluzione tecnologica stanno ridefinendo interi settori, dalla nautica ai trasporti industriali, aprendo nuove opportunità ma anche nuove sfide. In questo scenario, sostenibilità, digitalizzazione e gestione intelligente dell’energia diventano leve strategiche per la competitività delle imprese.

Ne abbiamo parlato con Massimo Labruna, CEO di AS Labruna, azienda finalista dei Money Awards 2025, che racconta come innovazione e sostenibilità possano generare valore non solo per le aziende, ma anche per i territori in cui operano.

In che modo investire in innovazione e sostenibilità può creare valore e nuove opportunità nel Sud Italia?

“Investire al Sud per molti anni è stato giudicato uno svantaggio competitivo, ma nell’ultimo decennio abbiamo assistito a un fenomeno che sta ribaltando questa filosofia. Il Sud, e specialmente la Puglia, la mia regione a cui sono molto legato, sta diventando una piattaforma industriale, un moltiplicatore di profitti.

Questo sta avvenendo perché sono cambiati alcuni valori, soprattutto nel mondo del lavoro, che fanno sì che investire sul territorio, investire nel sociale, crei opportunità di attrarre talenti, di creare buona occupazione e quindi di poter raggiungere risultati molto, molto ambiziosi.

Qualsiasi impresa, per raggiungere i suoi target, ha necessità di un’organizzazione. L’organizzazione è fatta di persone e quindi il focus deve essere sulle persone, sulla loro qualità della vita. Per questo investire al Sud adesso consente di avere dei vantaggi.

Tutte le aziende che stanno investendo sul territorio stanno raggiungendo risultati molto ambiziosi. Anche noi abbiamo messo a sistema il beneficio comune, quindi investire sul territorio, e nel 2022 siamo diventati società benefit.

Quindi nel nostro statuto, oltre allo scopo di lucro, che è comunque lo scopo principale delle aziende, esiste uno scopo di beneficio comune. Questo sta rendendo molto attrattiva l’azienda e innovare in sostenibilità e digitalizzazione rende anche l’impresa ancora più attrattiva.

Non bisogna avere paura di innovare, bisogna cercare di esplorare territori nuovi, linee di business nuove. E la sostenibilità deve essere intesa come una leva di competitività, non come una normativa a cui adeguarsi.

È quello che vedo in Italia: soprattutto c’è molta diffidenza sulla transizione energetica, ci sono molti pareri discordanti. Io credo che in Italia abbiamo perso una grandissima occasione nel non utilizzare la transizione energetica come leva per lo sviluppo.

Noi siamo molto bravi nella meccanica e quindi anche nell’industria automotive. Siamo sì bravi nei motori endotermici, ma anche nella parte legata al design e all’innovazione, e probabilmente abbiamo avuto un focus sul motore endotermico ma abbiamo tralasciato tutti gli altri aspetti che invece possono fare veramente la differenza a livello mondiale.”

Perché la sostenibilità non è solo un dovere etico, ma un investimento che rende le aziende più efficienti e competitive?

“La sostenibilità non può essere vista solo come un dovere etico, ma la sostenibilità e l’innovazione vanno considerate leve di sviluppo. La transizione energetica è un processo che avrà il suo compimento, potrà arrivare a essere completata nel giro di 15 o 20 anni, ma è una necessità, perché i cambiamenti climatici sono all’ordine del giorno.

Non li vediamo lontani, li abbiamo sotto gli occhi, li possiamo verificare in ogni fenomeno che accade normalmente.

Quindi la transizione energetica, considerata come un processo che avrà un compimento, deve essere valutata e sfruttata come leva competitiva per lo sviluppo.

Noi abbiamo iniziato a realizzare i primi sistemi ibridi e full elettrici nel 2013, quando nessuno parlava di questi sistemi. Il primo progetto è nato per il Parco Marino dell’Asinara, quindi una zona protetta che aveva necessità di essere preservata.

In realtà oggi molti progetti sono legati a obblighi e questo sta un po’ fuorviando lo sviluppo, perché si lavora solamente per progetti finanziati e non per scelte consapevoli dell’utilizzatore finale.

La sostenibilità diventerà un dovere per tutti, perché il processo di decarbonizzazione è essenziale ed è necessario. Quindi dobbiamo lavorare in tal senso per far sì che in Europa e soprattutto in Italia questa transizione energetica non faccia fuori il nostro tessuto industriale.

Per questo noi da tempo abbiamo investito su questi sistemi, ma soprattutto su tecnologie di monitoraggio e di gestione dell’energia. Ad oggi il problema nella diffusione di queste tecnologie non è la qualità del funzionamento, ma è la mancanza di infrastrutture.

Infatti, per favorire la diffusione di questi sistemi ci stiamo occupando di isole verdi di ricarica. Le isole verdi di ricarica vogliono far sì che si possa portare la ricarica elettrica ovunque e utilizzare energia rinnovabile per caricare i mezzi elettrici.

Perché oggi esiste una certa incoerenza: io carico i miei mezzi elettrici ma non so se l’energia che utilizzo è davvero energia verde o energia da fonti fossili.

Per superare questa incoerenza, e in parte questa ipocrisia, bisogna favorire la diffusione delle fonti rinnovabili. In questo contesto l’idrogeno, come vettore energetico, diventa essenziale.

Non come combustibile, ma come vettore energetico: io ho fonti rinnovabili che hanno picchi e cali, non sono continue, e posso immagazzinare l’energia prodotta creando idrogeno.

L’idrogeno poi verrà utilizzato per produrre nuovamente energia elettrica. Quindi diventa un accumulo di energia ed è questa la vera novità e la tendenza dell’innovazione.

Quando si parla di fonti rinnovabili e idrogeno bisogna capire che, man mano che ci sarà una maggiore diffusione delle fonti rinnovabili, andremo sempre più a utilizzare l’idrogeno.”

Quale valore produce l’unione tra meccanica e intelligenza digitale per un futuro più pulito ed efficiente?

La transizione energetica, il processo di decarbonizzazione nella nautica ha seguito un percorso differente rispetto all’automotive.

Se nell’automotive siamo stati soggetti a delle imposizioni da parte della Comunità Europea, e si è un po’ violato il principio di neutralità tecnologica identificando nell’elettrico l’unica soluzione per ridurre le emissioni di CO₂, nella nautica c’è stata molta più creatività.

Questo ha spinto molto l’innovazione, perché ogni azienda ha cercato di fornire soluzioni diverse per arrivare all’obiettivo principale, cioè la riduzione delle emissioni.

Questo ha creato molto fermento, molte idee e, secondo me, delle best practice che potrebbero essere portate anche nel settore automotive.

Noi abbiamo investito in soluzioni elettriche, ibride e anche con idrogeno e metanolo, accompagnando queste soluzioni con sistemi di manutenzione predittiva e analisi dei dati tramite intelligenza artificiale.

Questo perché nella nautica è passato il concetto di ciclo totale di vita del prodotto. Non si considera solo il ciclo durante l’utilizzo, ma tutto il ciclo produttivo: quanta CO₂ produco per arrivare a quella soluzione, quanto risparmio durante l’utilizzo e cosa succede quando devo dismettere il prodotto.

L’utilizzo dell’intelligenza artificiale sull’analisi dei dati di funzionamento permette efficienze notevoli, un miglioramento dei processi e anche indicazioni per migliorare il prodotto.

Quindi la sostenibilità è diventata una questione di numeri, di efficienza, e l’efficienza non ha ideologia.

Questo è un concetto molto importante che abbiamo sviluppato nella nautica: innovazione, sostenibilità, intelligenza artificiale e digitalizzazione sono i driver dello sviluppo futuro.”

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