Entro 1-2 anni le pensioni in Romania potrebbero essere aumentate del 12% ma affinché ciò accada devono verificarsi due condizioni fondamentali.
Le pensioni in Romania potrebbero aumentare nei prossimi anni, ma affinché ciò accada devono verificarsi due condizioni fondamentali. A darne notizia è stato il ministro del Lavoro, Florin Manole, che ha annunciato come, a partire dal 1° gennaio 2027, gli assegni dei pensionati rumeni dovrebbero crescere del 12%. Un aumento dovuto all’inflazione e all’aumento dei costi. In Italia le pensioni quest’anno sono aumentate solo dell’1,4% in base al livello di inflazione, in Romania nei prossimi anni ci sarà un incremento maggiore.
In termini concreti, si tratterebbe di un aumento medio di circa 330 lei, pari a poco più di 65 euro mensili. Una previsione ottimistica da parte del ministro, che però non trova piena conferma tra gli analisti economici. Secondo diversi esperti, infatti, per rendere possibile l’aumento nel 2027 sarebbero necessari circa 3,5 milioni di euro per coprire le spese aggiuntive.
Una cifra che, secondo gli osservatori, appare difficile da reperire già nel corso del prossimo anno. Più realistico sarebbe invece il traguardo del 1° gennaio 2028, quando l’incremento del 12% potrebbe effettivamente diventare sostenibile. A sostenerlo è stato l’analista economico Adrian Negrescu, secondo il quale finché il governo rumeno continuerà ad aumentare il debito pubblico per finanziare pensioni e stipendi, non ci saranno margini concreti per nuovi aumenti strutturali.
Affinché l’incremento possa realizzarsi, dovrebbero verificarsi due condizioni essenziali. In primo luogo, è necessario un aumento del numero dei dipendenti, così da ampliare la platea dei contribuenti che, attraverso i versamenti previdenziali, finanziano il sistema pensionistico. In secondo luogo, serve una riforma profonda dell’apparato pubblico capace di generare risparmi e risorse aggiuntive. In altre parole, occorre una legge di bilancio solida e innovativa, in grado di individuare i fondi necessari senza aggravare ulteriormente il debito dello Stato.
Stretta anche sulle pensioni militari
Nel frattempo, il governo di Bucarest si prepara a intervenire anche sulle pensioni militari statali, dopo aver già riformato il sistema che riguarda i magistrati. Una bozza di ordinanza d’urgenza sulla riorganizzazione della pubblica amministrazione prevede l’innalzamento progressivo dell’età pensionabile per il personale delle Forze armate, del ministero dell’Interno e dei servizi di sicurezza.
Il provvedimento stabilisce che, nei comparti della difesa, dell’ordine pubblico e della sicurezza nazionale, la riduzione del 10% della spesa per il personale dovrà essere compensata proprio dagli effetti della riforma delle pensioni. Entro 30 giorni dall’entrata in vigore dell’ordinanza, l’esecutivo sarà chiamato ad approvare, su proposta dei ministeri della Difesa e dell’Interno, le modifiche necessarie per aumentare gradualmente l’età standard di uscita dal servizio.
Il primo ministro Ilie Bolojan ha sottolineato che il pensionamento a 52 anni non è più sostenibile per i conti pubblici e ha annunciato un successivo disegno di legge per introdurre ulteriori correttivi al sistema. Dal canto suo, il ministro della Difesa, Radu Miruta, ha proposto incentivi economici per il personale che, pur avendo maturato i requisiti per la pensione, scelga di restare in servizio, evidenziando come le uscite anticipate comportino oneri aggiuntivi per lo Stato.
L’ordinanza dovrebbe essere approvata nella prossima riunione di governo, mentre le forze di opposizione criticano la tempistica dell’intervento, sostenendo che i ritardi nella riforma abbiano già avuto effetti negativi sul bilancio pubblico e sulla capacità del Paese di finanziare nuovi investimenti e misure di sostegno economico.
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