Pensioni, ora ci vai in anticipo con il part-time. Ecco come funziona

Simone Micocci

14 Marzo 2026 - 10:07

Addio parziale alla legge Fornero. Vai prima in pensione, ma solo par-time: ecco come funziona la nuova misura sperimentale.

Pensioni, ora ci vai in anticipo con il part-time. Ecco come funziona

Arrivano novità importanti per chi è vicino alla pensione nel 2026 e nel 2027. Il governo ha infatti introdotto una nuova misura che consente di anticipare in modo graduale l’uscita dal lavoro, riducendo l’orario con il passaggio al part-time senza perdere i contributi utili ai fini dell’assegno futuro.

Va detto che non si tratta di una vera e propria abolizione della legge Fornero, ma di uno strumento che ne attenua gli effetti, offrendo una soluzione intermedia tra lavoro a tempo pieno e pensionamento definitivo. Una sorta di “staffetta generazionale” pensata per accompagnare i lavoratori verso il ritiro, favorendo allo stesso tempo nuove assunzioni nelle imprese.

A tal proposito, vediamo come funziona il part-time incentivato per chi è vicino alla pensione, quali sono i requisiti richiesti e quali vantaggi (ma anche limiti) bisogna considerare prima di scegliere questa strada.

Come funziona il part-time per andare in pensione in anticipo

Il nuovo part-time incentivato introduce una modalità più graduale di uscita dal lavoro per chi si avvicina alla pensione. In pratica, invece di continuare a lavorare a tempo pieno fino al momento del pensionamento, è possibile ridurre l’orario di lavoro negli ultimi anni di carriera, mantenendo comunque la copertura previdenziale.

Il meccanismo prevede una riduzione dell’orario compresa tra il 25% e il 50%, con una conseguente diminuzione della retribuzione legata alle ore effettivamente lavorate. La novità principale riguarda però la gestione dei contributi: sulla parte di stipendio non più percepita, la quota di contributi a carico del lavoratore non viene versata, ma viene riconosciuta direttamente in busta paga, entro un limite massimo stabilito dalla legge.

Allo stesso tempo, per il periodo di lavoro ridotto vengono accreditati contributi figurativi, cioè contributi “virtuali” che vengono comunque considerati validi per il calcolo della pensione. In questo modo, pur lavorando meno, il lavoratore continua a maturare anzianità contributiva senza effetti negativi sull’assegno futuro.

Si tratta quindi di una sorta di transizione progressiva tra lavoro e pensione, che consente di alleggerire il carico lavorativo mantenendo al tempo stesso la tutela previdenziale. Una soluzione pensata per accompagnare in modo più flessibile l’ultima fase della carriera, evitando il passaggio brusco dal tempo pieno al pensionamento definitivo.

I requisiti per accedere al part-time verso la pensione

Il part-time incentivato non è una misura aperta a tutti, ma prevede condizioni precise e piuttosto selettive. Innanzitutto, possono accedervi esclusivamente i lavoratori e le lavoratrici dipendenti del settore privato, con un contratto a tempo pieno e indeterminato.

Un altro elemento fondamentale riguarda la dimensione dell’azienda: la possibilità di attivare questa forma di riduzione dell’orario è riconosciuta solo nelle imprese con un numero di dipendenti non superiore a 50. La norma è stata infatti pensata soprattutto per sostenere le piccole e medie realtà produttive.

È poi necessario che il lavoratore maturi il diritto alla pensione entro l’inizio del 2028, sia essa di vecchiaia o anticipata. Inoltre, la misura è riservata a chi ha contributi versati anche prima del 1996, restando quindi esclusi i cosiddetti contributivi puri.

Non meno importante è il vincolo legato al ricambio generazionale. L’azienda può concedere il part-time agevolato solo a condizione che proceda all’assunzione di un giovane under 34 con contratto a tempo indeterminato. In assenza di questa nuova assunzione, il beneficio non può essere riconosciuto.

Infine, trattandosi di una misura sperimentale per il biennio 2026-2027, è previsto anche un limite massimo di domande accoglibili, fissato a circa 1.000 lavoratori. Una soglia che rende lo strumento potenzialmente interessante, ma destinato a coinvolgere una platea piuttosto ristretta.

Pro e contro del part-time verso la pensione

Il part-time incentivato rappresenta senza dubbio una novità interessante nel panorama previdenziale, perché introduce una modalità più flessibile di uscita dal lavoro rispetto alle regole tradizionali. Tra i principali vantaggi c’è la possibilità di ridurre gradualmente l’impegno lavorativo, guadagnando più tempo libero già negli ultimi anni di carriera senza rinunciare alla continuità contributiva.

Un altro elemento positivo riguarda proprio la tutela dell’assegno futuro. Grazie al riconoscimento dei contributi figurativi, il lavoratore può continuare a maturare anzianità contributiva anche con un orario ridotto, evitando in linea di massima penalizzazioni sull’importo della pensione. A questo si aggiunge il beneficio economico legato alla quota di contributi non versati, che viene riconosciuta direttamente in busta paga, rendendo il passaggio al part-time meno pesante dal punto di vista del reddito.

La misura può inoltre favorire il ricambio generazionale nelle imprese, consentendo l’ingresso stabile di giovani lavoratori e accompagnando il trasferimento di competenze tra generazioni. Un aspetto che, almeno nelle intenzioni del legislatore, dovrebbe contribuire a rendere più dinamico il mercato del lavoro.

Non mancano però alcune criticità. Innanzitutto, la riduzione dell’orario comporta comunque una diminuzione dello stipendio, che potrebbe non essere sostenibile per tutti visto che non è detto che la riduzione viene compensata dalla liquidazione dei contributi in busta paga. Inoltre, trattandosi di uno strumento sperimentale con risorse limitate, la platea dei beneficiari è destinata a restare contenuta.

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