Dopo la Fed, tocca alla BCE di Christine Lagarde annunciare la decisione sui tassi dell’area euro. L’incubo dell’inflazione più alta. La diretta di Money.it.
Il grande giorno della riunione della BCE di Christine Lagarde è arrivato e l’esito del meeting è stato quanto atteso dai mercati e dagli economisti.
La BCE ha lasciato i tassi sui depositi, i tassi sulle operazioni di rifinanziamento principali e i tassi sulle operazioni di rifinanziamento marginali invariati rispettivamente al 2%, al 2,15%, al 2,40%, per la settima volta consecutiva, dopo l’ultimo atto che risale alla metà di marzo.
Tassi BCE fermi per settima volta consecutiva. Lagarde rimanda il verdetto a questa data
Le parole di Lagarde sono state monitorate soprattutto alla luce del dato preliminare di aprile relativo all’inflazione dell’area euro, che è stato diffuso oggi.
L’indicatore è schizzato del 3%, molto al di sopra del target di inflazione, pari al 2%, della BCE, alimentando il timore di una BCE prima o poi costretta ad alzare i tassi.
Dal dato (CPI) dell’Eurozona è emerso allo stesso tempo un indebolimento dell’inflazione core, ovvero dell’inflazione depurata dalle componenti più volatili, rappresentate dai prezzi energetici e dai prezzi dei beni alimentari: proprio i prezzi che stanno schizzando da un po’, a causa delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente.
E il fatto che l’inflazione core non sia stata ancora contagiata ha confermato quanto detto successivamente in conferenza stampa da Christine Lagarde, ovvero che la BCE non sta ancora assistendo ai tanto temuti effetti secondari delle pressioni inflazionistiche, come dimostrato anche dall’indebolimento della crescita dei salari.
Tirando le somme, la Banca centrale europea ha potuto rimanere ancora ferma.
Ma quella che è stata annunciata oggi, 30 aprile 2026, si confermerà per caso l’ultima pausa sui tassi da parte della BCE?
Più che probabile, secondo i mercati e gli economisti, a cui non è sfuggito quanto detto da Lagarde, ovvero che “oggi si è discusso a lungo (in seno al Consiglio direttivo della BCE) riguardo alla possibilità di alzare i tassi ”.
La decisione di non toccarli è stata alla fine unanime, e non a caso. L’Eurotower ha considerato opportuno non muoversi semplicemente perché non dispone di informazioni ancora sufficienti per capire cosa sta succedendo all’economia del blocco.
Il senso di incertezza, parola di Lagarde, rimane insomma troppo elevato per capire cosa fare.
Di conseguenza, visto che parte da “ una buona posizione ”, la BCE farà il punto “nella prossima riunione”.
Sarà quello il giorno (il prossimo BCE Day è giovedì 11 giugno 2026) in cui la banca centrale potrà davvero presentare al mondo le condizioni in cui versa l’economia del blocco, dunque il danno inflitto dalla guerra USA-Iran sia alla crescita del PIL che al tasso di inflazione. Così come sarà anche quello il giorno in cui si conosceranno le nuove proiezioni macroeconomiche aggiornate dallo staff di Francoforte.
Rimangono “ sei settimane ”, ha osservato Lagarde: il “tempo giusto per considerare gli sviluppi, per capire nello specifico l’evoluzione della guerra - o la mancata evoluzione” e per prendere una decisione sulla base di informazioni complete che “riceveremo nei prossimi mesi”.
Nel frattempo lo spazio per non muoversi si sta facendo sempre più stretto. Lo ha fatto notare Simon Dangoor, deputy chief investment officer of Fixed Income e head of Fixed Income Macro strategies di Goldman Sachs Asset Management, che si è espresso così nel commentare l’esito della riunione odierna della BCE:
“Il fatto che la BCE abbia segnalato i rischi al ribasso per la crescita suggerisce una certa volontà di guardare oltre le pressioni inflazionistiche a breve termine. Tuttavia, una chiusura prolungata dello Stretto di Hormuz o una riacutizzazione del conflitto spingerebbero probabilmente il Consiglio direttivo verso un orientamento più restrittivo”.
Annalisa Piazza, gestore di portafoglio di MFS Investment Managament ha scritto inoltre in una nota che
“il mercato al momento sta prezzando quasi tre rialzi dei tassi nel corso dei prossimi 12 mesi, cosa che noi consideriamo eccessiva, anche prendendo in considerazione le aspettative sull’inflazione elevate”.
MFS Investment Management prevede comunque l’arrivo di strette monetarie: “Prevediamo rialzi dei tassi a giugno e possibilmente a settembre, seguiti da un’inversione all’inizio del 2027 se la crescita non dovesse riprendersi a sufficienza e il divario di produzione dovesse persistere”.
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BCE Day, la diretta di Money.it
L’esito della riunione del Consiglio direttivo della BCE è stato reso noto come di consueto alle 14.15 ora italiana con un comunicato ad hoc diramato dall’istituzione.
Ha preso il via alle 14.45 la conferenza stampa, con cui Lagarde ha spiegato le decisioni di politica monetaria adottate dall’istituzione, rispondendo alle domande dei giornalisti.
Money.it ha seguito la diretta dei mercati.
Terminata la conferenza stampa di Christine Lagarde
Terminata la conferenza stampa con cui Lagarde ha risposto alle domande dei giornalisti, spiegando i motivi alla base della decisione della BCE di lasciare invariati i tassi dell’Eurozona per la settima volta consecutiva.
BCE, Lagarde: su inflazione non stiamo vedendo effetti secondari
Il motivo per cui la BCE non si sta muovendo sui tassi, alzandoli “è perchè non sta assistendo ancora agli effetti secondari dell’inflazione”. E il fatto che gli effetti dell’inflazione per ora siano diretti, ma non secondari, consente alla BCE di trovarsi in una buona posizione da cui partire per decidere il da farsi, senza fretta, quando arriveranno informazioni più complete.
Per effetti secondari dell’inflazione si intendono diverse situazioni, come aumenti salariali che danno vita alla spirale salari-prezzi, aumenti generalizzati dei prezzi e aspettative inflazionistiche più elevate. Se è vero che in quest’ultimo caso quelle a breve termine sono salite in modo significativo, quelle a lungo termine rimangono, invece, ancorate.
Tassi BCE, il commento di Leverage Shares. Ultima pausa sui tassi?
Violeta Todorova, Senior Research Analyst di Leverage Shares, ha commentato la decisione della BCE sui tassi lanciando un monito: “La Banca Centrale Europea ha mantenuto i tassi invariati oggi, ma non illudiamoci: un mantenimento dei tassi non significa tranquillità. Semmai, la riunione odierna è stata incentrata su ciò che la BCE potrebbe essere costretta a fare in futuro”.
Facendo riferimento al trend dell’inflazione dell’Eurozona annunciato oggi, l’analista ha osservato che il calo dell’inflazione core dal 2,3% di marzo al 2,2% “ha dato a Christine Lagarde la possibilità di evitare una reazione immediata e di mantenere per ora l’approccio prudente e attendista della BCE”.
Detto questo, l’inflazione sta diventando significativamente più preoccupante e “il problema chiave per la BCE è che il problema dell’inflazione in Europa è determinato dal settore energetico, e gli shock energetici raramente si presentano tutti in una volta. Arrivano a ondate ”: ragion per cui i dati di aprile potrebbero avere “offerto un sollievo temporaneo, ma potrebbe essere solo la calma prima di una tempesta inflazionistica più persistente ”.
Todorova ha continuato, spiegando che “sebbene il Consiglio direttivo non si sia impegnato in anticipo su una particolare traiettoria dei tassi, la prospettiva di almeno due rialzi dei tassi nel 2026 sta diventando altamente probabile ”, per tre motivi per precisi.
Il primo motivo “è la credibilità dell’inflazione”, nel senso che “la BCE non può permettersi di lasciare che uno shock energetico si trasformi in uno shock delle aspettative di inflazione”. Di fatto, “se consumatori e imprese iniziano a dare per scontato che i prezzi più alti siano destinati a rimanere, le richieste salariali e le pressioni sui prezzi più ampie potrebbero radicare l’inflazione ben oltre il petrolio stesso ”.
C’è un altro motivo, individuato nella “vulnerabilità specifica dell’Europa”. Ovvero: “una crescita più lenta in genere suggerirebbe una politica monetaria più accomodante, ma se l’inflazione rimane al di sopra dell’obiettivo mentre i servizi e i salari restano rigidi, la BCE potrebbe essere costretta ad adottare una politica inaspritativa, anche a costo di indebolire la propria credibilità”.
Il terzo motivo è infine “la tempistica”, nel senso che “ le banche centrali spesso reagiscono lentamente agli shock dal lato dell’offerta perché il pieno effetto inflazionistico si manifesta solo dopo mesi”. Praticamente,
“quando l’inflazione di base aumenta in modo evidente, i responsabili delle politiche monetarie potrebbero sentirsi obbligati ad agire con maggiore decisione per evitare di rimanere indietro. Pertanto, la decisione odierna potrebbe essere ricordata come l’ultima pausa prima dell’inizio di un dibattito più difficile su una possibile stretta monetaria”.
BCE, Lagarde: dibattito su rialzi tassi c’è stato ma decisione unanime. Il commento sulla stagflazione
Lagarde ha ammesso di aver discusso con gli altri esponenti del Consiglio direttivo la possibilità di alzare i tassi di interesse dell’area euro. La decisione unanime è stata quella di lasciare invariare i tassi, in quanto le informazioni a disposizione sono state considerate ancora “insufficienti” (a capire le conseguenze della guerra sull’inflazione e sul PIL). Nel rispondere a una domanda sulla stagflazione, Lagarde ha detto di preferire che “ la parola stagflazione rimanga confinata agli anni ’70 ”, in quanto le condizioni attuali sono diverse rispetto a quelle del passato.
Lagarde: parametro salari indica indebolimento costi del lavoro
Il parametro che la BCE utilizza per monitorare il trend dei salari - wage tracker - indica un indebolimento dei costi del lavoro. Lo ha detto la Presidente della BCE Lagarde. Si tratta di un fenomeno che conferma come la BCE possa permettersi ancora il lusso di aspettare prima di alzare i tassi. I salari sono infatti un indicatore tra i più cruciali per valutare il trend delle pressioni inflazionistiche.
Rialzi tassi BCE? Probabilità del 75% per questa mossa di Lagarde
I mercati scommettono ora su un rialzo dei tassi da parte della BCE nel meeting di giugno con una probabilità pari al 75%.
Tassi BCE, Lagarde: non seguiamo percorso predeterminato tassi. Le frasi su costi energia e l’appello rilanciato ai governi
Lagarde ha ribadito che la BCE non segue un percorso predeterminato per stabilire la direzione dei tassi. La presidente della BCE ha poi menzionato quanto annunciato oggi dall’Eurostat, ovvero che nel primo trimestre del 2026 il PIL dell’area euro è salito dello 0,1% su base trimestrale.
Riferimento alla situazione di forte incertezza provocata dalla guerra USA-Iran, con ripercussioni sui fondamentali dell’economia. Lagarde ha sottolineato che “ i costi dell’energia più alti continueranno a pesare sui redditi reali ”, frenando la propensione ai consumi delle famiglie e rendendo le aziende più reticenti a investire.
La numero uno della BCE è tornata tuttavia a invitare i governi europei a non varare misure di stimolo fiscale eccessive, per non peggiorare i conti pubblici. Lagarde ha menzionato anche il balzo dei prezzi energetici nel mese di aprile, pari a +10,9%, come emerso dal dato relativo all’inflazione dell’Eurozona, annunciato oggi.
Iniziata la conferenza stampa di Christine Lagarde
Ha preso il via la conferenza stampa con cui la Presidente della BCE Christine Lagarde spiegherà la decisione di lasciare i tassi dell’Eurozona invariati per la settima volta consecutiva, rispondendo ai giornalisti sulla possibile direzione futura del costo del denaro.
Attesa per Lagarde, il monito sui tassi arriva dallo storico errore
Attesa per le dichiarazioni che la Presidente della BCE Christine Lagarde rilascerà in conferenza stampa, interpellata dai giornalisti. Come sempre, la Presidente della BCE ripeterà che la traiettoria dei tassi dipenderà dai dati macroeconomici in arrivo. Il problema è che i dati stanno già parlando da un po’, come ha confermato il dato di oggi relativo all’inflazione dell’Eurozona, che ha messo in evidenza un balzo dal 2,6% di marzo al 3% nel mese di aprile (dati preliminari), sulla scia dello shock energetico esploso con la guerra USA-Iran.
Non sono mancati nei giorni scorsi segnali di allarme dalla stessa BCE: tra questi, le aspettative sui prezzi di vendita da parte delle aziende dell’Eurozona. Tutte informazioni che avranno messo subito ansia a Lagarde, marchiata da un errore che ha fatto la storia della BCE: quello che commise alla fine del 2021 quando, così come fece la Fed di Powell, definì transitoria l’inflazione, per poi ritrovarsi con le spalle al muro qualche mese dopo, per le pressioni inflazionistiche esplose con la guerra tra l’Ucraina e la Russia.
A quel punto, e in realtà ancora in ritardo, in quanto il primo rialzo dei tassi, di ben 50 punti base, venne annunciato solo a luglio del 2022, Lagarde si trovò costretta ad alzare il costo del denaro con strette monetarie e aggressive.
Obiettivo: placare la furia dell’inflazione, dunque arginare in sostanza i danni di quella che viene chiamata “tassa occulta”.
Lagarde dovrà dimostrare oggi di avere imparato la lezione. Finora la Presidente della BCE non ha angosciato più di tanto i mercati, ripetendo che l’Eurotower ha bisogno di più informazioni per capire il da farsi.
La Presidente della BCE ha già detto nelle ultime settimane di essere pronta ad alzare i tassi in ogni momento, invitando inoltre i governi a fare la loro parte, ovvero a non esagerare nell’aiutare cittadini e aziende a far fronte al caro energia.
Le minute dell’ultima riunione di marzo hanno acceso inoltre ulteriormente il timore dell’avvento delle strette monetarie.
Borse europee in solida ripresa dai minimi intraday. Rendimenti BTP & Co. in forte calo
Subito dopo l’annuncio sui tassi da parte della BCE, le principali borse europee riportano un trend positivo e in deciso miglioramento rispetto ai minimi della sessione.
La borsa di Francoforte scatta dello 0,88%, la borsa di Parigi, che perdeva più dell’1%, sale dello 0,09%, il Ftse Mib della borsa di Milano riporta un incremento dello 0,22%, a 47.900,70 punti.
La migliore in Europa si conferma la Borsa di Londra, che balza dell’1,6%.
Forte il calo dei rendimenti dei Titoli di Stato europei. I rendimenti dei BTP a 10 anni scendono di 7 punti base al 3,88%, i rendimenti degli OAT francesi e dei Bonos spagnoli arretrano di 6 pb rispettivamente al 3,71% e al 3,52%. Giù anche i rendimenti dei Bund tedeschi, in calo di 5 punti base, al 3,06%. Lo spread BTP-Bund si restrinnge così a quota 82 punti base.
Il comunicato della BCE relativo alla decisione sui tassi
Così il comunicato sui tassi dell’area euro appena diramato dalla BCE:
“Il Consiglio direttivo ha deciso oggi di mantenere invariati i tre tassi di interesse di riferimento della BCE. Le nuove informazioni sono sostanzialmente in linea con la sua valutazione precedente circa le prospettive di inflazione, ma i rischi al rialzo per l’inflazione e i rischi al ribasso per la crescita si sono intensificati. Il Consiglio direttivo si impegna a definire la politica monetaria in modo da assicurare che l’inflazione si stabilizzi sull’obiettivo del 2% a medio termine.
Il conflitto in Medio Oriente ha causato un brusco incremento delle quotazioni energetiche, sospingendo al rialzo l’inflazione e gravando sul clima di fiducia. Le implicazioni della guerra per l’inflazione a medio termine e l’attività economica dipenderanno dall’intensità e dalla durata dello shock sui prezzi dell’energia nonché dalla portata dei suoi effetti indiretti e di secondo impatto. Più a lungo continuerà la guerra e più a lungo i prezzi dell’energia resteranno elevati, maggiore sarà il probabile impatto sulle misure più ampie dell’inflazione e sull’economia.
Il Consiglio direttivo si trova tuttora in una posizione favorevole per affrontare l’attuale incertezza. L’area dell’euro è entrata in questo periodo di forti rincari dell’energia con un’inflazione intorno all’obiettivo del 2% e un’economia che ha mostrato una buona capacità di tenuta negli ultimi trimestri. Le aspettative di inflazione a più lungo termine permangono saldamente ancorate, benché quelle sugli orizzonti temporali più brevi siano aumentate in misura significativa.
Per definire l’orientamento di politica monetaria adeguato, il Consiglio direttivo seguirà attentamente la situazione e adotterà un approccio guidato dai dati in base al quale le decisioni vengono assunte di volta in volta a ogni riunione.
In particolare, le decisioni sui tassi di interesse saranno basate sulla sua valutazione delle prospettive di inflazione e dei rischi a esse associati, considerati i nuovi dati economici e finanziari, nonché della dinamica dell’inflazione di fondo e dell’intensità della trasmissione della politica monetaria, senza vincolarsi a un particolare percorso dei tassi.
Tassi di interesse di riferimento della BCE
I tassi di interesse sui depositi presso la banca centrale, sulle operazioni di rifinanziamento principali e sulle operazioni di rifinanziamento marginale rimarranno invariati al 2,00%, al 2,15% e al 2,40%, rispettivamente.
Programma di acquisto di attività (PAA) e Programma di acquisto per l’emergenza pandemica (PEPP)
I portafogli del PAA e del PEPP (pandemic emergency purchase programme) si stanno riducendo a un ritmo misurato e prevedibile, dato che l’Eurosistema non reinveste più il capitale rimborsato sui titoli in scadenza.
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Il Consiglio direttivo è pronto ad adeguare tutti i suoi strumenti nell’ambito del proprio mandato per assicurare che l’inflazione si stabilizzi sull’obiettivo del 2% a medio termine e per preservare l’ordinato funzionamento del meccanismo di trasmissione della politica monetaria.
Inoltre, lo strumento di protezione del meccanismo di trasmissione della politica monetaria può essere utilizzato per contrastare ingiustificate, disordinate dinamiche di mercato che mettano seriamente a repentaglio la trasmissione della politica monetaria in tutti i paesi dell’area dell’euro, consentendo così al Consiglio direttivo di assolvere con più efficacia il proprio mandato della stabilità dei prezzi.
La Presidente della BCE illustrerà i motivi di tali decisioni nella conferenza stampa che avrà luogo questo pomeriggio alle 14.45 (ora dell’Europa centrale)”.
La BCE lascia tassi euro fermi. Tasso depositi rimane al 2%
La BCE ha annunciato di aver lasciato i tassi sui depositi, sulle operazioni di rifinanziamento principali e sulle operazioni di rifinanziamento marginali rispettivamente al 2%, al 2,15%, al 2,40%. La decisione era largamente attesa dagli analisti e dai mercati. Lagarde ha optato per lo status quo per la settima volta consecutiva.
Dollaro USA in preda ai sell dopo i buy nel Fed Day. Euro oltre $1,17, forti vendite su dollaro verso lo yen
Prese di profitto sul dollaro USA all’indomani dei buy scattati nel giorno della Fed. Oggi la valuta americana viene venduta. Sul mercato del forex, il rapporto euro-dollaro (EUR-USD) segna un rialzo dello 0,30% circa, a $1,1712; in forte calo il cambio dollaro-yen (USD-JPY) che, dopo essere balzato ieri fino a oltre quota JPY 160, oggi scivola del 2,3%, a JPY 156,72. Il rapporto sterlina-dollaro (GBP-USD) sale dello 0,40%, a $1,3527.
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Borse europee in ripresa, Ftse Mib di Piazza Affari azzera i ribassi
Il ritracciamento dei prezzi del petrolio dà respiro alle borse europee che, sulla scia anche del trend positivo dei futures sui principali indici azionari di Wall Street. Lo Stoxx 600 sale ora di più di mezzo punto percentiale, sulla scia del trend positivo soprattutto della borsa di Francoforte (+0,46%) e della borsa di Londra, che scatta di oltre l’1%. Riduce i cali in modo significativo la borsa di Parigi (-0,36%), mentre il Ftse Mib di Piazza Affari segna un lieve rialzo, sulla scia dei buy solidi su Prysmian e sulle azioni A2A, Terna, Hera. Stellantis perde il 6% circa.
Bank of England lascia tassi invariati al 3,75%
La Bank of England ha annunciato di aver lasciato i tassi del Regno Unito invariati al 3,75%, come da attese. Anche la BOE ha optato dunque per il nulla di fatto, mentre cerca di capire gli effetti della guerra USA-Iran sull’economia globale e UK. Il tasso di inflazione, nel Paese, si è intanto già rafforzato. Nel mese di marzo, l’indice dei prezzi al consumo è balzato infatti nel Regno Unito del 3,3% su base annua, rispetto al 3% del mese precedente, sulla scia dello scatto dei prezzi del carburante.
PIL euro +0,1% t/t nel I trimestre 2026, +0,8% su base annua
Non solo inflazione. Oggi dal fronte macroeconomico dell’area euro è stato annunciato anche il dato relativo al PIL del blocco, che è salito nel primo trimestre del 2026 di appena lo 0,1% su base trimestrale. Su base annua, ovvero rispetto al primo trimestre del 2025, il PIL dell’Eurozona ha riportato una crescita pari a +0,8%, dopo il +1,3% del trimestre precedente.
La Banca centrale europea guidata da Christine Lagarde dovrà cercare dunque di trovare un equilibrio tra la necessità di non far cadere l’Europa in recessione e quella di tenere a bada la crescita dell’inflazione, in una fase in cui le condizioni di accesso ai finanziamenti sono state già interessate da una restrizione.
Improvvisa inversione di rotta per prezzi petrolio. Brent e WTI ora giù
Improvvisa inversione di rotta per i prezzi del petrolio, con il Brent che, dopo essere schizzato fino a oltre la soglia di $126 al barile, segna ora un calo dell’1,5%, a quota $116,27. Il contratto WTI sul petrolio crude arretra dello 0,16%, a $106,74 al barile.
Le quotazioni del petrolio sono volate nelle ultime ore sia per la decisione di Trump di prorogare il blocco navale nello Stretto di Hormuz, che a seguito di rumor di Axios su possibili azioni militari contro l’Iran prese in considerazione dal Presidente americano.
La view di PIMCO su quante volte la BCE potrebbe alzare i tassi nel 2026
In evidenza il commento su quanto potrà accadere oggi di Konstantin Veit, Portfolio Manager di PIMCO, che prevede un nulla di fatto sui tassi da parte della BCE, “con il Consiglio direttivo che manterrà un atteggiamento di vigilanza in un contesto caratterizzato da un livello di incertezza eccezionalmente elevato”.
Di fatto, “considerato l’elevato livello dei rischi sia per la crescita che per l’inflazione, è probabile che i policymaker ritengano opportuno attendere la prossima serie di proiezioni degli esperti della BCE, prevista per giugno, prima di apportare eventuali modifiche alla politica monetaria”.
Il gestore di PIMCO ribadisce che, “in questa fase, continuiamo ad aspettarci un atteggiamento di vigilanza anziché interventi concreti ” e che, “ qualora la BCE dovesse reagire ai rischi inflazionistici , riteniamo che qualsiasi mossa sarebbe misurata e non aggressiva, e che sia improbabile che si verifichino più di due aumenti dei tassi ”.
Vielt ha sottolineato anche che “un simile aggiustamento avrebbe principalmente l’obiettivo di ancorare le aspettative di inflazione, piuttosto che rispondere meccanicamente alla volatilità di breve periodo, soprattutto in un contesto in cui lo slancio della crescita continua a indebolirsi ”.
Tassi BCE, il commento di Nuveen: da Lagarde posizione più proattiva?
Così Laura Cooper, Global Investment Strategist and Head of Macro Credit di Nuveen, nella preview dedicata alla riunione della BCE di oggi:
“La vulnerabilità energetica dell’Europa sta emergendo chiaramente dai dati: i PMI di aprile hanno deluso le aspettative, spingendoci a rivedere al ribasso le nostre previsioni di crescita per l’Eurozona, dall’1,5% allo 0,8% per il 2026. Il sostegno fiscale dovrebbe contribuire ad attenuare in parte l’impatto sull’attività, ma difficilmente riuscirà a controbilanciare l’impulso inflazionistico allo stesso modo, lasciando la BCE a gestire un difficile compromesso tra crescita e inflazione. Questo scenario si colloca in una posizione intermedia tra quello base della BCE e quello avverso, una distinzione su cui è probabile che Lagarde faccia leva nella conferenza stampa di questa settimana per giustificare il mantenimento di un approccio prudente. Gli aumenti dei premi assicurativi previsti per quest’estate continuano a essere oggetto di acceso dibattito, poiché le conseguenze del 2022 sono ancora profonde. Sebbene questa volta il punto di partenza sia diverso, tali conseguenze potrebbero indurre la BCE ad adottare una posizione più proattiva di quanto richiedano i dati. L’attenzione sarà rivolta alla possibilità che lo shock energetico si ripercuota sull’inflazione dei servizi in senso più ampio, al di là degli ovvi canali diretti rappresentati dalle tariffe aeree e dai trasporti, con le aspettative di inflazione tenute sotto stretta osservazione”.
Altra notizia hawkish su tassi BCE. PIL Germania batte le attese, ma l’attenti non manca
Tra le notizie hawkish sui tassi arrivate oggi, nel BCE Day, anche quella relativa al PIL della Germania che, nel primo trimestre del 2026, si è confermato più solido delle previsioni, salendo dello 0,3% su base annualizzata: in rallentamento rispetto al +0,4% del trimestre precedente, ma meglio delle attese.
Diffuso oggi in Germania anche il tasso di disoccupazione che, nel mese di marzo, è salito al 6,4% rispetto al 6,3% precedente.
L’esperto dei mercati Holger Zschaepitz ha riportato tuttavia il commento degli analisti di Commerzbank, secondo cui è possibile che il primo trimestre abbia rappresentato il classico caso della calma prima della tempesta.
Da allora, lo shock dei prezzi del petrolio si è abbattuto sull’economia mondiale, portando gli indicatori relativi alla fiducia a scendere in modo significativo. Di conseguenza il PIL tedesco potrebbe scendere nel secondo trimestre del 2026.
Good Morning from Germany, where the economy grew more strongly than expected in Q1, especially compared w/other European economies. GDP rose by 0.3% QoQ, beating expectations of 0.1%, although statisticians slightly revised down growth for Q4. However, Q1 may turn out to be the… pic.twitter.com/oPYk5QvL3Z
— Holger Zschaepitz (@Schuldensuehner) April 30, 2026
Inflazione in accelerazione anche in Italia, ad aprile +2,8% (da +1,7% di marzo)
Ha accelerato il passo nel mese di aprile anche l’inflazione dell’Italia, così come annunciato dall’Istat:
“Secondo le stime preliminari, nel mese di aprile 2026 l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, registra una variazione del +1,2% su base mensile e del +2,8% su base annua (da +1,7% del mese precedente). La dinamica dell’inflazione riflette principalmente la netta risalita dei prezzi degli Energetici non regolamentati (da -2,0% a +9,9%), di quelli regolamentati (da -1,6% a +5,7%) e dell’accelerazione dei prezzi degli Alimentari non lavorati (da +4,7% a +6,0%); in rallentamento sono invece i prezzi dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +3,0% a +2,6%) e dei Servizi relativi ai trasporti (da +2,2% a +0,5%). Nel mese di aprile l’inflazione di fondo, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, mostra un rallentamento (da +1,9% a +1,6%), come anche quella al netto dei soli beni energetici (da +2,1% a +2,0%)”.
Batosta inflazione per Lagarde nel BCE Day: +3% ad aprile
Appena arrivata per l’Eurozona e per la BCE di Lagarde la tranvata del dato sull’inflazione dell’area euro. Dalla lettura preliminare dell’indicatore, reso noto dall’Eurostat, è emerso che, nel mese di aprile, la crescita dei prezzi è stata pari a ben +3%, rispetto al +2,6% di marzo.
Dall’indicatore è emerso che, a fare la parte del leone, come previsto, è stata la componente dei prezzi dell’energia, che sono schizzati ad aprile del 10,9% su base annua, più del doppio rispetto al +5,1% di marzo.
In rialzo anche i prezzi dei servizi (+3%, in misura inferiore rispetto al +3,2% di marzo), e i prezzi dei beni alimentari, alcol e tabacco (+2,5%, rispetto al +2,4% di marzo).
A essere aumentati anche i prezzi dei beni industriali non energetici, saliti dello 0,8%, rispetto al +0,5% di marzo.
L’inflazione core, ovvero l’inflazione depurata dalle componenti dei prezzi più volatili, dunque prezzi dell’energia e prezzi dei beni alimentari, è salita invece ad aprile, secondo le stime preliminari, del 2,2% su base annua, come da attese, in rallentamento rispetto al +2,3% di marzo. .
Spaventa in ogni caso l’inflazione headline, che è salita oltre le attese di una crescita pari a +2,9%, e al ritmo più alto dal settembre del 2023, incorporando gli effetti dello shock energetico.
Euro area #inflation expected to be at 3.0% in April 2026, up from 2.6% in March 2026. Components: energy +10.9%, services +3.0%, food, alcohol & tobacco +2.5%, other goods +0.8% - flash estimate https://t.co/kbJBsXQRzk pic.twitter.com/ZLMkiCcAFZ
— EU_Eurostat (@EU_Eurostat) April 30, 2026
Occhio ai rendimenti dei BTP e allo spread BTP-Bund 10y in attesa della BCE
In attesa dell’annuncio sui tassi da parte della BCE, i Titoli di Stato dell’area euro riportano un trend stabile. I rendimenti dei Bund tedeschi sono fermi al 3,10%, così come i rendimenti dei BTP rimangono inchiodati al 3,95%, non lontani tuttavia dalla soglia pericolo del 4%, in un’Italia alle prese con l’eterno problema del debito, e anche del deficit, visto che, come annunciato dall’Eurostat giorni fa, nel 2025 il rapporto deficit-PIL si è confermato superiore alla soglia massima del 3%. L’Italia rimane dunque sotto procedura di infrazione UE.
Focus anche sui rendimenti dei Gilt UK, fermi al 5,07%, comunque decisamente elevati e tornati al di sopra della soglia del 5%.
I rendimenti dei Bonos spagnoli scendono di appena 1 punto base al 3,57%, così come quelli dei Titoli di Stato della Grecia, in calo al 3,89%.
Dai rendimenti dei BTP e dei Bund emerge che lo spread BTP-Bund a 10 anni oscilla attorno a 85 punti base.
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Borse europee in rosso in attesa BCE e BoE. Borsa Londra eccezione positiva
In attesa delle decisioni sui tassi che sarannno annunciate prima dalla Bank of England, poi dalla BCE, le borse europee riportano un trend al ribasso. Il Ftse Mib di Piazza Affari cede lo 0,82% a quota 47.404,84 punti, zavorrato soprattutto dal tonfo delle azioni Stellantis, che capitolano dopo la pubblicazione dei conti del primo trimestre dell’anno. Sul listino svetta il rialzo di ENI.
Tra i principali indici azionari europei, il Ftse 100 della borsa di Londra riporta un trend in lieve rialzo, mentre l’indice Dax della borsa di Francoforte cede lo 0,40% circa.
Il Cac 40 della borsa di Parigi arretra di oltre l’1%. Lo Stoxx 600, indice benchmark dell’azionario europeo, segna una flessione dello 0,35%.
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