Data X per capire la direzione dei tassi dell’area euro in arrivo. Cosa ha detto Lagarde e cosa è emerso dalle minute in vista della riunione della BCE.
Mancano esattamente due settimane alla prossima riunione della BCE, in calendario giovedì 30 aprile 2026.
E i mercati, come avviene puntualmente, sono attenti a ogni singolo segnale che possa anticipare cosa potrà accadere ai tassi dell’Eurozona.
Nelle ultime ore, di segnali ne sono arrivati diversi.
Tassi BCE, il dato sull’inflazione euro appena diffuso riaccende paura rialzi
Indicazioni cruciali su quella che potrebbe essere la direzione futura della politica monetaria della Banca centrale europea sono arrivate sia con le dichiarazioni rilasciate dalla Presidente Christine Lagarde, che con il pessimo dato pubblicato oggi dall’Eurostat: quello che ha confermato che, nel mese di marzo, l’inflazione dell’area euro è balzata più di quanto precedentemente annunciato, ovvero del 2,6% su base annua, rispetto al +2,5% inizialmente reso noto, che già aveva fatto accapponare la pelle agli investitori.
Sempre oggi, sono state pubblicate le minute relative all’ultima riunione dello scorso 19 marzo, quando la BCE ha lasciato i tassi inviati per la sesta volta consecutiva.
Ma cosa si sono detti Lagarde e gli altri esponenti del Consiglio direttivo, prima di annunciare il verdetto finale, in un mondo in balìa della guerra USA-Iran esplosa neanche 20 giorni prima (in data 28 febbraio)?
Le minute diffuse oggi, giovedì 16 aprile 2026, hanno dato una risposta, dopo che a parlare, nella giornata di ieri, era stata la stessa Lagarde.
Intervista a Lagarde: economia ora tra scenario di base e scenario avverso
Ai microfoni di Bloomberg TV, in un’intervista a margine dei lavori primaverili dell’FMI e della Banca Mondiale in corso a Washington, Lagarde ha lanciato un messaggio ben preciso: non abbassare la guardia contro le conseguenze del conflitto in Medio Oriente; dunque, non sottovalutare lo shock energetico, che ha il doppio effetto di erodere la crescita del PIL e di far salire l’inflazione.
Quell’inflazione che, dopo le strette monetarie degli anni 2022-2023 varate in modo incessante, Lagarde era riuscita a far tornare nei ranghi e che dopo l’inizio della guerra USA-Iran è tornata subito a far paura.
Lagarde ha fatto notare tra l’altro che le condizioni dell’economia sono peggiorate rispetto allo scenario di base, trovandosi ora in un limbo compreso tra il baseline scenario e lo scenario avverso, entrambi contemplati da Francoforte, insieme a un altro ancora più avverso.
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Spettro rialzi tassi, Lagarde disposta a sacrificare PIL per rimettere di nuovo in riga l’inflazione?
Come se non bastasse, le minute hanno rinfocolato l’ansia per una BCE pronta ad alzare i tassi.: “Gli shock dal lato dell’offerta, come quello che stiamo sperimentando in questo momento, rappresentano un dilemma per le banche centrali”, si legge nei verbali, che hanno poi gelato le colombe nell’avvertire che “preservare la stabilità dei prezzi potrebbe richiedere una politica monetaria più restrittiva, anche se venisse rafforzato in questo modo l’impatto avverso sulla crescita derivante dallo stesso shock ”.
Lagarde è disposta dunque a sacrificare la crescita del PIL, pur di assicurarsi che i prezzi crescano al ritmo del 2%, quello desiderato dall’istituzione?
Così le minute della BCE:
“Nel caso in cui lo shock dell’offerta rimanesse di breve durata, si potrebbe guardare oltre per evitare di imporre costi non necessari all’economia. Tuttavia, se ci fosse la minaccia di una inflazione che potrebbe deviare dal target in modo sostenibile, l’azione della politica (monetaria) sarebbe necessaria, per assicurare che l’inflazione rimanga ancorata e che l’effetto dei costi più alti sui prezzi di vendita e sui salari non scateni una spirale salari-prezzi”.
La BCE ha poi precisato che la reazione della politica monetaria dipenderà in modo cruciale da quanto le aziende e i dipendenti incorporeranno lo shock iniziale dell’inflazione nei prezzi e nei salari. In questo contesto, se è vero che “i salari devono recuperare in una certa misura, è importante prestare attenzione a eventuali segnali di effetti di secondo livello eccessivi e a qualsiasi indicazione che le aspettative di inflazione nel medio-lungo termine possano disancorarsi, così come monitorare attentamente la persistenza dello shock dei prezzi dell’energia ”.
Il dato sull’inflazione che avrà scosso i nervi di Lagarde
Ai microfoni di Bloomberg, Lagarde ha preferito non dare alcuna indicazione, in attesa della prossima riunione della BCE, rimarcando che Francoforte “deve essere del tutto agile e pronta a muoversi nella direzione richiesta. Seconda cosa, dobbiamo dipendere dai dati, come ho detto ripetutamente”.
Proprio il dato di oggi avalla le preoccupazioni per il ritorno dei rialzi dei tassi: l’indice dei prezzi al consumo è salito per l’appunto del 2,6% su base annua, segnando un forte scatto rispetto al +1,9% di febbraio. Il CPI core è stato confermato in rialzo del 2,3%, in lieve calo rispetto al +2,4% di febbraio.
Ma il timore che l’inflazione headline, con i suoi prezzi dell’energia scattati al rialzo con lo shock petrolifero, finisca per contagiare l’inflazione core c’è. Come scritto nelle minute della Banca centrale europea.
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