Boom per l’inflazione italiana nel mese di maggio, il dato fa tremare le colombe in attesa del verdetto sui tassi della BCE. E attenti al PIL.
Doccia fredda per l’Italia di Meloni: nel mese di maggio l’inflazione italiana misurata dall’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, è salita dello 0,4% su base mensile, balzando di ben il 3,2% su base annua, ovvero rispetto allo stesso periodo del 2025.
L’inflazione è dunque schizzata ulteriormente, pagando lo shock energetico scatenato dalla guerra USA-Iran, se si considera che, nel mese di marzo, era salita al ritmo annuo del 2,7%.
E già quel trend aveva fatto salire subito l’ansia per le decisioni sui tassi di interesse dell’area euro che la BCE di Christine Lagarde si appresta a prendere.
La Banca centrale europea, infatti, ha un target di inflazione pari al 2%.
Inflazione Italia schizza di oltre il 3%, la BCE non può più aspettare ad alzare i tassi?
Il dato di oggi dunque è l’ennesima conferma - insieme ad altri indicatori macro già pubblicati nell’area euro - che Lagarde non può permettersi più di aspettare ad alzare i tassi, tanto più se si considera l’alert sull’inflazione dell’intera area euro lanciato oggi dal governatore di Bankitalia Fabio Panetta, che ha presentato le sue Considerazioni finali alla Relazione annuale del 2025 stilata da Via Nazionale.
Panetta ha chiaramente detto che, “negli scenari più sfavorevoli, un prolungamento del conflitto e ulteriori danni alle infrastrutture energetiche del Golfo potrebbero sottrarre complessivamente 1 punto percentuale alla crescita nel biennio 2026-27”., aggiungendo che “ l’’inflazione potrebbe raggiungere un picco superiore al 6 per cento e, se non contrastata, rimanere a lungo al di sopra dell’obiettivo, via via che lo shock energetico si trasmette a un numero crescente di settori”.
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Tornando al dato dell’Italia di maggio, dall’Istat è emerso che l’accelerazione dell’inflazione è avvenuta soprattutto a causa del balzo dei prezzi degli energetici non regolamentati (da +9,6% a +12,6%), degli energetici regolamentati (da +5,3% a +5,8%), dei servizi relativi ai trasporti (da +0,6% a +1,8%) e dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +2,6% a +3,0%).
Un effetto di freno alla dinamica dell’inflazione è arrivato invece dai prezzi dei beni alimentari, che hanno mantenuto sostanzialmente stabile il loro ritmo di crescita.
Invariata è stata anche la dinamica dei prezzi del carrello della spesa (ferma a +2,3%), mentre l’inflazione di fondo è salita dell’1,8%, rafforzandosi rispetto al +1,6% precedente.
Il fatto che la soglia del 3% dell’inflazione headline sia stata superata ha fatto scattare inevitabilmente sull’attenti chi spera ancora che la BCE possa evitare di alzare i tassi nella prossima riunione di giovedì 11 giugno, tra meno di due settimane. Occhio tra l’altro alle recenti anticipazioni.
Inoltre, i prezzi stanno schizzando ovunque, come dimostra anche il dato sull’inflazione della Francia, con l’indice dei prezzi al consumo armonizzato che è balzato del 2,8% a maggio, al record dal febbraio del 2024, rispetto al +2,5% su base annua di aprile.
Nel caso dell’Italia, ma non solo si teme dunque sempre di più per il trend che il PIL - prodotto interno lordo - riporterà in futuro, zavorrato - così come accadrà anche nel caso delle altre economie dell’Eurozona - dai rialzi dei tassi che la BCE sarà costretta ad annunciare per rimettere in riga l’’inflazione.
C’è chi prevede due strette, così come anche chi paventa nel worst case scenario fino a 4 rialzi dei tassi firmati da Lagarde.
Tutto questo, mentre sempre oggi è stato confermato che, nel primo trimestre del 2026, il PIL dell’Italia è salito su base annua dello 0,8% e dello 0,3% su base trimestrale.
Ma guardando all’intero 2026 e fino al 2026, le stime delle istituzioni puntano tutte a un rallentamento. L’FMI prevede per esempio una crescita pari a +0,5%.
Le previsioni di Ey e Oxford Economics, presentate durante l’’evento “Scenari macroeconomici e intelligenza artificiale: implicazioni, sfide e opportunità”, sono anche peggiori rispetto a quelle del Fondo Monetario Internazionale, mettendo in conto per il PIL dell’Italia un’espansione pari ad appena +0,4% nel 2026, a fronte di un ritmo di espansione pari a +0,7% per l’intera area euro. (occhio anche alle stime formulate dalla Commissione europea)
Quei dati relativi al PIL del primo trimestre annunciati oggi dall’Istat - con cui la crescita italiana è stata rivista al rialzo, rispetto ai numeri preliminari (+0,2% per il PIL su base trimestrale, +0,7% su base annua) - sembrano così già obsoleti. Soprattutto se la guerra USA-Iran non si fermerà e soprattutto se, a causa di quella guerra e del boom dell’inflazione, la BCE sarà costretta ad alzare i tassi, e anche più volte.
Oggi lo stesso governatore di Bankitalia Fabio Panetta ha avvertito che “più di recente, lo slancio (del PIL italiano) si è attenuato”, aggiungendo che “il conflitto nel Golfo Persico ha indebolito prospettive già fragili” e che “l’attività economica rimarrà debole nei prossimi mesi”. Non solo: “negli scenari più sfavorevoli, potrebbe ristagnare o contrarsi ”.
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