Gli economisti hanno rivisto al rialzo le loro previsioni sulla direzione dei tassi di interesse dell’area euro. Le nuove stime anche su inflazione e PIL.
La BCE di Christine Lagarde si prepara ad alzare i tassi di interesse dell’area euro, preoccupata per l’accelerazione dell’inflazione, nel blocco, che si è già verificata a causa delle conseguenze dello shock energetico scatenato dalla guerra USA-Iran.
È quanto emerge da un sondaggio di Bloomberg, lanciato nei giorni compresi tra il 4 e il 7 maggio 2026: in media, gli economisti interpellati hanno detto di prevedere due rialzi dei tassi, entrambi di 25 punti base, nelle riunioni del Consiglio direttivo in calendario nei mesi di giugno e di settembre.
Le date clou identificate sono dunque quelle della prossima riunione dell’11 giugno e del 10 settembre 2026.
Gli esperti si sono allineati così alle scommesse dei mercati, che puntano su almeno due strette monetarie nel corso di quest’anno.
Va ricordato che nell’ultima riunione della BCE i tassi di riferimento principali dell’Eurozona sono stati lasciati invariati per la settima volta consecutiva.
Nello specifico, i tassi sui depositi, i tassi sulle operazioni di rifinanziamento principali e i tassi sulle operazioni di rifinanziamento marginali sono stati confermati rispettivamente al 2%, al 2,15%, al 2,40%, con Lagarde che, così come ha fatto Jerome Powell, Presidente della Fed (ormai ancora per pochi giorni), ha preferito continuare ad adottare l’approccio wait and see, per capire meglio le conseguenze sull’inflazione e sul PIL dell’Eurozona del conflitto in Medio Oriente.
Lo status quo non potrà durare tuttavia ancora per molto. A chiedere a Lagarde di muoversi sono alcuni stessi dati macroeconomici, in primis quelli relativi all’inflazione.
Proprio nell’ultimo BCE Day, l’Eurostat ha diffuso per esempio la lettura preliminare dell’indice dei prezzi al consumo (CPI) dell’area euro, salito ad aprile di ben il 3%, al ritmo più forte dal settembre del 2023, rispetto al +2,6% di marzo.
Impressionante la componente dei prezzi energetici, che sono volati nel mese del 10,9% su base annua, più del doppio rispetto al +5,1% di marzo, a causa proprio della guerra USA-Iran.
Vero che l’inflazione core, ovvero l’inflazione depurata dalle componenti dei prezzi più volatili, dunque dai prezzi dell’energia e prezzi dei beni alimentari, è salita del 2,2% su base annua, come da attese, in rallentamento rispetto al +2,3% di marzo.
Tuttavia, è stata la stessa Lagarde ad ammettere di temere i cosiddetti effetti secondari dell’inflazione, che si sostanziano in alcuni fenomeni tra cui quello decisamente difficile da spezzare, noto come spirale prezzi-salari: una spirale che si presenta nel momento in cui il costo elevato della vita porta i lavoratori a chiedere salari più elevati, che costringono le aziende ad aumentare ulteriormente i prezzi per coprire i costi maggiori sostenuti a causa delle buste paga più alte, spingendo ancora di più al rialzo l’inflazione.
Di inflazione destinata a salire hanno parlato anche gli economisti interpellati da Bloomberg, stimando in media un tasso di inflazione nell’area euro al 2,9%, nel 2026, rispetto al 2,8% atteso nel sondaggio precedente.
Si prevede poi un rallentamento del tasso di inflazione, nel 2027, al 2,1%, prima del ritorno al target della BCE, pari al 2%, nel 2028.
Detto questo, riguardo a un potenziale rialzo dei tassi nella riunione di settembre, le previsioni degli esperti non si sono rivelate unanimi.
Inoltre, sempre dal sondaggio di Bloomberg è emerso che la BCE dovrebbe tornare a tagliare i tassi nella riunione di marzo del 2027, a causa dell’erosione della crescita del PIL, che ora è stimata pari a +0,8% nel 2026 (rispetto al +0,9% atteso nel sondaggio precedente).
Per il 2027 e 2028 le stime sono di una ripresa pari a +1,3% e a +1,5%.
© RIPRODUZIONE RISERVATA