Countdown alla prossima data X della riunione della BCE di Lagarde. Ma poi? Cosa succederà con la corsa dell’inflazione?
Quante volte la BCE potrebbe essere costretta ad alzare i tassi dell’area euro per colpa dell’inflazione?
Nel suo intervento a Che Tempo che Fa, trasmissione condotta da Fabio Fazio sul canale Nove, la Presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde ha evitato di fare pronostici sull’esito della prossima e ormai imminente riunione del Consiglio direttivo di giovedì, 11 giugno 2026.
Ma sia gli economisti che il mercato prevedono che il primo rialzo dei tassi dall’ultimo del settembre 2023, sia ormai in dirittura d’arrivo.
A fronte di un’inflazione che ha già iniziato a scalpitare per gli effetti della guerra USA-Iran, la Banca centrale europea non avrebbe più scuse per lasciare i tassi ancora invariati, dopo aver confermato lo status quo per la settima volta consecutiva, a seguito dell’ultimo meeting dello scorso 30 aprile.
Per la precisione, i tassi sui depositi, i tassi sulle operazioni di rifinanziamento principali e i tassi sulle operazioni di rifinanziamento marginali sono stati confermati rispettivamente al 2%, al 2,15%, al 2,40%.
Tassi BCE, mercati scommettono su rialzo tassi l’11 giugno. Ma poi?
I mercati al momento scommettono su un rialzo dei tassi di 25 punti base il prossimo 11 giugno 2026 con una probabilità pari a ben l’86%: un outlook condiviso da diversi economisti, sebbene non tutti siano d’accordo, avvertendo che una stretta monetaria, soprattutto se seguita da altri rialzi, potrebbe far scivolare l’economia dell’Eurozona dall’attuale condizione di stagflazione - che Lagarde invece nega - a una di recessione.
Mentre i cittadini dell’area euro sono già rassegnati al ritorno delle strette monetarie nel meeting di giugno, c’è chi guarda al lungo termine, cercando di capire come potrebbe muoversi la BCE in alcuni scenari ancora più inquietanti rispetto a quello attuale, già caratterizzato da un tasso di inflazione che, nel blocco, ha messo già il turbo, salendo ad aprile del 3% su base annua, al record dal settembre del 2023 e ben al di sopra del target del 2% della BCE, con i prezzi energetici schizzati del 10,8%, al ritmo più alto dal febbraio del 2023.
Il commento sui tassi BCE firmato da Generali Asset Management
Tra chi ha presentato il worst case scenario sull’inflazione, e dunque anche sui tassi Mauro Valle, Head of Fixed Income di Generali Asset Management, che ha fatto notare che “la durata e l’intensità dello shock legato al conflitto in Medio Oriente sono destinate ad avere effetti persistenti sull’economia globale”.
Valle ha così continuato:
“Rispetto all’inizio dell’anno, lo scenario macro appare oggi più debole, con crescita del PIL più contenuta, inflazione più elevata e banche centrali più restrittive. Resta da verificare se l’economia globale riuscirà a mantenere una buona resilienza, sostenuta fattori strutturali come gli investimenti in intelligenza artificiale e nella difesa, oppure se prevarranno rischi di rallentamento più marcati”.
In un momento in cui “la guerra in Iran rischia di produrre uno shock stagflattivo legato ai prezzi energetici elevati”, una nota confortante è rappresentata dal fatto che, “ rispetto allo shock del 2022, l’impatto dovrebbe risultare più contenuto grazie a condizioni iniziali più favorevoli e a una maggiore resilienza della domanda”.
leggi anche
Tassi BCE, ecco quante volte Lagarde li alzerà entro la fine del 2026. Le date dei rialzi
Tassi BCE, lo scenario di base e il worst case scenario
Rimane però “il rischio che flussi limitati di materie prime dall’area del golfo e prezzi persistentemente elevati possano amplificare le pressioni inflazionistiche e deprimere la crescita in misura più che proporzionale”.
In questa situazione, l’esperto di Generali Asset Management ha spiegato che in Eurozona “ l’inflazione, uscita in aprile al 3%, dovrebbe consolidarsi su questi livelli anche nei mesi successivi se il prezzo del petrolio si stabilizzerà intorno i 100 dollari”, prevedendo che “in questo caso la BCE si muoverebbe all’interno dello scenario base che hanno delineato, che implica la possibilità di fare sino a due rialzi nel corso dell’anno”.
Esiste tuttavia uno scenario avverso, caratterizzato da “ prezzi dell’energia più elevati ” e “ un’inflazione che punta al 4% ”.
Se tale ipotesi si concretizzasse, ha avvertito Valle “la BCE si troverebbe costretta a considerare sino a 4 rialzi per tenere ferme le aspettative di inflazione nel medio termine”.
Lo scenario di base di Generali Asset Management è di “un paio di rialzi nel corso dell’estate”, ha confermato l’esperto, senza nascondere tuttavia che “esiste il rischio che la BCE sia costretta a effettuare più rialzi di quanto scontato dal mercato se i prezzi dell’energia dovessero rimanere elevati, nonostante i crescenti rischi recessivi ”.
© RIPRODUZIONE RISERVATA