Alert Inflazione euro, +2,5% a marzo con guerra Iran. La BCE di Lagarde alzerà i tassi già in questa data?

Laura Naka Antonelli

31 Marzo 2026 - 13:44

Il boom delle pressioni inflazionistiche nell’area euro è stato appena confermato. Cosa deciderà di fare ora la BCE di Lagarde con i tassi.

Alert Inflazione euro, +2,5% a marzo con guerra Iran. La BCE di Lagarde alzerà i tassi già in questa data?

Il dato che tutti attendevano con ansia, ovvero quello dell’inflazione dell’area euro misurato dall’indice dei prezzi al consumo CPI, è arrivato. E il messaggio, per chi teme che la BCE torni ad alzare i tassi di interesse del blocco, è pessimo.

Le principali borse europee, Piazza Affari inclusa, riportano un trend positivo nella sessione di oggi, martedì 31 marzo 2026, l’ultima del mese dei marzo.

Ma va sottolineato come l’indice di riferimento dell’azionario europeo, ovvero lo Stoxx 600, si appresti a concludere il mese peggiore dalla metà del 2022, incassando una perdita pari a -7,8%.

Tasso inflazione +2,5% a marzo, ben al di sopra del target del 2% della BCE

L’Eurostat ha annunciato oggi che l’inflazione dell’Eurozona è balzata a marzo del 2,5% su base annua, livello decisamente superiore al target di inflazione fissato dalla BCE, pari al 2%.

Inflazione da guerra in Eurozona, il trend conferma impatto shock petrolio con guerra USA-Iran

Il tasso di inflazione ha confermato l’effetto inevitabilmente rialzista che lo shock del petrolio e dei prezzi energetici, provocato dalla guerra tra gli Stati Uniti e l’Iran esplosa il 28 febbraio scorso, ha avuto sul trend generale dei prezzi.

Basti pensare che, nel mese di febbraio, prima dell’inizio del conflitto, il tasso di inflazione si era attestato nel blocco all’1,9%, al di sotto del target stabilito dalla Banca centrale europea.

Il fatto che la crescita del dato, a marzo, sia stata inferiore al +2,6% atteso dal consensus degli analisti intervistati dalla Reuters è una magra consolazione.

Inflazione core rallenta, ma è un motivo per abbassare la guardia

Non calma i nervi delle colombe -quelle che, anche nei tempi in cui i prezzi balzano, auspicano i tagli dei tassi - come alcuni esponenti del governo Meloni, come hanno confermato le recenti dichiarazioni rilasciate dal ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti e dal vicepremier, ministro degli Affari esteri e leader di Forza Italia Antonio Tajani - il fatto che l’inflazione core abbia registrato a marzo un trend meno importante rispetto a quello dell’inflazione headline.

Naturale, visto che l’inflazione core è quella che si calcola depurando le componenti più volatili dei prezzi dall’inflazione headline, che sono i prezzi energetici (proprio quelli che hanno infiammato il trend generale dei prezzi in modo più sostenuto), e i prezzi alimentari.

In questo caso, la performance è stata di un aumento del 2,3%, lievemente al di sotto del 2,4% atteso e anche inferiore al +2,4% di febbraio, sebbene di nuovo superiore al +2,2% di gennaio e, di nuovo, oltre il target del 2% della BCE.

Inoltre, avvertono alcuni analisti, sebbene non abbia ancora riportato un rialzo significativo, l’inflazione core rimane soggetta al rischio di contagio che arriverà dall’inflazione headline. Un rischio che potrebbe concretizzarsi soprattutto nel caso in cui le aspettative sull’inflazione incorporassero in misura maggiore il trend dei prezzi energetici.

Da segnalare che la prossima decisione sui tassi dell’Eurozona sarà presa e annunciata dal Consiglio direttivo della BCE giovedì 30 aprile 2026 e che, già negli ultimi giorni, alcuni economisti avevano dichiarato di prevedere il ritorno delle strette monetarie da parte della BCE nel prossimo meeting dell’istituzione.

Prezzi energetici +4,9% a marzo, sale la paura della BCE di Lagarde pronta ad alzare tassi. Quando?

I numeri diffusi oggi dall’Eurostat sono preliminari, il che significa che sono soggetti a una revisione da parte dell’Eurostat.

L’agenzia di statistica dell’Unione europea potrà rivedere dunque i numeri snocciolati oggi al rialzo o al ribasso, così come potrà confermarne la performance.

Per ora, emerge che nel mese di marzo i prezzi energetici sono balzati del 4,9%, rispetto alla flessione pari a -3,1% di febbraio.

A spingere al rialzo il tasso di inflazione anche i prezzi dei servizi (anche se in misura inferiore rispetto a febbraio, +3,2%, rispetto al +3,4%), e i prezzi dei beni alimentari (+2,4%, anche in questo caso a un ritmo più basso di quello del mese scorso, che era stato pari a +2,5%).

Con lo shock dei prezzi del petrolio - che sono volati anche fino a $120 al barile nei momenti di panico più alto legati alla guerra in Iran, a fronte di chi non esclude boom delle quotazioni di crude oil fino a $200 al barile - sono stati dunque i prezzi energetici a far volare l’inflazione. (Leggi anche Il grande rischio per l’Europa (e non solo) se il petrolio resta sopra i $100).

Cosa farà dunque a questo punto la BCE di Christine Lagarde?

Dal canto suo, così come è emerso nell’ultima riunione del Consiglio direttivo dello scorso 19 marzo - che si è conclusa con la decisione di Lagarde e colleghi di confermare i tassi per la sesta volta consecutiva - la BCE ha già aggiornato le proprie previsioni, annunciando di prevedere ora una crescita del PIL dell’area euro pari a +0,9% e una inflazione headline in media al 2,6% - dunque oltre il 2% che corrisponde ai desiderata dell’Eurotower, nel corso del 2026.

Al di là di quanto scommettono i mercati e gli economisti, ciò che deprime il sentiment dei cittadini è il fatto che è stata la stessa Lagarde ad ammettere di essere pronta ad agire in “ogni riunione”.

E occhio: nelle ultime ore è stato lo stesso esponente del Consiglio direttivo dell’Eurotower Madis Muller a dire chiaro e tondo che un rialzo dei tassi di interesse nel mese di aprile da parte della BCE non può essere escluso, stando a quanto riportato da Bloomberg.

Muller ha rimarcato l’importanza che le autorità di politica monetaria si concentrino sul trend dei salari e sul mercato del lavoro.

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