L’Istat ha appena annunciato il dato relativo all’inflazione italiana del mese di aprile
Arrivato il dato relativo all’inflazione dell’Italia, diffuso dall’Istat.
Si tratta della lettura finale dell’indicatore del mese di aprile, da cui emerge che l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC) al lordo dei tabacchi, è salito del +1,1% su base mensile e del +2,7% su base annua (in quest’ultimo caso rispetto al +1,7% di marzo).
La stima preliminare aveva indicato un’inflazione lievemente superiore, pari a +2,8%.
Ma il trend rimane preoccupante, in quanto conferma un’inflazione decisamente più alta del target della BCE, pari al 2%.
Oltre al carrello della spesa, ansia rialzi tassi BCE per gli italiani?
Un segnale di allarme è arrivato dal carrello della spesa, che ha accelerato il passo, salendo a +2,3% dal +2,2% precedente.
L’inflazione di fondo è invece scesa, dal +1,9% al +1,6%.
Detto questo, il dato sull’inflazione italiana riaccende l’ansia per il rialzo dei tassi dell’Eurozona, scattata anche con alcune dichiarazioni arrivate da Francoforte e acuìta oggi dal Bollettino economico della BCE.
In sostanza, si consolida ulteriormente l’impressione, per alcuni ormai un dato di fatto, che gli italiani (e gli europei) debbano temere, oltre ai prezzi più alti, anche l’avvento di un rialzo dei tassi (o più rialzi?) da parte della BCE.
Nel bollettino si legge infatti che “i rischi al rialzo per l’inflazione e quelli al ribasso per la crescita si sono intensificati ” e che “più a lungo continuerà la guerra e più a lungo i prezzi dell’energia resteranno elevati, maggiore sarà il probabile impatto sulle misure più ampie dell’inflazione e sull’economia”.
Tra l’altro, se è vero che “per il momento l’indice salariale della BCE e le indagini sulle aspettative salariali continuano a segnalare un’attenuazione delle pressioni sul costo del lavoro nel corso del 2026”, allo stesso tempo si evidenzia “un incremento delle altre componenti di costo e delle aspettative sui prezzi di vendita”, mentre “ le aspettative di inflazione sono aumentate in misura significativa sugli orizzonti temporali più brevi”.
Dalla BCE alert rialzi tassi euro
Nel bollettino si legge inoltre che, visto che “il rialzo delle quotazioni energetiche manterrà l’inflazione ben al di sopra del 2 per cento a breve termine”, e che “con il protrarsi della fase di prezzi dell’energia elevati, si intensifica il probabile impatto sulle misure più ampie dell’inflazione attraverso effetti indiretti e di secondo impatto”, la BCE seguirà dunque con attenzione “ l’entità e la persistenza dei rincari dell’energia, nonché il modo in cui questi si trasmettono alla formazione di prezzi e salari, alle aspettative di inflazione e alla dinamica economica complessiva”.
Prima del bollettino non erano state già di buon auspicio né le parole del grande falco della BCE Isabel Schnabel, che aveva lanciato l’alert sul rischio di una politica monetaria “più restrittiva”, né quelle della colomba Piero Cipollone, che aveva segnalato l’aumento delle probabilità di un rialzo dei tassi, dopo la decisione di Lagarde di confermare lo status quo per la settima volta consecutiva.
In evidenza inoltre il maxi upgrade delle stime sull’inflazione del 2026 da parte degli economisti interpellati dall’Eurotower, che ora prevedono un tasso al 2,7% nel 2026, rispetto al +1,8% atteso tre mesi fa.
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Shock energetico da guerra sulle tasche degli italiani. Il messaggio dall’inflazione
Tornando all’inflazione in Italia, l’Istat ha precisato che il trend è stato condizionato soprattutto dalle tensioni che hanno fatto scattare sia i prezzi energetici (da -2,1% a +9,2%) che i prezzi dei beni alimentari non lavorati (saliti da +4,7% a +5,9%).
Un parziale effetto di freno è arrivato dai prezzi di alcune tipologie di servizi, come quelli ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +3% a +2,6%). Ma la crescita dei prezzi del carrello della spesa si è per l’appunto rafforzata a +2,3% (da +2,2%).
A salire soprattutto le spese per l’abitazione, l’acqua, l’elettricità, il gas e altri combustibili (da -1,6% a +5,1%), così come per i trasporti (da +2,1% a +3,8%) e le bevande alcoliche e tabacchi (da +2,1% a +2,7%).
Si sono invece indeboliti i prezzi dei servizi di ristoranti e servizi di alloggio (da +3,4% a +2,8%).
Il trend dei prezzi dei beni energetici (passato da -2,1% a +9,2%, +5% su base mensile) è stato influenzato sia dai prezzi dei beni energetici non regolamentati, balzati da -2% a +9,6% (+5,4% m/m) che da quelli regolamentati (da -1,6% a +5,3% a/a, -0,3% m/m).
In particolare, tra i beni energetici non regolamentati, occhio al boom dei prezzi del gasolio per riscaldamento (da +12,3% a +38,1% a/a; +19,7% m/m), del gas di città e gas naturale mercato libero (da -12,7% a +4,4%; +9,0% m/m), del gasolio per mezzi di trasporto (da +12,5% a +27,8%; +9,8% m/m), dell’elettricità mercato libero (da -3,8% a +8,2%; +2% m/m), di altri carburanti per mezzi personali di trasporto (da -6,1% a +3,4%; +8,8% m/m) e della benzina (da -2,9% a +1,1%; +1,4% m/m).
Insomma, per gli italiani il mal di testa del caro energia è diventato più forte, fattore che sta facendo salire sempre di più la grande paura di un rialzo dei tassi. I problemi sono solo all’inizio?
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