Inflazione USA +3,8% ad aprile, record da maggio 2023. Tassi Fed, Warsh con le spalle al muro?

Laura Naka Antonelli

12 Maggio 2026 - 15:18

Kevin Warsh, tra qualche giorno formalmente nuovo Presidente della Fed, ha sempre meno motivi per soddisfare il Presidente Donald Trump.

Inflazione USA +3,8% ad aprile, record da maggio 2023. Tassi Fed, Warsh con le spalle al muro?
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Nel mese di aprile l’inflazione USA misurata dall’indice CPI (indice dei prezzi al consumo) è balzata del 3,8% su base annua, rispetto al +3,3% di marzo, e al di sopra del 3,7% atteso dal consensus degli economisti.

Inflazione USA distrugge sogni dovish di Warsh-Trump, corre al ritmo più forte dal 2023

Brutta notizia per Kevin Warsh, tra qualche giorno nuovo Presidente della Fed, e brutta notizia sicuramente per il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, fermo sostenitore di una politica monetaria incentrata su tassi USA bassi, anche a fronte di un’inflazione che corre.

Con il balzo pari a +3,8%, l’indice CPI (che misura l’inflazione headline) è salito ad aprile al ritmo più forte dal maggio del 2023.

Su base mensile, il rialzo è stato pari a +0,6%, in linea con le previsioni.

Escludendo le componenti più volatili rappresentate dai prezzi dei beni energetici e dei beni alimentari, l’inflazione core USA è aumentata dello 0,4% su base mensile e del 2,8% su base annua, confermando - su base annua - come il ritmo di crescita rimanga decisamente al di sopra dell’obiettivo della Fed, pari al 2%.

La guerra USA-Iran continua insomma a presentare il suo conto alla Fed, che ha ormai davvero poche ragioni, se non nulle, per tornare ad allentare la politica monetaria, a dispetto di Trump, che ha deciso di non rinnovare il mandato dell’attuale Presidente della Fed (ancora per poco) Jerome Powell e di scegliere Warsh proprio nella speranza di veder scendere i tassi USA.

I mercati hanno già detto la loro, scommettendo su tassi USA invariati per tutto l’anno, e iniziando al contempo a mettere in conto anche la prospettiva di una stretta monetaria.

A incidere maggiormente sullo scatto dell’inflazione, così come è stato anche nel caso dell’inflazione dell’Eurozona, è stato il balzo dei prezzi energetici, contagiati così come nell’area euro dalle conseguenze del conflitto in Medio Oriente.

I prezzi energetici sono stati quelli che hanno contribuito maggiormente al rialzo dell’inflazione, scattando del 3,8% su base mensile e di ben il 17,9% su base annua.

A correre anche i prezzi dei beni alimentari, in rialzo dello 0,5% su base mensile e del 3,2% su base annua.

Peggio per la componente che misura i prezzi della benzina, schizzata su base annua del 28,4%.

L’inflazione si è fatta sentire anche nei comparti non condizionati direttamente dalla guerra USA-Iran.

I costi delle abitazioni, cruciali in quanto incidono per 1/3 sul trend dell’indice CPI, sono aumentati dello 0,6%, così come quelli degli articoli di abbigliamento, mentre i costi dei biglietti aerei hanno segnato un rialzo su base mensile pari a +2,8%, e di ben +20,7% su base annua.

Tutti questi numeri avallano ulteriormente le speculazioni dei mercati e le view di diversi economisti ed esperti di mercato, secondo i quali la Fed di Warsh continuerà a fare quanto ha deciso di fare Jerome Powell dall’inizio del 2026, ovvero a lasciare i tassi USA fermi al range compreso tra il 3,5% e il 3,75%.

Tra i tanti, è convinto di questa prospettiva l’investitore Paul Tudor Jones che, interpellato dalla CNBC sulla direzione dei tassi, ha così risposto. “Se penso che (Warsh) taglierà i tassi? Probabilità uguale a zero”, ha commentato.

Inoltre, se anche intravedesse motivi per tagliare i tassi, molto probabilmente Warsh non si azzarderebbe a muoversi per non allargare la crepa che si è già formata nel FOMC, il braccio di politica monetaria della Federal Reserve che, così come confermato nell’ultima riunione, non è stato mai così spaccato negli ultimi 34 anni. Un segnale di avvertimento per lo stesso Warsh, che secondo gli opinionisti non vorrà certo esordire come Presidente della Fed, nella prossima riunione del FOMC, alimentando ulteriori tensioni.

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