CEPR e Bruegel analizzano gli squilibri globali: Usa in deficit insostenibile, Cina in surplus crescente, Europa immobile.
Il quarto Paris Report del CEPR e Bruegel - 416 pagine, 17 contributi, curato da Hélène Rey, Beatrice Weder di Mauro e Jeromin Zettelmeyer - arriva su commissione della presidenza francese del G7 2026, che ha voluto una base analitica indipendente sul tema degli squilibri globali delle partite correnti. Il tema era già esploso prima della crisi finanziaria del 2008. Ora è tornato, ma il contesto è cambiato abbastanza da rendere la situazione potenzialmente più pericolosa.
Un paese ha un surplus di conto corrente quando esporta più di quanto importa e risparmia più di quanto investe internamente. In sé questi squilibri non sono patologici. Ad esempio, un paese in rapida crescita può importare capitali dall’estero per finanziare investimenti produttivi senza che questo costituisca un problema.
Il problema sorge quando i deficit diventano grandi e persistenti, finanziati da debito o da bolle speculative, e quando i surplus riflettono politiche deliberate di soppressione della domanda interna - sussidi alle esportazioni, repressione dei consumi, bassa protezione sociale - che scaricano la domanda mancante sul resto del mondo. In quel caso i costi ricadono su chi ha meno strumenti per proteggersi, ovvero nei paesi in surplus attraverso salari compressi e consumi sacrificati sull’altare dell’export, nei paesi in deficit attraverso la deindustrializzazione e l’erosione dell’occupazione manifatturiera. Infine - quando gli squilibri si correggono in modo disordinato - attraverso crisi finanziarie, austerità e recessioni. [...]
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