Cassa integrazione guadagni (CIG). Significato, funzionamento e retribuzione

Emanuele Di Baldo

21 Aprile 2026 - 17:19

Come funziona la cassa integrazione? Significato di CIGO, CIGS e FIS, la retribuzione e tutte le regole per accedere agli ammortizzatori sociali INPS.

La cassa integrazione guadagni (CIG) è uno strumento fondamentale di sostegno al reddito pensato per aiutare lavoratori e imprese ad affrontare momenti di difficoltà temporanea. Le aziende in crisi o coinvolte in processi di riorganizzazione che comportano la riduzione dell’orario di lavoro possono infatti accedere alla cassa integrazione per coprire, almeno in parte, gli stipendi dei propri dipendenti.

I dati più recenti dell’INPS confermano quanto questo strumento sia ancora centrale: a marzo 2026 sono state richieste 46,76 milioni di ore di cassa integrazione e solidarietà, in calo del 17% rispetto allo stesso mese del 2025. Un segnale di miglioramento che emerge anche guardando al primo trimestre, con circa 131,5 milioni di ore complessive richieste (-22,67% su base annua).

Tale misura garantisce un’integrazione salariale ai dipendenti sospesi o con orario ridotto a causa di difficoltà aziendali, rappresentando un vero e proprio ammortizzatore sociale. Gestito dall’INPS, il sistema tutela sia i lavoratori, che continuano a percepire un reddito, sia le imprese, che possono evitare interventi più drastici come i licenziamenti.

Ma cos’è e come funziona la cassa integrazione? Vediamo nel dettaglio cosa prevede, come funziona, chi ne ha diritto e quali sono guadagni e modalità di pagamento.

Cos’è la cassa integrazione? Significato e definizione

La cassa integrazione consiste nel versamento da parte dell’INPS di una somma di denaro a favore di dipendenti che si trovano in precarie condizioni di lavoro, in quanto il datore di lavoro ha disposto la diminuzione della retribuzione, a seguito di una riduzione o di una sospensione dell’attività lavorativa per molteplici cause.

La cassa integrazione è uno strumento previsto per limitare le conseguenze negative di crisi aziendali a carico dei lavoratori. In sostanza, nei casi in cui l’impresa sia in difficoltà, interviene un fondo costituito presso l’INPS, che garantisce ai dipendenti il versamento d’importi di sostegno.

La cassa integrazione rappresenta una sorta di «cuscinetto sociale», ideato per evitare licenziamenti, permettendo ai lavoratori di ricevere comunque parte dello stipendio. Questa misura non solo aiuta i lavoratori a mantenere un reddito, ma agevola anche le aziende, riducendo i costi del personale durante periodi difficili.

Un esempio pratico? Immaginiamo un’azienda tessile che subisce un drastico calo degli ordini. Per non licenziare il personale, l’azienda può richiedere la cassa integrazione, riducendo le ore di lavoro. L’INPS coprirà una parte dello stipendio per ogni ora non lavorata, garantendo un supporto sia all’impresa sia al lavoratore.

Legge sulla cassa integrazione: la normativa di riferimento

La Cassa Integrazione Guadagni (CIG) è regolata principalmente dal Decreto Legislativo n. 148/2015, che organizza gli ammortizzatori sociali per le aziende in difficoltà, fissando i requisiti di accesso, i limiti e le durate per ciascuna tipologia di CIG. Questo decreto ha razionalizzato la normativa precedente, stabilendo criteri più chiari per l’accesso e differenziando le varie forme di integrazione salariale in base alla tipologia di crisi aziendale e alla durata della difficoltà economica. Tra le altre normative di riferimento, troviamo anche leggi specifiche che regolano settori o situazioni particolari, come il Decreto Ristori, che ha introdotto norme eccezionali durante la pandemia COVID-19.

Con l’introduzione del D.Lgs. 148/2015, è stato ridefinito e ampliato il sistema degli ammortizzatori sociali, estendendo le tutele anche a categorie di imprese prima escluse, soprattutto attraverso il rafforzamento dei fondi di integrazione salariale.

La legge impone anche un limite temporale per il ricorso alla CIGS, differente rispetto a quello della Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria (CIGO). La durata massima della CIGO è limitata a 52 settimane, mentre per la CIGS si può arrivare fino a 24 mesi in casi particolari. Altri aggiornamenti normativi hanno migliorato l’efficienza della CIG, introducendo procedure di pagamento dirette per ridurre i tempi di attesa dei lavoratori.

Una componente cruciale del sistema normativo sulla CIG è rappresentata dal Fondo di Integrazione Salariale (FIS), che oggi rappresenta uno degli strumenti principali di tutela per i lavoratori delle aziende non coperte dalla cassa integrazione ordinaria o straordinaria. I fondi bilaterali di solidarietà settoriali, stabiliti per settori specifici come il commercio o l’artigianato, sono stati inoltre resi obbligatori, estendendo il raggio di azione della cassa integrazione. In caso di crisi economica estesa a livello nazionale o di emergenze sanitarie, i governi hanno la facoltà di intervenire con decreti specifici per prorogare o ampliare l’accesso alla CIG, come avvenuto con i Decreti Ristori e Cura Italia, che hanno introdotto deroghe temporanee ai limiti di durata della CIG per fronteggiare l’emergenza pandemica.

Tipologie di cassa integrazione: la differenza tra ordinaria e straordinaria

Esistono diverse tipologie di cassa integrazione e strumenti di integrazione salariale, pensati per rispondere a situazioni specifiche e riservati a determinate categorie di aziende e lavoratori.

Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria (CIGO)

La CIGO è destinata a rispondere a crisi temporanee di aziende che attraversano difficoltà non strutturali, ovvero eventi transitori e imprevedibili, come problemi climatici, calo di commesse o difficoltà nel reperimento delle materie prime. La CIGO copre la sospensione o riduzione temporanea dell’attività lavorativa per un massimo di 52 settimane, rinnovabili entro un arco temporale specifico. La CIGO è accessibile in settori come quello manifatturiero, il commercio e altri settori regolati.

La cassa integrazione ordinaria prevede il versamento al lavoratore di un’indennità pari all’80% dello stipendio che quest’ultimo avrebbe percepito qualora avesse potuto effettuare il normale orario di lavoro.
Per il calcolo dell’importo dovuto bisogna tener conto dei limiti dell’orario stabilito dai contratti collettivi e il limite massimo mensile dell’assegno stabilito di anno in anno.

La domanda di cassa integrazione ordinaria deve essere presentata telematicamente all’INPS dove si trova l’unità produttiva interessata dalla riduzione o sospensione dell’attività lavorativa.

Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (CIGS)

La CIGS è riservata alle aziende che attraversano crisi più gravi e di lunga durata, come ristrutturazioni, riorganizzazioni o crisi aziendali profonde che richiedono soluzioni più complesse e strutturali. La durata massima della CIGS è generalmente di 24 mesi in un quinquennio mobile, e può essere estesa a 36 mesi in specifici casi di contratti di solidarietà. Il sostegno è riservato a imprese con almeno 15 dipendenti e a settori specifici, tra cui l’industria e il commercio.

Dopo aver presentato domanda di cassa integrazione straordinaria è previsto che l’orario di lavoro venga ridotto o sospeso entro 30 giorni.

I lavoratori in cassa integrazione guadagni straordinaria hanno diritto a percepire un’integrazione dello stipendio pari all’80 per cento della retribuzione che sarebbe spettata ai lavoratori interessati per tutte le ore di lavoro non effettuate.

Fondo di Integrazione Salariale (FIS) e strumenti alternativi

Il Fondo di Integrazione Salariale (FIS) e i fondi bilaterali di settore rappresentano oggi gli strumenti principali per garantire un sostegno al reddito ai lavoratori dipendenti di aziende che non rientrano nel campo di applicazione della CIGO o della CIGS.

Questi strumenti, gestiti dall’INPS, coprono in particolare le imprese con un numero ridotto di dipendenti o appartenenti a settori non industriali, estendendo di fatto le tutele a una platea molto più ampia rispetto al passato.

La durata e l’importo dell’indennità seguono regole simili a quelle previste per la cassa integrazione, con limiti e condizioni stabiliti annualmente.

Cassa integrazione, chi ne ha diritto?

La cassa integrazione è accessibile solo se l’azienda e i lavoratori rispettano determinati requisiti. Le aziende devono operare in settori specifici (industria, commercio, artigianato) e avere una situazione di crisi comprovabile. Per la CIGO, è necessaria una crisi temporanea (es. eventi meteo o calo delle commesse); per la CIGS, invece, è richiesta una crisi strutturale, come la ristrutturazione o il contratto di solidarietà. Inoltre, l’azienda deve dimostrare di aver preso misure per ridurre i costi e di aver consultato le rappresentanze sindacali. Tutti requisiti di base già affrontati nei paragrafi precedenti.

Dal lato dei lavoratori, per accedere alla CIG è necessario essere dipendenti con un contratto subordinato. Non possono accedere alla CIG i collaboratori occasionali, i tirocinanti e i liberi professionisti. Inoltre, è generalmente richiesta un’anzianità di almeno 90 giorni lavorativi nell’azienda che richiede la CIG, salvo specifiche eccezioni previste dalla normativa.

Più nel dettaglio, la cassa integrazione è concessa a determinate categorie di soggetti.

  • Operai
  • Apprendisti assunti con l’apprendistato professionalizzante
  • Impiegati
  • Quadri
  • Lavoratori titolari di un contratto di inserimento
  • Lavoratori titolari di un contratto di solidarietà
  • Soci delle società di cooperative di produzione e lavoro.

I lavoratori che percepiscono la cassa integrazione per sospensione o riduzione dell’orario di lavoro superiore al 50% devono recarsi obbligatoriamente presso il centro per l’impiego e stipulare il Patto di Servizio Personalizzato, pena la decurtazione della cassa integrazione fino a completa decadenza.

Retribuzione della cassa integrazione

La retribuzione in cassa integrazione è regolata da precisi massimali che vengono aggiornati annualmente dall’INPS. Questi massimali variano in base alla retribuzione ordinaria del lavoratore, e si applicano con una percentuale di sostegno calcolata sul salario precedente.

Nel 2026, la cassa integrazione guadagni è confermata e copre, come detto, circa l’80% della retribuzione lorda per le ore non lavorate, con un limite massimo che varia a seconda della tipologia di contratto e del settore.

Il sistema di compensazione prevede un massimale, ovvero un importo massimo che non può essere superato. I massimali variano su base annuale e, per il 2026, sono organizzati - come da aggiornamenti annuali INPS - come segue:

Retribuzione MensilePercentuale CIG (%)Massimale Mensile
Tutte le retribuzioni 80% 1.423,69 € (lordo) - 1.340,56 € (netto)

Per alcuni settori specifici, come edilizia e lapideo in caso di intemperie stagionali, il massimale è aumentato del 20%:

Retribuzione MensilePercentuale CIG (%)Massimale Mensile
Tutte le retribuzioni 80% 1.708,44 € (lordo) - 1.608,66 € (netto)

Questi massimali sono applicati alla retribuzione ridotta in base alle ore di lavoro effettivamente svolte.

In ogni caso, la CIG rappresenta un sostegno parziale al reddito, con l’applicazione delle ordinarie trattenute fiscali e previdenziali. L’importo netto percepito potrebbe quindi risultare inferiore alla retribuzione precedente, poiché l’INPS detrae le imposte, comprese quelle comunali e regionali, dalla somma versata.

Ciò significa che, pur percependo un importo pari all’80% della propria retribuzione lorda, il lavoratore si troverà con una retribuzione netta inferiore, anche a causa del massimale.

Le regole per lavoratore e datore di lavoro

Durante il periodo di cassa integrazione, i lavoratori mantengono alcuni diritti, come quello alla conservazione del posto di lavoro e all’anzianità lavorativa. Anche i contributi figurativi vengono accreditati a favore del lavoratore, assicurando la continuità previdenziale e pensionistica.

Tuttavia, il lavoratore non può svolgere un’altra attività retribuita in concorrenza con l’azienda durante il periodo di CIG.

Il datore di lavoro, dal canto suo, ha diritto di sospendere o ridurre temporaneamente la prestazione lavorativa senza dover ricorrere al licenziamento, potendo beneficiare degli ammortizzatori sociali per affrontare situazioni di difficoltà economica senza perdere il personale qualificato.

Per quanto riguarda i doveri, invece, i lavoratori hanno l’obbligo di rendersi disponibili per eventuali richiami al lavoro e devono comunicare immediatamente all’azienda l’eventuale svolgimento di altre attività lavorative. Il datore di lavoro, invece, ha l’obbligo di informare correttamente i dipendenti sul periodo di sospensione e di presentare puntualmente la documentazione necessaria all’INPS.

CIG e impatto su TFR, scioperi, ferie e malattia

L’indennità di cassa integrazione non è inclusa nel computo del Trattamento di Fine Rapporto (TFR), che si calcola solo sulla parte di retribuzione effettivamente percepita in busta paga per il lavoro svolto. Tuttavia, durante la cassa integrazione, il lavoratore continua a maturare il proprio diritto al TFR, calcolato sulla base della retribuzione effettiva (ridotta per effetto della sospensione o riduzione delle ore).

In caso di sciopero, i lavoratori in CIG hanno comunque il diritto di aderire, anche se l’attività è già sospesa. Tuttavia, la partecipazione allo sciopero non comporta la sospensione della CIG.

Per quanto riguarda le ferie, invece, queste non maturano durante il periodo di cassa integrazione a zero ore, poiché l’attività è completamente sospesa. Nel caso di riduzione delle ore, la maturazione delle ferie è proporzionale alle ore effettivamente lavorate.

Infine, in caso di malattia durante la cassa integrazione, il trattamento cambia a seconda delle ore di sospensione.

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