Rinviato al 19 maggio il tavolo al Ministero del Lavoro: tra cassa integrazione, incentivi all’esodo e ipotesi di intervento pubblico, il futuro del divano pugliese resta appeso a una trattativa.
La crisi di Natuzzi entra nella sua fase più delicata e con essa torna sotto pressione uno dei distretti manifatturieri simbolo del Made in Italy. Il confronto tra azienda, sindacati e istituzioni, previsto al Ministero del Lavoro, è stato aggiornato al 19 maggio dopo una giornata di tensioni e distanze ancora marcate sui principali nodi della vertenza.
Sul tavolo restano la richiesta di aumento della cassa integrazione straordinaria, gli incentivi all’uscita volontaria e il futuro industriale di un gruppo che occupa circa 1.700 lavoratori tra Puglia e Basilicata, ma che sostiene indirettamente un’intera filiera composta da centinaia di imprese.
La posta in gioco va oltre il destino di un singolo marchio. Attorno a Natuzzi ruota infatti una parte significativa dell’economia dell’Alta Murgia, area compresa tra le province di Bari e Matera, dove il settore del divano rappresenta ancora oggi uno dei principali poli produttivi del Sud Italia. Il timore di sindacati e amministrazioni locali è che una riduzione strutturale della produzione possa avere effetti a catena su occupazione, fornitori e tenuta sociale del territorio.
Natuzzi vs Sindacati: lo scontro sulla cassa integrazione
Il principale punto di frizione riguarda la richiesta avanzata dall’azienda di aumentare la cassa integrazione straordinaria fino all’80%, rispetto all’attuale 45%. Secondo Natuzzi, il rallentamento degli ordini e le difficoltà del mercato internazionale rendono necessaria una riorganizzazione più incisiva per garantire la continuità industriale del gruppo, quotato al Nyse.
I sindacati contestano però l’impostazione del piano e collegano l’aumento della cigs alla crescita delle lavorazioni trasferite in Romania. Una lettura che ha alimentato anche il dibattito politico, arrivato fino alla Commissione Attività produttive della Camera, dove le organizzazioni sindacali hanno chiesto un maggiore coinvolgimento dello Stato nella governance aziendale.
Nel frattempo resta aperta anche la partita legata al fondo Salvaguardia di Invitalia. L’azienda ha presentato l’istanza e sono in corso le verifiche preliminari, ma i tempi dell’eventuale intervento pubblico appaiono ancora incerti. Per questo il bilaterale previsto tra azienda e sindacati viene considerato decisivo per tentare di costruire una mediazione prima del nuovo incontro ministeriale.
Il ruolo della Regione Puglia per limitare l’impatto sociale
Nel tentativo di alleggerire le ricadute occupazionali della crisi, la Regione Puglia ha presentato al tavolo una proposta già sperimentata in altre vertenze industriali. L’idea è quella di affiancare i lavoratori coinvolti dalla cassa integrazione con percorsi di formazione e riqualificazione professionale accompagnati da un sostegno economico.
“Come Regione Puglia abbiamo voluto mettere in campo uno strumento concreto e innovativo per sostenere i lavoratori nei momenti più difficili delle crisi industriali”, ha dichiarato l’assessore allo Sviluppo economico e al Lavoro Eugenio Di Sciascio. L’obiettivo, ha spiegato, è aiutare i dipendenti non solo sul piano del reddito, ma anche su quello delle competenze, in vista delle trasformazioni del mercato del lavoro.
Un aspetto particolarmente delicato riguarda le lavoratrici impiegate negli stabilimenti, soprattutto nelle attività di cucitura. In molte aree dell’Alta Murgia il lavoro in Natuzzi rappresenta infatti una delle poche opportunità di occupazione stabile e qualificata per le donne. Il rischio, secondo i sindacati, è che l’uscita dal ciclo produttivo possa tradursi in una perdita di autonomia economica e in un aumento della precarietà.
Incentivi all’esodo e futuro del distretto
Resta complessa anche la trattativa sugli incentivi all’esodo. L’ultima proposta aziendale prevede circa 50.000 euro distribuiti in cinque anni per le uscite volontarie, ma le sigle sindacali la giudicano insufficiente, soprattutto per i circa 400 lavoratori vicini alla pensione che rischierebbero di perdere la Naspi.
La presidente della VI Commissione regionale, Annagrazia Angolano, ha ricordato che la vertenza coinvolge non solo i dipendenti diretti, ma migliaia di addetti dell’indotto tra Puglia e Basilicata. “La vertenza Natuzzi non riguarda solo Puglia e Basilicata, ma tutta l’Italia”, ha affermato, sottolineando la necessità di garantire “risposte certe sul futuro” ai lavoratori.
Il prossimo passaggio sarà il tavolo del 19 maggio, seguito dall’incontro permanente convocato al Mimit il 27 maggio. Da quelle date dipenderà non soltanto il destino di Natuzzi, ma anche la sopravvivenza di uno dei distretti storici del manifatturiero italiano.
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