BCE pronta ad alzare i tassi in qualsiasi momento, parola di Lagarde

Laura Naka Antonelli

25 Marzo 2026 - 14:20

Rialzo tassi già ad aprile? La data da cerchiare in rosso. Le tre risposte della presidente della BCE Lagarde alla domanda che assilla tutti, cittadini e mercati.

BCE pronta ad alzare i tassi in qualsiasi momento, parola di Lagarde

Cosa può succedere ai tassi dell’area euro decisi dalla BCE di Christine Lagarde in un mondo ormai alle prese con lo shock petrolifero? In generale, in un mondo ostaggio dello shock energetico?

A rispondere a questo interrogativo è stata oggi, mercoledì 25 marzo 2026, la stessa Presidente della Banca centrale europea, Christine Lagarde, che ha detto chiaro e tondo qualcosa che avrà fatto tremare le colombe:

“Ora siamo pronti, nel caso in cui dovesse essere appropriato, ad apportare cambiamenti alla nostra politica (monetaria) in qualsiasi riunione”.

Considerando quanto prezzato dai mercati e alla luce delle tre risposte che Lagarde ha dato all’interrogativo sulla direzione dei tassi di interesse, il messaggio appena lanciato da Francoforte è il seguente: la Banca centrale europea è pronta ad alzare i tassi in ognuna delle prossime riunioni.

Vale dunque la pena di ricordare che la prossima data in cui il Consiglio direttivo dell’Eurotower annuncerà la prossima decisione sui tassi, è quella di giovedì 30 aprile 2026.

Lagarde alle prese con rebus inflazione da guerra, che ha già spaventato i mercati (vedi BTP e spread)

In occasione del suo intervento alla conferenza “ The ECB and Its Watchers ”- organizzata dall’Istituto per la Stabilità Monetaria e Finanziaria presso la Goethe University di Francoforte e con il suo discorso “Navigating energy shocks: risks and policy responses”, Lagarde ha dato esattamente tre risposte ai dubbi che, dall’inizio della guerra USA-Iran, stanno tenendo sulle spine sia i cittadini dell’area euro - preoccupati di veder salire le rate dei mutui a tasso variabile che degli investitori: soprattutto, in quest’ultimo caso, di chi investe nei Titoli di Stato (vari gli alert delle ultime sessioni).

Basta guardare alle recenti forti fiammate dei rendimenti dei BTP - schizzati anche oltre la soglia del 4%, fino al 4,12%, al record dalla metà del 2024, e allo scatto anche dello spread BTP-Bund a 10 anni - che ha puntato dritto verso quota 100 punti base.

In generale, il trend recente dei rendimenti di tutti i Titoli di Stato dell’Eurozona - che hanno fatto comunque in queste ultime sessioni una forte ritirata - è utile per capire la portata dell’ansia legata alla direzione dei tassi BCE. Tassi che, la scorsa settimana, sono stati lasciati invariati per la sesta volta consecutiva.

Le 3 risposte che Christine Lagarde ha dato oggi alla domanda che assilla tutti. Che succederà ai tassi

Va ricordato che, nella conferenza stampa successiva all’annuncio sui tassi del BCE Day, Lagarde ha optato per un tono improntato alla cautela, facendo notare che sono ancora poche le informazioni di cui l’Eurotower dispone per poter fare la conta dei danni, in sostanza per capire fino a che punto lo scatto improvviso dei prezzi del petrolio e dei prezzi energetici avrà un impatto rialzista sull’inflazione dell’area euro.

Oggi i toni della Presidente della Banca centrale europea sono stati invece più hawkish.

Lagarde è tornata a spiegarsi, dando 3 risposte a chi è assillato dalla direzione probabile dei tassi dell’Eurozona.

Prima risposta: se lo shock energetico dovesse essere interpretato limitato nelle dimensioni e di breve durata, a quel punto la BCE dovrebbe attenersi alla “prescrizione classica”, ovvero a “guardare oltre” visto che, tra il momento in cui si prende una decisione sui tassi e quello in cui si dispiegano gli effetti, intercorre un periodo di tempo.

Alzare i tassi subito per reagire a un rialzo dell’inflazione reputato limitato nel tempo, ha sottolineato Lagarde con il suo discorso, potrebbe scatenare conseguenze che arriverebbero troppo tardi e che rischierebbero di essere controproducenti.

Seconda risposta di Lagarde: “se lo shock portasse l’inflazione a superare il nostro target in modo significativo anche se non in modo persistente, un aggiustamento in qualche modo misurato alla politca monetaria potrebbe essere giustificato. La risposta ottimale a deviazioni del genere”, ha precisato Lagarde, “è più contenuta quando la causa è rappresentata da interruzioni dell’offerta esterne rispetto alla presenza di una forte domanda, ma non è pari necessariamente a zero. In più, non affrontare affatto un tale superamento (del target dell’inflazione) potrebbe comportare un rischio di comunicazione”, in quanto il pubblico potrebbe avere difficoltà a capire una funzione di reazione che non reagisse”.

La terza risposta al dubbio sul trend dei tassi è stata la seguente: “Nel caso in cui dovessimo prevedere una deviazione (dell’inflazione) significativa e persistente rispetto al target, la risposta dovrebbe essere forte e persistente in modo appropriato. In caso contrario, entrerebbero in gioco meccanismi che si auto alimenterebbero, e il rischio di assistere ad aspettative di inflazione non più ancorare diventerebbe notevole”.

Dai commenti rilasciati dalla Presidente della BCE, emerge di fatto il rischio che la Banca centrale europea possa tornare ad alzare i tassi anche nel caso in cui l’inflazione superasse il target stabilito dall’Eurotower (pari al 2%) in modo non persistente e in ogni caso, come ha precisato lei stessa, “ in qualsiasi riunione ”. Uno scenario che i mercati stanno già scontando per il 2026, così come stanno facendo alcuni economisti.

Tassi BCE: le scommesse dei mercati e le nuove previsioni di Goldman Sachs

All’indomani del BCE Day di giovedì scorso 19 marzo 2026, l’agenzia di stampa Bloomberg ha riportato che sui mercati e scommesse sulle strette monetarie nel corso del 2026 sono salite a +79 punti base, con i trader che hanno puntato dunque su tre rialzi dei tassi, ciascuno di 25 punti base, in crescita rispetto alle scommesse precedenti, pari a un aumento di circa 70 punti base.

Si sono inoltre intensificate le probabilità di un rialzo già nella prossima riunione della BCE, che si concluderà il 30 aprile 2026 con l’annuncio sui tassi.

La probabilità di una stretta monetaria è balzata per quel giorno fino al 75%.

Non solo. Oltre ai mercati e tra i vari economisti, la divisione di ricerca di Goldman Sachs ha rivisto al rialzo le proprie previsioni, intravedendo nel suo scenario di base due strette monetarie, ciascuna di 25 punti base, in occasione delle riunioni di aprile e di giugno del Consiglio direttivo della BCE.

Si tratta di un outlook condiviso anche da JPMorgan e da Barclays, giustificato, spiegano dagli esperti, dalle aspettative di una inflazione più alta a causa dello shock energetico provocato dalla guerra in Medio Oriente.

In precedenza, nel suo scenario di base, Goldman Sachs aveva previsto un costo del denaro fermo per tutto il corso del 2026.

Tassi BCE, arrivano i lamenti dell’Italia. Le frasi di Orsini (Confindustria) e di Tajani

Ma l’Italia si è già lamentata. Non sono mancati, a seguito del discorso proferito oggi da Lagarde, i commenti che hanno avuto come mittente il governo Meloni e Confindustria.

In particolare, intervenendo alla presentazione del Rapporto di previsione Primavera 2026 del Centro Studi Confindustria il il presidente dell’associazione Emanuele Orsini, si è così espresso:

“Pensare di combattere l’inflazione con un rialzo dei tassi, in questo momento che è come se la febbre fosse solo a 37, penso sia miope. La Bce è meglio che per un po’ non faccia nulla, che stiano fermi. Oggi ci dobbiamo dire la verità: l’inflazione già c’era prima dello scoppio della guerra, interveniamo su quella prima”.

Il vicepremier, ministro degli Affari esteri e segretario di Forza Italia Antonio Tajani è tornato a perorare addirittura la causa dei tagli dei tassi da parte della BCE.

Parlando anche lui in occasione dell’evento del Centro Studi di Confindustria, Tajani ha risfoderato la richiesta a Lagarde di essere più coraggiosa nel tagliare i tassi.

Serve essere più coraggiosi. Non e’ l’inflazione che cresce dello 0,5% che deve frenare una politica monetaria accomodante. Se il costo del denaro è troppo alto, non possiamo affrontare le sfide che stiamo affrontando”, ha continuato Tajani aggiungendo che, con gli Stati Uniti che continuano a ridurre il valore del dollaro, un rapporto svantaggioso tra l’euro e il dollaro “è peggiore dei dazi”.

Pur riconoscendo l’indipendenza della BCE, che deve essere “libera da pressioni politiche”, il leader di Forza Italia ha ricordato che “qualche opinione la si può dare”, aggiungendo che, per quanto lo riguarda, ci sia ancora spazio per tagliare i tassi.

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