Stefano Galiani a Money Talks. “Così in 10 anni perdi il 30% dei tuoi soldi sul conto corrente”

Redazione

17 Giugno 2026 - 17:33

Nell’ultima puntata di Money Talks, l’ex trader di Wall Street e oggi professore universitario Stefano Galiani spiega il “costo occulto” dell’inerzia finanziaria. E molto altro.

Quanto ti costa davvero lasciare i soldi fermi sul conto corrente? Quale impatto ha il tuo livello di educazione finanziaria nella vita di tutti i giorni? Nella nuova puntata di Money Talks, Marco Gaetani intervista Stefano Galiani, oggi professore universitario, ma per oltre vent’anni trader e gestore del rischio nei mercati finanziari internazionali, anche a Wall Street, con un passato nelle sale operative di Morgan Stanley e Deutsche Bank proprio durante la crisi del 2008.

C’è un errore che, secondo Stefano Galiani, accomuna la maggior parte dei risparmiatori italiani: lasciare i soldi fermi sul conto corrente, convinti che “al sicuro” voglia dire “senza rischio”. L’esperto, che ha lavorato per oltre vent’anni nei mercati finanziari internazionali tra trading, derivati e gestione del rischio prima di diventare professore presso l’università Sapienza di Roma, fa due conti semplici, ma che a sentirli per la prima volta fanno un certo effetto.

Se io lascio i soldi in banca per 5 anni, lo sapete quanto ho perso dopo 5 anni? Più o meno il 15%”, spiega nell’intervista con il conduttore Marco Gaetani, aggiungendo:

“Dopo 10 anni, quasi un terzo del mio capitale viene perso, non facendo niente, lasciando i soldi nel mio conto corrente”.

Il problema è che con un tasso di inflazione intorno al 3% (in linea con i dati sui prezzi al consumo pubblicati oggi da Istat), il valore reale di quei soldi si erode anno dopo anno.

“Noi dobbiamo arrivare in uno stato in cui i soldi ci producono profitti e interessi quando noi dormiamo. È molto importante non lasciare mai i soldi dormienti nel conto corrente”.

Non serve, sottolinea, diventare trader o inseguire rendimenti aggressivi. Anche un titolo di Stato, un conto deposito o un ETF a basso costo bastano a invertire la direzione del problema, perché generano un rendimento che, almeno in parte, compensa l’inflazione invece di subirla passivamente.

Il rendimento mancato finisce nelle tasche di qualcun altro

C’è un secondo aspetto, di solito meno discusso, che Galiani mette sul tavolo. Quei rendimenti mancati non svaniscono nel nulla, finiscono nelle tasche di qualcun altro.

“Sai chi se li prende quei soldi se li lasci nel conto corrente? I profitti se li prende la banca, perché prende tutti i depositi e fa mutui, fa prestiti. I tassi di interesse che dovrebbero andare a te, per via della tua inerzia, vanno ad altre persone”.

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