Istat conferma inflazione a +3,2% a maggio. Il Codacons calcola una stangata da 1.058 euro a famiglia (1.461 con due figli), colpa dell’effetto della guerra in Medio Oriente sui prezzi energetici e dei trasporti.
L’Istat ha pubblicato oggi i dati sui prezzi al consumo di maggio 2026, confermando in pieno le stime preliminari diffuse lo scorso 29 maggio. L’inflazione sale al +3,2% su base annua (+0,4% rispetto ad aprile), in netta accelerazione rispetto al +2,7% del mese precedente. È il livello più alto registrato negli ultimi mesi, e secondo il Codacons certifica in modo inequivocabile l’impatto della crisi in Medio Oriente sulle tasche degli italiani.
Per l’associazione dei consumatori, il rincaro di prezzi e tariffe legato al conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran si traduce in un aggravio medio di 1.058 euro annui per la famiglia «tipo», cifra che sale a 1.461 euro per un nucleo con due figli. Un netto peggioramento rispetto al mese precedente: ad aprile, quando l’inflazione definitiva si era fermata al +2,7%, lo stesso Codacons aveva calcolato una stangata da 893 euro per la famiglia media (1.233 euro con due figli), per un conto complessivo sull’intero Paese stimato in 23 miliardi di euro su base annua.
Perché l’inflazione italiana torna a salire, secondo Istat
Secondo l’istituto di statistica, l’accelerazione dei prezzi di maggio è legata soprattutto al comparto energetico e ai trasporti: i beni energetici non regolamentati passano da +9,6% a +12,6% su base annua, quelli regolamentati da +5,3% a +5,8%, i servizi di trasporto da +0,6% a +1,8% e i servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona da +2,6% a +3,0%.
Anche l’inflazione di fondo, che esclude energia e alimentari freschi, accelera dal +1,6% al +1,8%, mentre l’indice armonizzato IPCA, utilizzato per i confronti europei, segna un +3,3% annuo. L’inflazione «acquisita» per l’intero 2026, cioè quella che si registrerebbe a fine anno se i prezzi restassero fermi ai livelli attuali, sale al 2,6%.
INDICI DEI PREZZI AL CONSUMO NIC PER REGIONE E RIPARTIZIONE GEOGRAFICA
Aprile 2026 – maggio 2026, variazioni percentuali tendenziali (base 2025=100). Fonte: Istat
Differenze tra nord e sud: Reggio Calabria la più cara
Il Codacons sottolinea come l’aumento dei prezzi non sia affatto omogeneo sul territorio nazionale, con un solco netto tra nord e sud. Reggio Calabria è la provincia con i rincari più elevati, dove i prezzi salgono su base annua del +4,4%, mentre all’estremo opposto si trova Aosta, dove l’inflazione si ferma al +2,3%, meno della metà.
Anche a livello regionale la Calabria guida la classifica dei rincari con un +3,9% su anno, seguita dal Lazio (+3,6%) e dal Veneto (+3,5%). Le situazioni più contenute si registrano invece in Valle d’Aosta (+2,3%), Basilicata (+2,4%) e Molise (+2,5%).
FIGURA 6. INDICI DEI PREZZI AL CONSUMO NIC PER CAPOLUOGO DI REGIONE, PROVINCIA AUTONOMA E GRANDI COMUNI (a)
Maggio 2026, graduatoria delle variazioni percentuali tendenziali (base 2025=100). Fonte: Istat
Cosa è aumentato di più?
Scendendo nel dettaglio delle singole categorie di spesa, il Codacons evidenzia per il mese di maggio aumenti particolarmente marcati per i supporti per la registrazione (voce della categoria ricreazione e cultura che comprende i mezzi fisici usati per registrare, salvare o riprodurre audio, video e dati: CD, DVD e Blu-ray vergini, pendrive e chiavette USB, schede di memoria, hard disk esterni, musicassette e vinili e altri supporti simili, ndr), i cui prezzi crescono su base annua del +60,7%, seguiti dal gasolio per riscaldamento (+36,8%), dai gioielli (+29,5%), dal gasolio per mezzi da trasporto (+25,4%), dai legumi (+22,8%), dai carciofi (+19,9%) e dai pomodori (+18,4%).
PROSPETTO 6. INDICI DEI PREZZI AL CONSUMO IPCA PER DIVISIONE DI SPESA
Maggio 2026, pesi e variazioni percentuali congiunturali e tendenziali (base 2025=100). Fonte: Istat
Pesano la guerra in Medio Oriente e i prezzi dell’energia
Il rincaro generalizzato affonda le radici nel conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran, che ha innescato mesi di forte volatilità sui mercati energetici globali. Lo Stretto di Hormuz, attraverso cui transitano normalmente circa 17-18 milioni di barili di petrolio al giorno (circa un quinto della domanda mondiale) e oltre un quarto delle esportazioni globali di gas naturale liquefatto, è stato a più riprese chiuso o reso impraticabile dall’Iran, con conseguenze dirette sull’offerta disponibile sui mercati internazionali.
Nelle settimane più critiche della crisi il petrolio Brent ha toccato quota 120 dollari al barile, contro una quotazione di poco inferiore agli 80 dollari prima dell’inizio delle ostilità, con punte di scambio sopra i 140 dollari al barile per i carichi in consegna nelle settimane più tese.
Proprio ieri, 15 giugno, Stati Uniti e Iran hanno annunciato un’intesa preliminare che chiude in prospettiva le ostilità, con la firma formale prevista per venerdì 19 giugno in Svizzera e l’apertura di una fase negoziale di sessanta giorni su nucleare e sanzioni. Per il Codacons, però, anche con la riapertura dello Stretto di Hormuz e il crollo delle quotazioni petrolifere la situazione non potrà migliorare nell’immediato, con i listini dei carburanti che impiegheranno settimane per tornare ai livelli precedenti alla guerra, mentre gli aumenti di beni e servizi già applicati non verranno riassorbiti dal mercato, continuando quindi a pesare sui bilanci delle famiglie italiane per un periodo prolungato.