Cosa prevede l’accordo USA-Iran, dal cessate il fuoco di 60 giorni alla riapertura di Hormuz? Venerdì 19 la firma in Svizzera. Petrolio in caduta, rimangono i nodi su sanzioni e nucleare iraniano.
Nella serata di domenica, ora di Washington, è arrivato l’annuncio che i mercati e il mondo intero attendevano da mesi. Stati Uniti e Iran hanno raggiunto un’intesa preliminare per porre fine al conflitto che dallo scorso febbraio ha insanguinato il Medio Oriente, dopo i raid congiunti USA-Israele contro il territorio iraniano. Il presidente Donald Trump ha scritto sulla piattaforma Truth Social che l’accordo con la Repubblica Islamica dell’Iran è ormai completo, poco dopo che il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif, il cui Paese ha svolto un ruolo di mediazione, ne aveva annunciato la conclusione.
Cosa prevede l’accordo USA-Iran?
Il testo, che per ora ha la forma di un’intesa preliminare, contiene alcuni punti chiave che già da questa mattina stanno orientando le reazioni dei governi e dei mercati finanziari. L’accordo prevede una cessazione immediata delle operazioni militari su tutti i fronti, incluso il Libano, un elemento che amplia la portata della tregua ben oltre il solo confronto diretto tra Washington e Teheran.
Il nodo più seguito dagli osservatori economici riguarda però lo Stretto di Hormuz, il collo di bottiglia energetico che Teheran tiene di fatto bloccato da mesi. La chiusura dello stretto sarà revocata venerdì 19 giugno 2026, insieme alla fine del blocco navale statunitense sui porti iraniani. Siamo davanti a una decisione potenzialmente decisiva per i flussi globali di petrolio e gas, considerando che da quel passaggio transita storicamente circa un quinto del greggio trasportato via mare nel mondo.
Il memorandum d’intesa dovrebbe essere firmato ufficialmente venerdì in Svizzera, alla presenza delle delegazioni delle due parti.
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I nodi ancora da sciogliere
Non tutto, però, è stato risolto. Le questioni più spinose sono state rimandate a un secondo momento, con l’accordo che stabilisce un periodo di tregua di 60 giorni, durante il quale i negoziatori cercheranno di definire un trattato più ampio, affrontando temi come lo smantellamento o la riduzione delle scorte di uranio altamente arricchito dell’Iran e i dettagli dell’allentamento delle sanzioni internazionali. Su quest’ultimo fronte si registra già un primo segnale dall’Europa - secondo quanto riportato da Reuters, le nazioni del cosiddetto E4 (Regno Unito, Francia, Germania e Italia) si sono dette pronte a revocare le sanzioni contro l’Iran in risposta a dei passi concreti sul programma nucleare.
Resta inoltre da chiarire la posizione di Israele, che non risulta coinvolta direttamente nei colloqui tra Washington e Teheran e che finora non ha commentato pubblicamente l’annuncio. Anche sul fronte interno americano l’accordo non ha raccolto un consenso unanime e alcuni critici lo descrivono come una concessione eccessiva da parte dell’amministrazione Trump pur di chiudere rapidamente la crisi.
La reazione dei mercati
L’effetto più immediato si è visto sui mercati delle materie prime. Al momento della scrittura il petrolio Brent scende del 5,31% a 82,70 dollari al barile, mentre il WTI cede del 6% scendendo a 79,79 dollari. Colpito anche il comparto energetico in Borsa, con le azioni Eni che perdono il 4,78%. Gli analisti, però, invitano alla prudenza poiché il quadro della tregua deve ancora trovare un’implementazione formale e il traffico delle petroliere attraverso Hormuz potrebbe non tornare immediatamente ai livelli precedenti il conflitto, anche a fronte di una piena riapertura dello stretto.
Cosa succede ora?
I prossimi giorni saranno decisivi per capire se l’intesa annunciata si tradurrà in fatti concreti. La scadenza più immediata è quella di venerdì, quando sono previste sia la riapertura ufficiale dello Stretto di Hormuz sia la firma del memorandum d’intesa in Svizzera.
Da lì si apre la finestra dei 60 giorni di negoziato, durante la quale si capirà se le parti riusciranno davvero a trovare un’intesa duratura sul programma nucleare iraniano e sul futuro delle sanzioni, oppure se la tregua resterà un accordo fragile, sospeso tra la diplomazia e gli equilibri sempre instabili del Golfo. Nel frattempo, questa settimana si preannuncia particolarmente movimentata per i mercati, complice anche il concomitante appuntamento con la riunione della Federal Reserve, destinata ad aggiungere ulteriore volatilità a un quadro già delicato.
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