Riforma pensioni, cosa cambia dal 2019: i nuovi requisiti spiegati dall’INPS

Dal 2019 cambiano i requisiti per la pensione di vecchiaia e anticipata: la guida dell’INPS a tutte le novità introdotte dalla riforma Fornero.

Riforma pensioni, cosa cambia dal 2019: i nuovi requisiti spiegati dall'INPS

Nel 2019 cambieranno i requisiti per l’accesso alla pensione complice l’adeguamento con le aspettative di vita INPS previsto dalla riforma Fornero.

Adeguamento che allunga i tempi previsti per il pensionamento sia per quanto riguarda la pensione di vecchiaia che per quella anticipata. A tal proposito l’INPS ha ricordato che d’ora in avanti ci saranno dei nuovi adeguamenti con le speranze di vita ogni due anni, con l’incremento che però non potrà essere superiore ai 3 mesi.

A tal proposito abbiamo elaborato un’infografica con tutte le previsioni su quando si potrà andare in pensione nei prossimi anni, sempre che nel frattempo non intervenga una nuova riforma delle pensioni che blocchi l’adeguamento con le aspettative di vita Istat disposto dalla Legge Fornero.

L’INPS invece ha appena pubblicato una circolare esplicativa con tutte le novità che scatteranno dal 2019; una guida utile per fare chiarezza su come cambieranno i requisiti per il pensionamento a partire dal prossimo anno.

Pensione di vecchiaia

Come noto nel 2018 sono stati equiparati i requisiti per la pensione di vecchiaia per uomini e donne. Nel dettaglio, c’è stato un incremento dell’età anagrafica prevista per le lavoratrici dipendenti e autonome del settore privato, con il passaggio da 66 anni e 1 mese a 66 anni e 7 mesi (come per gli uomini).

Dal prossimo anno però ci sarà un incremento generale di 3 mesi per l’avvenuto adeguamento con le speranze di vita elaborate dall’Istat, che porterà i requisiti per la pensione di vecchiaia a:

  • età: 67 anni (sia per uomini che per le donne)
  • contributi maturati: 20 anni.

Inoltre, per coloro che hanno la pensione calcolata interamente con il metodo contributivo (ossia non ha contributi versati prima del 1996) è richiesta un’ulteriore condizione da soddisfare: l’assegno pensionistico previsto deve essere superiore a 1,5 volte l’importo dell’assegno sociale (che nel 2018 ammonta a 453 euro).

Se questo non sarà possibile allora per andare in pensione bisognerà maturare i requisiti previsti per quella di vecchiaia contributiva, i quali subiranno un incremento a partire dal 2019. Infatti, mentre oggi per accedere a questo trattamento sono necessari 70 anni e 7 mesi d’età (oltre ad un minimo contributivo di 5 anni) dal prossimo anno l’età anagrafica aumenterà a 71 anni (sia per gli uomini che per le donne).

Allo stesso tempo aumenterà anche l’età anagrafica necessaria per la pensione di vecchiaia anticipata per invalidità che dal 2019 sarà di 61 anni per gli uomini e di 56 anni per le donne.

Pensione anticipata

Per la pensione anticipata non è previsto alcun requisito anagrafico; per uscire dal mondo del lavoro e beneficiare del trattamento previdenziale è sufficiente aver maturato un certo numero di contributi che oggi ammontano a 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne.

Anche questi subiranno un incremento di 5 mesi a partire dal 1° gennaio 2019 e di conseguenza per la pensione anticipata bisognerà aver maturato 43 anni e 3 mesi di contributi (se uomini) o 42 anni e 3 mesi (se donne).

Ricordiamo invece che per la pensione anticipata dei lavoratori precoci - ossia coloro che hanno maturato almeno 12 mesi di contributi prima del compimento del 19° anno di età - per la pensione anticipata sono sufficienti 41 anni di contributi; dal 2019, invece, ne saranno necessari 41 anni e 5 mesi.

Anche la pensione anticipata ha una sua versione riservata a coloro che hanno l’assegno previdenziale calcolato interamente con metodo contributivo. Oggi il requisito anagrafico per accedere a questo trattamento è di 63 anni e 7 mesi d’età (oltre 20 anni di contributi maturati) che dal 2019 aumenterà a 64 anni.

Inoltre per la pensione anticipata contributiva bisognerà soddisfare una condizione economica. Nel dettaglio l’assegno di pensione previsto non deve essere inferiore ai 1.268€, l’equivalente di 2,8 volte l’importo dell’assegno sociale.

Cosa cambia per la totalizzazione?

La totalizzazione - così come il cumulo - è un ottimo strumento per chi vuole riunire i contributi versati in gestioni previdenziali (obbligatorie) differenti sotto un unico fondo, con lo svantaggio però di vedere la pensione calcolata interamente con il metodo contributivo (meno vantaggioso di quello retributivo).

Sommando i contributi maturati in diverse gestioni si può ottenere la pensione INPS una volta compiuti i 65 anni e 7 mesi di età (per la pensione di vecchiaia) oppure dopo aver maturato un minimo di 40 anni e 7 mesi di contributi (per quella di anzianità).

Questi requisiti subiranno una variazione a partire dal 2019, quando per andare in pensione con la totalizzazione dei contributi serviranno:

  • pensione di vecchiaia: 66 anni di età e almeno 20 anni di contributi. Tra la pensione e la maturazione dell’ultimo requisito utile, però, bisogna attendere 18 mesi.
  • pensione di anzianità: 41 anni di contributi e un’attesa di 21 mesi tra la pensione e la maturazione dell’ultimo requisito utile.

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Argomenti:

INPS Pensione

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