Riforma Irpef partite IVA, Ruffini non molla sul principio di cassa

Riforma Irpef per le partite IVA, il direttore delle Entrate Ruffini torna alla carica con l’applicazione del principio di cassa per superare il meccanismo di saldi e acconti: vediamo i dettagli della sua audizione alla Camera del 14 settembre, con i pro e i contro di una riforma simile.

Riforma Irpef partite IVA, Ruffini non molla sul principio di cassa

Riforma Irpef per le partite IVA, durante l’audizione alla Camera del 14 settembre il direttore delle Entrate Ruffini è tornato all’attacco sulla necessità di concentrarsi sul principio di cassa per superare il meccanismo attuale basato su saldi e acconti.

Il focus dell’intervento del direttore delle Entrate è stato su come sarebbe possibile impiegare le cospicue risorse del Recovery Fund in ambito fiscale: dalla riforma della tassazione per le partite IVA a maggiori sforzi nella riscossione, passando per la semplificazione e la digitalizzazione del Fisco.

Per quanto riguarda le partite IVA, non è la prima volta che il direttore Ruffini discute su un cambiamento della modalità di tassazione dei professionisti, i quali però si sono già detti piuttosto scettici riguardo all’applicazione del principio di cassa.

Il sistema pensato da Ruffini si basa anche sulla cancellazione degli ammortamenti, che sarebbero sostituiti dalla deducibilità completa dei beni strumentali.

Riforma Irpef partite IVA, Ruffini non molla sul principio di cassa

Si torna a parlare di riforma fiscale per le partite IVA, stavolta finanziata con le risorse del Recovery Fund. Proprio le risorse europee sono state al centro dell’audizione del direttore delle Entrate Ruffini presso la VI Commissione Finanze del 14 settembre. La riforma fiscale è una delle priorità del Governo, ma mentre il MEF lavora verso il taglio delle tasse del lavoro e il rimpastamento di tutte le agevolazioni per la famiglia, il direttore Ruffini spinge -ancora- sul principio di cassa per le partite IVA:

“Con il sistema della tassazione per cassa si potrebbe prevedere la possibilità di versare le imposte mese per mese sulla base di quanto si incassa effettivamente e al netto di quanto si spende per svolgere la propria attività, favorendo così gli investimenti in beni strumentali, i cui costi potrebbero essere subito dedotti dal proprio reddito, e incentivando così anche la crescita del Paese.”

In questo modo, continua Ruffini, per le persone fisiche titolari di partita IVA verrebbe superato definitivamente l’attuale meccanismo degli acconti e dei saldi d’imposta che non rispecchiano l’effettivo andamento delle loro attività. Per Ruffini così si rispetterebbe anche il principio di capacità contributiva, visto che si pagherebbe l’Irpef in base agli incassi effettivi.

Audizione del Direttore dell’Agenzia delle entrate Avv. Ernesto Maria Ruffini - Camera dei Deputati VI Commissione Finanze - 14 settembre 2020
Individuazione delle priorità nell’utilizzo del Recovery Fund, con particolare riferimento a possibili interventi di riforma del sistema fiscale e della riscossione.

Riforma Irpef partite IVA: i vantaggi del principio di cassa per Ruffini

Secondo il direttore delle Entrate riformare la tassazione per le partite IVA in base al principio di cassa avrebbe tre scopi:

  • incentivo e sostegno alla crescita e agli investimenti grazie alla deducibilità degli investimenti;
  • semplificazione del regime degli ammortamenti;
  • miglioramento della compliance: i flussi di cassa sarebbero più facilmente osservabili.

I beneficiari del nuovo sistema per Ruffini sarebbero innanzitutto le imprese minori in contabilità semplificata (persone fisiche e società di persone con 0,4 milioni di ricavi da servizi o 0,7 milioni da beni) e le persone fisiche in regime di vantaggio e in regime forfettario, con una possibile estensione anche ai lavoratori autonomi (escluse quindi le società di capitali).

Oltre alla deducibilità totale e immediata degli investimenti in beni strumentali al posto degli attuali ammortamenti, il piano di Ruffini prevede:

  • l’introduzione di un sistema di liquidazione periodica mensile o trimestrale delle imposte sui redditi agganciato all’andamento della cassa, effettuando le possibili compensazioni in automatico;
  • l’addebito delle somme dovute sul conto corrente del contribuente:
    • tramite il pagamento in autoliquidazione da parte dello stesso contribuente alle scadenze mensili o trimestrali previste;
    • tramite addebito diretto previa autorizzazione e comunque senza l’obbligo di utilizzo di un conto corrente dedicato;
  • l’accredito dei rimborsi o la compensazione degli stessi con le imposte dovute nel primo periodo successivo utile.

Riforma tasse partite IVA: i dubbi dei professionisti

L’audizione del direttore delle Entrate si conclude, per quanto riguarda le partite IVA, con la seguente considerazione:

“Si tratta, quindi, di una riforma di tipo “strutturale”, che, a fronte di un costo iniziale per l’Erario (concentrato soprattutto nel primo anno di applicazione delle nuove regole, con un’anticipazione della deduzione di quote future, [...], potrebbe produrre negli anni successivi effetti positivi per le casse dello Stato, sia per la riduzione dei costi “amministrativi” (legati alla semplificazione degli adempimenti), sia per l’aumento degli investimenti, che la riforma – come detto – stimolerebbe. Alla luce di tali considerazioni, potrebbe, pertanto, valutarsi la possibilità dell’utilizzo del Recovery Fund per la copertura finanziaria di tale riforma.”

Ruffini quindi propone una riforma strutturale finanziata dal Recovery Fund, senza dimenticare di sottolineare che grazie alle informazioni in possesso delle Entrate, si potrebbe predisporre la dichiarazione dei redditi precompilata anche per le partite IVA.

Nel frattempo già in passato i professionisti hanno segnalato le criticità dell’addio al meccanismo di saldi e acconti per il calcolo delle imposte sui redditi a partire dal 2021.

Secondo i commercialisti abbandonare il meccanismo dei due acconti annuali per passare al conteggio degli acconti 12 volte su base mensile non assume i contorni di “semplificazione”: il rischio insomma è di trovarsi a dover predisporre 12 dichiarazioni dei redditi, con l’obbligo di effettuare a cadenza mensile (o trimestrale) il complesso calcolo dell’importo dovuto all’Erario. Un aggravio di adempimenti ma anche di costi per la gestione della contabilità.

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