Regime forfettario: no alla deroga in Decreto Fiscale 193/2016. Ecco le novità

Regime forfettario: passo indietro del Governo sulla norma contenuta nel Decreto Fiscale 193/2016. Nessuna deroga almeno per ora. Se ne tornerà a parlare con l’approvazione della Legge di Bilancio 2017? Ecco tutte le novità.

Regime forfettario: no alla deroga prevista nel Decreto Fiscale 193/2016. Passo indietro del Governo sulla novità che avrebbe permesso ai giovani lavoratori e alle nuove imprese rientranti nell’ex regime dei minimi di sforare i limiti reddituali e di restare nel regime forfettario con l’applicazione di un’aliquota agevolata.

Le coperture economiche non bastano e le piccole partite Iva hanno ormai perso le speranze sulla possibilità di restare nel regime forfettario pur sforando i limiti di reddito ma entro la soglia dei 15 mila euro in più.

Il Decreto Fiscale 193/2016 è attualmente in fase di approvazione alla Camera e dopo il via libera di Montecitorio dovrà passare al Senato per l’approvazione definitiva e la conversione in legge entro il 23 dicembre. Il Governo ha posto la questione di fiducia sul decreto per evitare ulteriori rallentamenti.

Importanti novità coinvolgeranno l’intricato sistema fiscale italiano ma le categorie dei professionisti non sembrano proprio favorevoli alle novità fiscali volute dal Governo Renzi. Lo spesometro trimestrale analitico che quadruplica gli adempimenti a carico dei contribuenti, più spese per la contabilità e in tutto 8 nuovi adempimenti fiscali.

Recente la protesta lanciata dalle associazioni di categoria dei lavoratori freelance che temono inoltre un ulteriore passo indietro anche per quel che riguarda la modifica e l’abbassamento delle aliquote contributive delle partite Iva. Mancano le coperture economiche e il Governo non può mantenere le promesse. A farne le spese sarà ancora una volta il popolo delle partite Iva. La mancata deroga all’ex regime dei minimi arriva a completare il quadro dei passi indietro.

No quindi alla possibilità di restare nel regime fiscale agevolato dei minimi con un sforamento del limite di 15 mila euro annuali e con l’applicazione dell’imposta sostitutiva al 27%. Almeno per quel che riguarda le novità fiscali contenute nel D.l. 193/2016.

La possibilità di restare nel regime forfettario pur superando i limiti di reddito potrebbe essere inserita nella Legge di Bilancio 2017. Almeno queste le intenzioni annunciate dopo lo stralcio della norma nel decreto fiscale. La domanda sorge spontanea: vale la pena crederci ancora?

Ecco tutte le novità sul regime fofettario ex minimi e sul Decreto Fiscale 193/2016.

Regime dei minimi: no alla deroga nel Decreto Fiscale 193/2016. Ecco le novità

Passo indietro del Governo Renzi sulla novità per il regime dei minimi. Non sarà possibile per il 2017 sforare, anche di poco, le soglie di reddito e restare nel regime forfettario agevolato pagando l’eccedente con l’applicazione dell’aliquota agevolata al 27%.

Almeno per ora pare che bisognerà metterci una pietra sopra e per piccoli imprenditori o lavoratori autonomi che sforeranno i limiti di reddito stabiliti dalla legge 208/2015 l’unica alternativa resta l’uscita dal regime forfettario e il passaggio al regime ordinario.

La norma contenuta nel Decreto Fiscale 193/2016 aveva passato il vaglio delle commissioni Bilancio alla Camera ma lo stralcio della novità è avvenuto il 14 novembre, in sede di discussione definitiva a Montecitorio.

Dopo l’approvazione in commissione la Ragioneria si è accorta che mancavano coperture per 30 milioni nel 2017 e 80 milioni nel 2018. Così il decreto, che era già passato dalla commissione all’Aula, è stato rimandato in commissione e si è deciso per lo stralcio dell’emendamento.

Nel dettaglio, la norma sul regime forfettario contenuta nell’articolo 7-sexies del decreto 193/2016 riguardava la possibilità per i contribuenti rientranti nel regime dei minimi di restarvi e di usufruire delle agevolazioni previste anche in caso di superamento delle soglie relative a ricavi e compensi. Il testo prevedeva che il contribuente titolare di partita Iva potesse superare i limiti di reddito per 2 anni d’imposta non consecutivi e sui maggiori ricavi o compensi ottenuti sarebbe stata applicata un’aliquota agevolata del 27% entro il limite di sforo di 15 mila euro.

Per ora però nessuna deroga in vista. Almeno fino alla presentazione e approvazione del testo definitivo della Legge di Bilancio 2017. Riuscirà il Governo a trovare le coperture economiche necessarie? Questo sembrerebbe essere l’intento ma a fronte delle numerose promesse mancate è ancora troppo presto per fare previsioni.

Regime dei minimi: senza deroga si esce del regime agevolato. Ecco i limiti in vigore

In attesa di ulteriori novità che potrebbero arrivare con il testo definitivo della Legge di Bilancio 2017 è opportuno chiarire quali sono le regole relative all’ex regime dei minimi, il regime forfettario.

Con l’adesione al regime forfettario introdotto dalla Legge di Stabilità 2016 i titolari di partita Iva che rientrano in particolari requisiti relativi all’ammontare di ricavi e compensi possono accedere ad un sistema di tassazione agevolato.

Le aliquote applicate sono del 5% per i primi 5 anni che salgono al 15% a partire dal 6° anno. L’imposta sostitutiva è l’unica forma di imposizione fiscale sul reddito dei contribuenti nel regime forfettario e sostituisce l’IRPEF (ordinaria e addizionali) e l’IRAP; l’IVA non è dovuta.

Per accedere all’ex regime dei minimi bisogna rispettare dei precisi limiti di ricavi, fatturato e coefficiente di redditività collegati al tipo di attività svolta e inquadrati in uno specifico codice Ateco.

I limiti di reddito, ricavi/fatturato e coefficiente di redditività divisi a seconda del settore economico di riferimento (tra parentesi le radici del codice Ateco) sono i seguenti:

  • Industrie alimentari e delle bevande (10 - 11) coefficiente redditività è il 40% limite ricavi/fatturato 45.000 euro;
  • Commercio all’ingrosso e al dettaglio [45 - (da 46.2 a 46.9) - (da 47.1 a 47.7) - 47.9] limite ricavi/fatturato è 50.000 con coefficiente di redditività al 40%;
  • Commercio ambulante di prodotti alimentari e bevande (47.81): limite fatturato/ricavi 40.000 e coefficiente di redditività al 40%;
  • Commercio ambulante di altri prodotti (47.82 - 47.8): limite fatturato/ricavi 30.000 e coefficiente di redditività al 54%;
  • Costruzioni e attività immobiliari (41 - 42 - 43) - (68): limite fatturato/ricavi 25.000 e coefficiente di redditività all’ 86%;
  • Intermediari del commercio (46.1): limite fatturato/ricavi 25.000 e coefficiente di redditività al 62%;
  • Attività dei servizi di alloggio e di ristorazione (55 - 56): limite fatturato/ricavi 50.000 e coefficiente di redditività al 40%;
  • Attività professionali, scientifiche, tecniche, sanitarie, di istruzione, servizi finanziari ed assicurativi (64 - 65 - 66) - (69 - 70 - 71 - 72 -73 - 74 - 75) - (85) - (86 - 87 - 88): limite fatturato/ricavi 30.000 euro e coefficente di redditività al 78%;
  • Altre attività economiche (da 01 a 03 a 05 a 09), (da 12 a 33, da 35 a 39), (49 - 50 - 51 - 52 - 53) - (58 - 59 - 60 - 61 - 62 - 63) - (77 - 78 - 79 - 80 - 81 - 82) -(84) - (90 - 91 - 92 - 93) - (94 - 95 - 96) - (97 - 98) - (99) limite fatturato/ricavi 30.000 euro e coefficiente di redditività al 67%.

Cosa succede se si sforano i limiti? Il titolare di partita Iva rientrante nel regime forfettario ex regime dei minimi passerebbe automaticamente al regime fiscale ordinario a partire dall’anno fiscale successivo.

In sostanza si migrerà al sistema fiscale che prevede il pagamento ordinario delle imposte, ovvero tassazione sui redditi, Irap, IVA e i nuovi indici di affidabilità fiscale in sostituzione degli ex studi di settore.

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