Pensione di vecchiaia e anticipata: le proposte dei sindacati

Riforma delle pensioni: tutto pronto per l’incontro tra sindacati e Ministero del Lavoro. Ecco quali sono le proposte delle parti sociali.

Pensione di vecchiaia e anticipata: le proposte dei sindacati

Pensioni: il 27 gennaio è in programma l’incontro tra il Ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo, e i sindacati, durante il quale le parti sociali presenteranno le loro proposte di riforma.

La maggioranza formata da Movimento 5 Stelle e Partito Democratico è intenzionata a riformare il sistema previdenziale italiano; la conferma è arrivata qualche giorno fa dal Presidente del Consiglio, dopo che era stato il Ministro del Lavoro ad annunciare una riforma per superare la Legge Fornero. Il Governo assicura che in questo percorso riformatore verrà dato ascolto ai sindacati, i quali già nell’incontro programmato per la fine del mese avranno modo di presentare le loro proposte di riforma.

Nel dettaglio, le proposte riguarderanno sia la pensione di vecchiaia che quella anticipata. Vediamo di cosa si tratta e di quanti anni questi intendono anticipare l’accesso alla pensione.

Pensione a 62 anni (più 20 anni di contributi): la proposta dei sindacati

Oggi l’età pensionabile è pari a 67 anni (merito degli adeguamenti con le aspettative di vita intervenuti negli ultimi anni). Per l’accesso alla pensione di vecchiaia, però, sono anche necessari almeno 20 anni di contribuzione.

Se il requisito contributivo non è oggetto di discussione, altrettanto non si può dire per quello anagrafico: è opinione comune nelle parti sociali, infatti, che in Italia si vada in pensione troppo tardi.

Ecco perché il leader della CGIL, Maurizio Landini, proporrà al Governo la sua proposta di “età pensionabile”: 62 anni di età e 20 anni di contributi. Una misura che sarebbe particolarmente onerosa, tant’è che l’ex Ministro del Lavoro, nonché esperta di previdenza, Elsa Fornero, l’ha subito bocciata in quanto “pericolosa per i conti pubblici.

Secondo Landini, però, una pensione a 62 anni sarebbe economicamente sostenibile in quanto bisogna considerare che la platea dei lavoratori che decidono di anticipare il pensionamento di così tanti anni non sarebbe così ampia come si crede. Con il sistema contributivo, infatti, meno sono gli anni di lavoro e più sarà basso l’assegno di pensione; ecco perché la maggior parte dei lavoratori sarebbe comunque incentivata a restare a lavoro per più anni.

Pensione anticipata a 41 anni per tutti: l’appello dei sindacati

Oltre alla pensione di vecchiaia, i sindacati da anni battagliano per un abbassamento dei requisiti di accesso alla pensione anticipata che ricordiamo essere pari a 42 anni e 10 mesi per gli uomini e a 41 anni e 10 mesi per le donne.

A queste due opzioni se ne aggiunge una terza, denominata Quota 41 proprio perché permette al lavoratore di accedere alla pensione con 41 anni di contribuzione indipendentemente dall’età anagrafica.

Oggi, però, possono ricorrere a Quota 41 per anticipare il pensionamento solo i lavoratori precoci - ossia coloro che hanno maturato 12 mesi di contributi prima del compimento del 19° anno di età - che fanno parte delle categorie meritevoli di maggior tutela (disoccupati, invalidi, caregivers, usuranti e gravosi).

L’intenzione dei sindacati (e anche quella dichiarata dal Movimento 5 Stelle) è di estendere a tutti i lavoratori la possibilità di ricorrere a Quota 41; ecco perché anche questa proposta sarà protagonista del confronto che le parti sociali avranno a breve con il Ministero del Lavoro.

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