Pensione: obbligo contributivo del lavoratore dipendente titolare d’impresa

Il lavoratore dipendente che apre un’attività imprenditoriale viene automaticamente iscritto alla Gestione commercianti e artigiani? Facciamo chiarezza.

Pensione: obbligo contributivo del lavoratore dipendente titolare d'impresa

Il lavoratore dipendente può - nel rispetto delle norme che regolano il doppio lavoro - svolgere una seconda attività lavorativa.

È il caso ad esempio di chi vuole diventare imprenditore senza rinunciare alla sicurezza del posto di lavoro come dipendente e per questo decide di aprire un’attività e assumere qualcuno che se ne occupi.

In questo caso è il datore di lavoro a versare i contributi previdenziali all’INPS per il dipendente, mentre a quest’ultimo spetta l’assolvimento dell’obbligo assicurativo IVS (Invalidità, Vecchiaia e Superstiti) previsto con l’iscrizione alla Gestione artigiani e commercianti.

Come noto gli importi del contributo annuo da pagare per adempiere all’obbligo assicurativo IVS (qui quelli aggiornati al 2018) non dipendendono dal reddito prodotto dall’attività commerciale; si tratta infatti di un contributo fisso che si paga su un minimale reddituale - pari a 15.710 euro - di un importo annuo superiore ai 3.800 euro.

Quello che proveremo a capire in questo articolo è se per un lavoratore dipendente - che quindi già assolve all’obbligo di versare i contributi previdenziali - ci sia la possibilità di risparmiarsi l’iscrizione alla Gestione artigiani e commercianti.

Se un lavoratore dipendente è anche titolare di una Partita IVA quali contributi deve versare per la pensione? Ecco la risposta e tutte le differenze a seconda del contratto di impiego.

Chi deve iscriversi alla Gestione artigiani e commercianti

È l’articolo 1 - comma 203 - della legge n° 662/1996 a determinare i soggetti che hanno l’obbligo di iscriversi alla Gestione artigiani o commercianti.

È da questo articolo quindi che dobbiamo partire per rispondere alla domanda di apertura e capire come funziona il versamento dei contributi previdenziali per i lavoratori dipendenti titolari di un’impresa.

Nel dettaglio, la legge 662/1996 fissa i seguenti requisiti:

  • essere titolari e gestori dell’attività commerciale;
  • l’impresa - indipendentemente dal numero dei dipendenti - è gestita prevalentemente dal titolare o dai componenti della propria famiglia. Si considerano familiari i parenti e gli affini entro il terzo grado;
  • siano pienamente responsabili dell’impresa, ovvero si assumono tutti gli oneri e i rischi derivanti dall’esercizio commerciale;
  • partecipano attivamente al lavoro dell’azienda. L’attività deve essere abituale e prevalente;
  • se richiesto dalla legge sono in possesso di licenze e autorizzazioni, oppure siano iscritti ad albi, registri o ruoli.

Come fa l’INPS a valutare se sussistono queste condizioni? Come fa a capire se un lavoratore dipendente esercita abitualmente - e prevalentemente - nell’attività di cui è titolare? Naturalmente non può accertarlo, ma può sempre presumerlo.

Ecco perché assume un ruolo fondamentale la tipologia del contratto con cui il titolare dell’impresa è stato assunto dall’azienda di cui è dipendente.

Differenze tra contratto full-time e part-time

Come anticipato, il titolare dell’azienda deve adempiere all’obbligo assicurativo IVS della cassa artigiani e commercianti qualora si dedichi per più tempo alla propria attività rispetto al lavoro di cui è dipendente.

Ecco perché solitamente chi è assunto con contratto full-time non ha l’obbligo di iscriversi alla Gestione artigiani e commercianti; è impossibile infatti che un dipendente impiegato per almeno 40 ore settimanali possa esercitare per la maggior parte del tempo all’interno della propria attività.

In questo caso, quindi, per l’INPS non sussiste il criterio di prevalenza del lavoro autonomo su quello dipendente e di conseguenza esonera il lavoratore dall’iscrizione alla Cassa artigiani e commercianti e dall’adempimento degli obblighi assicurativi IVS.

Discorso differente per chi invece ha un contratto part-time, ossia quando l’impiego come dipendente occupa solamente una parte della giornata del lavoratore. Come funziona in questo caso la presunzione dell’INPS? Dipende dall’orario di impiego:

  • se l’orario di lavoro contrattuale supera la metà di quello ordinario (40 ore settimanali) si presume la prevalenza del lavoro dipendente su quello autonomo;
  • se l’orario di lavoro contrattuale non supera la metà di quello ordinario si presume la prevalenza del lavoro autonomo su quello dipendente.

Nel secondo caso, quindi, il lavoratore dipendente titolare di impresa viene automaticamente iscritto alla Gestione artigiani e commercianti. Questo può opporsi a questa decisione presentando all’INPS delle prove concrete che dimostrano la prevalenza del lavoro dipendente su quello autonomo (l’onore della prova quindi spetta al lavoratore).

Il reddito dell’impresa non è una prova concreta

Se pensate di opporvi alla decisione dell’INPS di iscrivervi alla Gestione artigiani e commercianti portando come prova il reddito della vostra attività vi sbagliate.

Non è un reddito basso a dimostrare la prevalenza del lavoro dipendente rispetto a quello autonomo; la poca redditività di un’impresa, infatti, dipende da molti fattori.

Può succedere che un’azienda sia poco redditizia anche qualora il titolare ci si dedichi attivamente per la maggior parte della giornata; ecco perché il reddito di impresa non rientra tra le prove concrete che il lavoratore può presentare all’INPS per opporsi all’iscrizione alla Cassa commercianti e artigiani.

Lavoro come autonomi ma non titolari di impresa

Cosa succede invece se il dipendente che ha un doppio lavoro non esercita la seconda attività come forma di impresa? In questo caso c’è l’obbligo di iscrizione alla Gestione Separata dell’INPS, per la quale l’onere contributivo non è fisso - come per la Cassa artigiani e commercianti - ma è commisurato al reddito.

L’obbligo scatta quando ci si dedica in maniera abituale alla seconda attività; se invece manca il requisito dell’abitualità allora si fa riferimento al reddito prodotto dal secondo lavoro. Nel dettaglio, l’obbligo di iscrizione alla Gestione Separata scatta quando il reddito annuo supera i 5.000 euro.

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