L’Italia può gestire una doppia valuta. La sorpresa dal premio Nobel

Una doppia valuta in Italia potrebbe aiutare il Paese a ritrovare la prosperità secondo il premio Nobel per l’economia Joseph Stiglitz. Il punto.

L'Italia può gestire una doppia valuta. La sorpresa dal premio Nobel

L’introduzione di una doppia valuta in Italia potrebbe aiutare il Belpaese a ritrovare la prosperità perduta.

È l’inattesa considerazione di Joseph Stiglitz, premio Nobel per l’economia, che si è aggiunto alla folta schiera di analisti che hanno commentato la situazione nostrana con particolare riferimento al Governo Movimento 5 stelle-Lega.

La scelta del nuovo esecutivo, secondo Stiglitz, ha lasciato intravedere, senza alcuna sorpresa, una posizione tendenzialmente euroscettica dell’Italia. Per dirla con le parole del premio Nobel, gli sviluppi nel Belpaese rappresentano soltanto l’ultimo di una lunga serie di errori che hanno contraddistinto il progetto di creare una moneta unica.

Non è la prima volta che l’euro finisce sotto l’attento esame dell’esperto. Già qualche anno fa Stiglitz si è pronunciato sulla moneta definendola instabile e ha criticato l’eccesso di ottimismo che aleggia intorno alla stessa. Le sue più recenti considerazioni sull’euro e sull’ipotesi di una doppia moneta in Italia, dunque, non sono giunte come un fulmine a ciel sereno.

“L’Italia, la terza più grande economia della zona euro, ha scelto ciò che può essere definito, quantomeno, come un governo euroscettico. Questo non dovrebbe sorprendere nessuno. Il contraccolpo in Italia è un altro prevedibile (e previsto) episodio della lunga saga di un accordo valutario mal progettato, in cui la potenza dominante, la Germania, impedisce le necessarie riforme e insiste su politiche che esacerbano i problemi”.

L’euro è un progetto destinato a fallire

Una vera e propria critica nei confronti dell’euro, quella a cui si è lasciato andare il premio Nobel, che ha parlato della moneta unica come di uno strumento sconveniente sia per l’Italia che per il resto del blocco e lo ha fatto con un paragone tra l’economia europea e quella statunitense.

Un anno dopo l’introduzione dell’euro gli USA hanno messo a segno una crescita del 13% superiore rispetto a quella del blocco, un gap che si è ampliato ancora nel 2016, quando la percentuale è schizzata al 26%.

“È un sistema quasi progettato per fallire. Ha tolto i principali meccanismi di aggiustamento dei governi (tassi d’interesse e tassi di cambio); e, piuttosto che creare nuove istituzioni per aiutare i Paesi a far fronte a diverse situazioni, ha imposto nuove restrizioni (spesso basate su teorie economiche e politiche screditate) su deficit, debito e persino politiche strutturali,”

ha affermato il premio Nobel.

La soluzione per salvare l’euro

Non una rottura dell’euro, ma un cambio di atteggiamento da parte della Germania che, per dirla con le parole dell’esperto, ha impedito le riforme necessarie insistendo su politiche che hanno invece esacerbato i problemi esistenti, utilizzando una retorica tale da infiammare le discussioni.

Berlino e gli altri Paesi dell’Europa settentrionale possono salvare l’euro mostrando più umanità e flessibilità, un outlook poco probabile persino per lo stesso Stiglitz che ha malcelato un eccesso di pessimismo.

L’alternativa all’austerità arriva dall’Italia

Per il premio Nobel l’Italia è un Paese abbastanza grande che, essendo dotato di validi economisti, avrebbe tutte le carte in regola per stabilire una doppia valuta flessibile in grado, come anticipato, di ripristinare la prosperità.

“Ciò violerebbe le norme sull’euro, ma la responsabilità di una uscita de jure, con tutte le sue conseguenze, verrebbe scaricata su Bruxelles e Francoforte”.

L’ipotesi di una doppia valuta in Italia e di una conseguente uscita dall’euro non è però nei piani di Stiglitz. Per il premio Nobel, il piano d’azione sarà (almeno inizialmente) quello di convincere la Germania a cambiare e ammorbidire il proprio atteggiamento.

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