L’Europa teme un inverno freddo e il caro-gas, ma l’Italia parte meglio: la strategia che si è rivelata vincente.
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Nonostante la presenza di un Super El Niño possa spingere verso un inverno mediamente più mite in Europa, non si attenua la preoccupazione per il livello degli stoccaggi di gas, ben inferiori alle aspettative.
Il timore è che una stagione caratterizzata da temperature particolarmente rigide possa far aumentare rapidamente la domanda di energia, con conseguenze sulle quotazioni all’ingrosso e, potenzialmente, anche sulle bollette.Tuttavia, per l’Italia lo scenario appare meno preoccupante rispetto a quello di altri Paesi europei.
Gas, l’Italia arriva all’inverno con scorte molto più alte dell’Europa
Il dato positivo per l’Italia è rappresentato dal livello raggiunto dagli stoccaggi che, secondo i dati di Gas Infrastructure Europe, avrebbero superato l’82% della capacità, un valore nettamente superiore rispetto alla media dell’UE, che si attesta intorno al 61%.
Lo stoccaggio di gas di un Paese è uno degli strumenti fondamentali per affrontare la stagione invernale. Nei mesi più freddi la domanda di gas aumenta a causa del riscaldamento e il sistema deve poter contare su risorse sufficienti a sostenere i maggiori consumi.
L’Italia, partendo da livelli di riempimento più elevati, dispone quindi di un margine nettamente maggiore rispetto ai partner europei. Inoltre, allo stato attuale, l’obiettivo di arrivare intorno al 90% dello stoccaggio prima dell’inizio dell’inverno appare raggiungibile. Ciò non significa che il Paese sia automaticamente immune da eventuali tensioni di mercato, ma un livello di stoccaggio più elevato consente di affrontare con maggiore tranquillità eventuali aumenti della domanda.
Perché avere più gas stoccato può proteggere dagli aumenti in bolletta?
Oltre alla sicurezza energetica, la possibilità di poter contare su stoccaggi di gas sufficienti può avere conseguenze anche sul prezzo del gas. Quando la domanda aumenta improvvisamente, come accade durante un periodo di freddo intenso, gli operatori devono procurarsi maggiori quantità di gas. Se questo avviene in un momento in cui il mercato internazionale è caratterizzato da un’offerta limitata, la competizione per le forniture può spingere verso l’alto i prezzi all’ingrosso.
I Paesi che dispongono di gas già immagazzinato hanno la possibilità di coprire una parte maggiore della richiesta attraverso le riserve nazionali, riducendo in questo modo la necessità di acquistare immediatamente ulteriori volumi sul mercato.
Proprio per questa ragione, la situazione italiana sembra relativamente rassicurante. Le scorte elevate non impediscono ai prezzi europei di aumentare, ma possono ridurre l’esposizione del sistema nazionale alle situazioni di maggiore tensione.
Diversificazione delle forniture, come funziona la strategia italiana
La situazione italiana appare meno critica grazie anche alla maggiore diversificazione delle fonti di approvvigionamento. Negli ultimi anni, infatti, il sistema energetico nazionale ha progressivamente ridotto la dipendenza dalle forniture russe attraverso un aumento degli arrivi da altri Paesi e una maggiore capacità di importare gas naturale liquefatto.
Attualmente, uno dei principali fornitori attraverso i gasdotti è l’Algeria, mentre resta attivo anche il canale di approvvigionamento dall’Azerbaigian. A questi si aggiunge poi il GNL (gas naturale liquefatto), che può essere importato attraverso i terminali di rigassificazione presenti in Italia.
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La disponibilità di infrastrutture come quelle di Piombino, Ravenna, Panigaglia, Livorno e Cavarzere consente inoltre di utilizzare maggiormente il gas trasportato via nave, offrendo un ulteriore canale di approvvigionamento.
Come sarà l’inverno 2026/27? Il vero rischio per l’Europa
Il quadro favorevole dell’Italia non elimina tuttavia le incognite riguardanti l’intero continente. Il fattore climatico sarà decisivo nei prossimi mesi, perché un inverno particolarmente rigido potrebbe far aumentare i consumi di gas per il riscaldamento in tutta Europa.
Le prime proiezioni sull’inverno 2026/2027 presentano scenari meteorologici differenti nelle varie aree d’Europa. In particolare, il possibile sviluppo di un Super El Niño, legato al marcato riscaldamento delle acque tropicali del Pacifico, potrebbe influenzare per mesi la traiettoria delle perturbazioni, modificando anche la distribuzione delle precipitazioni e delle nevicate in Europa.
Il fatto che il Super El Niño possa favorire, secondo alcune proiezioni, un inverno mediamente più mite non elimina quindi il rischio di periodi di freddo intenso in alcune aree del continente. Per il mercato energetico sarà fondamentale quanto freddo farà e per quanto tempo. Un periodo prolungato di temperature basse potrebbe infatti spingere verso l’alto la domanda di gas contemporaneamente in diversi Paesi, aumentando la pressione sulle forniture e sui prezzi.
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