I dati di Oxford Economics lanciano l’allarme sul gas: scorte inferiori al 2025 in tutta UE. Cosa accadrà alle bollette?
Tra blackout e bollette alle stelle, le alte temperature estive hanno messo a dura prova l’Europa; tuttavia, il vero problema energetico del continente potrebbe arrivare con l’inverno. Le scorte di gas sono infatti inferiori rispetto allo stesso periodo dello scorso anno e diversi fattori contribuiscono a rendere più incerto il quadro delle forniture.
Secondo Oxford Economics, un inverno particolarmente freddo potrebbe provocare un nuovo aumento dei prezzi del gas, con ripercussioni anche sull’inflazione.
Scorte di gas, cosa cambia rispetto al 2025?
I dati sugli stoccaggi mostrano che l’Europa si avvicina alla stagione invernale con una quantità di gas inferiore rispetto allo stesso periodo del 2025. In particolare, al 13 agosto 2026 gli stoccaggi italiani si attestavano al 78,22%, con circa 159,1 TWh di gas disponibile. Nello stesso giorno del 2025, le scorte erano all’84%, pari a 171,04 TWh.
Questi dati indicano il livello di riempimento dei depositi rispetto alla loro capacità massima. Gli stoccaggi possono essere infatti considerati come una grande riserva di gas. Nel corso dei mesi più caldi, quando la domanda di gas è generalmente più bassa, il sistema energetico accumula combustibile nei depositi. Con l’arrivo dei mesi freddi torna ad aumentare la domanda di gas e questo viene prelevato progressivamente. Per questo motivo, l’obiettivo è arrivare all’inizio dell’inverno con scorte sufficientemente elevate.
Riprendendo il caso italiano, appare evidente che rispetto all’anno precedente i depositi sono meno pieni e contengono meno gas in termini assoluti, con una differenza di circa 12 TWh di gas in meno rispetto al 13 agosto 2025. Guardando ai dati dell’intera Unione europea, risultano circa 146,7 TWh di gas in meno nei depositi rispetto allo stesso momento del 2025.
Perché avere meno gas nei depositi può diventare un problema in inverno
Al 13 agosto 2026 gli stoccaggi dell’Unione europea erano al 59,92% della capacità, con circa 677,23 TWh di gas. Non si tratta di una soglia di pericolo, ma il dato indica che l’Europa parte da un livello di riempimento più basso rispetto allo scorso anno, considerando che gli stoccaggi costituiscono una riserva da utilizzare quando la domanda aumenta.
Se l’inverno è mite, i consumi possono rimanere relativamente contenuti e le scorte possono essere sufficienti anche partendo da un livello più basso. Al contrario, se l’inverno è particolarmente freddo, la situazione cambia. Aumentando il consumo di gas da parte delle famiglie, gli stoccaggi si svuotano più rapidamente. Se contemporaneamente le importazioni non sono sufficienti a compensare l’aumento della domanda, gli operatori devono cercare altro gas sul mercato internazionale. A questo punto può aumentare la pressione sui prezzi. Quando infatti molti Paesi cercano contemporaneamente più gas, la maggiore domanda può spingere verso l’alto le quotazioni.
Per questo motivo, un inverno particolarmente freddo potrebbe trasformarsi in un problema per le bollette, soprattutto se le maggiori quotazioni all’ingrosso vengono trasferite rapidamente ai consumatori.
Rischiamo una crisi energetica come nel 2021-2022?
Gli esperti di Oxford Economics considerano remoto il rischio che possa ripetersi uno scenario simile a quello della crisi energetica del 2021-2022. Oggi, infatti, il mercato mondiale dispone di una quantità maggiore di Gnl, ossia di gas naturale liquefatto, che può essere trasportato via nave e importato nei Paesi dotati di appositi terminali. Inoltre, l’Europa dispone di una capacità di importazione maggiore rispetto a quella disponibile negli anni scorsi.
Il problema per i Paesi europei, in caso di un inverno particolarmente rigido, non sarà necessariamente quello di rimanere fisicamente senza gas, bensì quello di doverlo comprare a prezzi molto più elevati se la domanda dovesse aumentare mentre l’offerta si riduce.
Perché in Italia il rincaro del gas può arrivare rapidamente in bolletta
Per comprendere quali saranno gli effetti di questi aumenti sulle tasche dei consumatori è necessario distinguere tra il prezzo del gas all’ingrosso e quello pagato dalle famiglie. Nel primo caso parliamo del prezzo che si forma sul mercato energetico quando il gas viene acquistato e venduto prima di arrivare al consumatore finale. Se questo aumenta, non significa necessariamente che aumenti immediatamente anche il costo in bolletta.
Entrano infatti in gioco i contratti e il modo in cui vengono aggiornate le tariffe. In alcuni Paesi europei, come Germania e Austria, sono molto comuni i contratti a prezzo fisso della durata di 12 o 24 mesi. In questi casi i consumatori sono protetti temporaneamente da un’impennata del prezzo all’ingrosso perché, fino alla scadenza del contratto, continueranno a pagare la stessa cifra.
La situazione è diversa in Italia, Francia e Spagna, dove il trasferimento delle variazioni del prezzo all’ingrosso ai prezzi al dettaglio può essere molto più rapido. In questi Paesi, secondo Oxford Economics, l’adeguamento può avvenire nell’arco di circa un mese.
Il rincaro dell’energia potrebbe poi aumentare i costi di imprese e trasporti, con effetti anche sui prezzi di beni e servizi. Secondo Oxford Economics, nello scenario di un inverno particolarmente rigido e di un forte aumento dei prezzi energetici, l’inflazione potrebbe superare il 3,5% a fine 2026 e restare sopra il 3% anche nel 2027.