Carbone, perché le centrali europee restano spente anche con il gas a 74 euro

Sergio Giraldo

1 Ottobre 2026 - 17:28

Il gas costa caro e gli stoccaggi sono bassi, però l’Ue non aumenta il carbone. Mancano i fornitori e il tempo.

Carbone, perché le centrali europee restano spente anche con il gas a 74 euro

Con gli stoccaggi di gas che a fine settembre faticano a riempirsi e il Ttf olandese intorno ai 74 euro al megawattora (01/10/2026 ore 17:30), ci si aspetterebbe di vedere le utility europee tornare al carbone, come accadeva regolarmente fino a qualche anno fa ogni volta che il metano diventava troppo caro. Le importazioni di carbone nell’Unione sono invece rimaste basse anche nel terzo trimestre e, secondo la banca d’affari londinese Panmure Liberum, difficilmente aumenteranno prima della primavera.

Le condizioni per tornare al carbone ci sarebbero

Gli analisti ammettono di essere stati fra quelli che scommettevano su una corsa europea al carbone. Il gas russo via tubo è ormai quasi assente dal mercato europeo, le esportazioni del Qatar sono state colpite dalla guerra fra Stati Uniti e Iran e sul gas liquefatto americano la concorrenza dei compratori asiatici si è fatta più aggressiva.

In Germania i margini delle centrali a carbone hanno superato quelli delle centrali a gas e nella Ue, stima la banca, ci sono fra 40 e 80 gigawatt di capacità a carbone ferma o inutilizzata, equivalenti a 60-90 milioni di tonnellate di importazioni l’anno.

Vent’anni di uscita dal carbone

Per spiegare l’assenza di reazione occorre tornare indietro di due decenni. In questo arco di tempo il carbone ha perso metà del suo peso nei consumi energetici dell’Unione, scendendo al 14% nel 2025, mentre Germania e Belgio riducevano il nucleare dopo Fukushima.

Ne è uscito un sistema che per la produzione di base si regge sul gas, affiancato da rinnovabili costose, e che dopo le sanzioni alla Russia ha dovuto sostituire il gas via tubo con gas liquefatto più caro e meno affidabile. I costi dell’elettricità che ne derivano stanno indebolendo l’industria europea e la sua capacità di competere.

Chiudendo le centrali l’Europa ha perso per strada anche i fornitori, a cominciare da quelli di casa, visto che le miniere di Germania e Polonia estraggono la metà di vent’anni fa. Sul mercato internazionale il carbone russo è escluso dalle sanzioni del 2022, e la Colombia, che per anni ha rifornito le centrali europee, si prepara a chiudere la propria industria dell’export. Gli analisti osservano poi che il ritiro europeo ha ridotto i capitali disponibili per nuove miniere nel mondo e ha fatto salire il costo dei finanziamenti legati al carbone.

Perché il ritorno al carbone oggi costa troppo

Oggi un’utility europea troverebbe carbone quasi soltanto sul mercato a pronti, dato che buona parte degli scambi internazionali è legata a contratti di lungo periodo o serve i mercati locali, e un compratore che si presenta solo nei momenti di crisi deve mettere in conto premi consistenti. Sul calcolo pesano anche le quote di emissione Ets, oltre gli 85 euro per tonnellata di CO2 e salite insieme al prezzo del gas, perché il carbone emette di più per ogni chilowattora e il passaggio comporterebbe per le centrali un costo del carbonio più alto.

Secondo la banca, inoltre, servirebbero da tre a sei mesi per verificare e rimettere in servizio gli impianti fermi e per riattivare gli acquisti dai possibili fornitori, soprattutto Stati Uniti e Canada oltre all’Indonesia. Con il quarto trimestre già iniziato, per un cambio significativo è probabilmente tardi.

La scommessa di Bruxelles e l’effetto sui mercati asiatici

Sembra dunque che quindi che Bruxelles punti su una fine della guerra che liberi il gas qatariota e su un inverno mite, contando anche su una domanda industriale contenuta (la crescita del Pil europeo è stimata allo 0,8% nel 2026). Il mercato del carbone però non resta fermo.

Comprando più gas liquefatto, l’Europa spinge i concorrenti asiatici a spostarsi almeno in parte sul carbone e secondo la banca questo effetto indiretto sta già sostenendo scambi e prezzi. Il carbone australiano di riferimento quota 145 dollari la tonnellata, contro una media di 106 nel 2025.

Gas, il picco dei prezzi atteso tra dicembre e gennaio

Sul gas gli analisti prevedono tensioni rialziste in Europa e in Asia per tutto il quarto trimestre, con il picco dei prezzi fra dicembre e gennaio, quando nell’emisfero nord cominciano i prelievi dagli stoccaggi. Germania e Paesi Bassi, insieme al Regno Unito, sono indicati come i paesi più esposti a eventuali carenze.